Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 991 del 18/12/2015


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 991 Anno 2016
Presidente: DI TOMASSI MARIASTEFANIA
Relatore: DI GIURO GAETANO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE
DI CATANZARO
nei confronti di:
ADDUCI FABIO N. IL 23/03/1975
avverso l’ordinanza n. 467/2015 TRIB. LIBERTA’ di CATANZARO,
del 14/07/2015
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GAETANO DI GIURO;
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Data Udienza: 18/12/2015

RITENUTO IN FATTO

1.

Con ordinanza del 14.7.2015, depositata il 17.7.2015, il

Tribunale del riesame di Catanzaro, ha rigettato l’appello avanzato dal
Pubblico Ministero avverso l’ordinanza emessa dal GIP del Tribunale di
Paola con la quale veniva rigettata la richiesta, ex art.276 c.p.p., di

del divieto di dimora nel comune di Santa Maria del Cedro.
L’ordinanza del Tribunale di Catanzaro, invero, in sintonia con la
decisione del GIP, rilevava che all’incontestabilità della violazione della
prescrizione inerente al divieto di dimora, da parte dell’Adduci, che veniva
sorpreso in Santa Maria del Cedro nonostante gli fosse proibito di
accedervi, non corrispondeva un’entità dell’infrazione tale da giustificare
la sostituzione della misura cautelare invocata. E ciò per l’occasionalità di
detta infrazione, commessa il 5 maggio 2015 in violazione di un divieto di
dimora applicato con ordinanza del 16 agosto 2014 (e quindi quasi un
anno prima), e per la considerazione che l’Adduci “si trovasse in Santa
Maria del Cedro, in pieno giorno, da solo, a piedi, su una strada statale e
quindi di grande comunicazione, con conseguente offerta di “visibilità” da
parte dell’indagato alle forze dell’ordine”. Circostanze, secondo il collegio
a quo, che non solo fanno ritenere verosimile che si sia trattato di un
mero “sconfinamento”, come invocato dal trasgressore (il quale lo
motivava con la necessità di un colloquio col proprio difensore), che,
“pure non autorizzato e perciò ingiustificato”, sarebbe meno grave di
“una ipotesi di totale dispregio al comando del giudice”, ma che
comunque, “nella unitaria valutazione, attenuano di molto la
“pericolosità” dell’infrazione al disposto del giudice”. E soprattutto che secondo l’ordinanza impugnata, che sottolinea come la mera violazione
degli obblighi inerenti ad una misura cautelare non implichi, ai sensi
dell’art.276, comma 1, c.p.p., l’automatica applicazione di una misura
più grave, rimessa alla valutazione discrezionale del giudice della cautela
– non inducono a ritenere la misura del divieto di dimora inadeguata alle
esigenze cautelari considerate all’atto dell’applicazione della stessa
(pericolo di reiterazione della condotta criminosa nei confronti della
vittima).

1

/

applicazione ad Adduci Fabio della custodia cautelare in carcere in luogo

2. Avverso la summenzionata ordinanza ha proposto ricorso per
cassazione il Pubblico Ministero presso il Tribunale di Paola, adducendo
violazione dell’art. 276 cod. proc. pen., in relazione all’art.606 lett.b) cod.
proc. pen. Lamenta il ,Sbikidettft PM che l’incontestabile violazione
commessa dall’Adduci, concernente il nucleo centrale dell’ordinanza
impositiva della misura con cui gli si imponeva di non ritornare sul luogo
del delitto, non può essere derubricata a mera distrazione e nella sua

delinquenziale, renderebbe del tutto inadeguata la misura in atti e
doveroso un sostanziale aggravamento.

3. Il difensore dell’Adduci ha depositato memoria difensiva, in cui
ha chiesto la dichiarazione dell’inammissibilità del ricorso del PM, in
quanto fondato su motivi diversi da quelli consentiti dalla legge.

4.

Il Procuratore Generale presso questa Corte ha chiesto

l’annullamento dell’ordinanza impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Inammissibile è il ricorso del PM, in quanto a fronte delle
dettagliatissime, congrue e logiche argomentazioni svolte dal Tribunale
del riesame summenzionato in relazione all’entità, ai motivi e alle
circostanze della violazione, in conformità al disposto dell’art.276 co.1
cod. proc. pen. – che si assume violato – il quale rimette alla valutazione
discrezionale del giudice della cautela la applicazione di una misura più
grave in luogo di quella le cui prescrizioni non sono state osservate,
oppone l’inadeguatezza della misura in atto, per esserne stato violato il
nucleo centrale, e la “doverosìtà”, nel caso di specie, dell’aggravamento
invocato.
In presenza, pertanto, di una coerente valutazione di merito immune da
vizi logico-giuridici, del tutto conforme al paradigma normativo sopra
indicato e quindi resistente allo scrutinio di legittimità, non può costituire
vizio deducibile davanti a questa Corte la prospettazione di una diversa
valutazione delle risultanze degli atti celata sotto forma di “violazione di
legge”, in quanto esula dai poteri del giudice di legittimità quello della
“rilettura” degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione

2

gravità, espressiva di refrattarietà alle regole ed inclinazione

(Cass., sez. 3, del 24-11-2010 dep. il 2-2-2011, n.3833), dovendosi lo
stesso limitare a controllare, anche quando è lamentata un’erronea
applicazione della legge penale (atteso che, comunque, detto vizio pone
in connessione il diritto con la vicenda fattuale oggetto del
procedimento), se la motivazione dei giudici di merito sia intrinsecamente
razionale e capace di rappresentare e spiegare l’iter logico seguito (ex
plurimis: Cass., sez. 2, del 10 ottobre 2008, n. 38803), se, quindi, sia

di apprezzamento (Cass. Sez. 2, n. 32839 del 09/05/2012, depos. il
21/08/2012) 1 e,0

J

v,„
P. Q. M.

Dichiara inammissibile il ricorso.
Così deciso in Roma il 18 dicembre 2015.

compatibile con il senso comune e con i limiti di una plausibile opinabilità

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