Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 986 del 17/12/2013


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 986 Anno 2014
Presidente: FOTI GIACOMO
Relatore: SERRAO EUGENIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PERRUCCI VINCENZO N. IL 14/12/1963
avverso la sentenza n. 2038/2007 CORTE APPELLO di GENOVA, del
11/10/2012
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 17/12/2013 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. EUGENIA SERRAO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.>44/09-,,Q2c2
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che ha concluso per
O ‘11/g-e 3 C-0—A-o

,e

i o, per la parte civile, l’Avv
Udit i difensor Ay

Data Udienza: 17/12/2013

RITENUTO IN FATTO
1. In data 25/06/2007 il Tribunale di La Spezia ha affermato la penale
responsabilità di Perrucci Vincenzo in ordine al reato di cui all’art.73, comma 5,
d.P.R. 9 ottobre 1990, n.309 per aver detenuto 37 grammi di sostanza
stupefacente di tipo hashish, divisa in tre pezzi e custodita sulla propria persona,
contenente un quantitativo di principio attivo Delta THC pari a 2035 milligrammi.
Con la recidiva reiterata, specifica ed infra quinquennale.
2. L’11/10/2012 la Corte di Appello di Genova ha confermato la sentenza di

in più pezzi e la diversa localizzazione degli stessi sulla persona dell’imputato,
oltre alla circostanza che non fosse stata accertata la sua tossicodipendenza ma
la semplice positività agli stupefacenti e che il prevenuto non avesse fornito una
credibile giustificazione circa la ragione per cui transitava per la pubblica via con
lo stupefacente stesso occultato sulla propria persona, rendessero non credibile
l’affermata destinazione dello stupefacente sequestrato all’uso personale; la
Corte territoriale rigettava la domanda di elisione della recidiva e di concessione
delle attenuanti generiche sulla scorta dei precedenti penali dell’imputato,
condannato per rissa, porto d’armi e ricettazione nonché per un precedente
specifico anteriore di soli due anni, e riteneva infondato l’appello per la mancata
prevalenza sulla recidiva dell’attenuante speciale di cui al comma 5 dell’art.73
T.U. stup. sul presupposto che il fatto di lieve entità configurasse una circostanza
attenuante ad effetto speciale che non si sottrae al giudizio di comparazione con
l’aggravante eventualmente contestata, nella specie la recidiva.
3. Ricorre per cassazione Vincenzo Perrucci, a mezzo di atto sottoscritto dal
difensore, sulla base dei seguenti motivi:
a) violazione dell’art. 606, comma 1, lett. c) ed e) cod.proc.pen. in relazione
all’art.73 T.U. stup. e relativo vizio motivazionale per avere la sentenza
affermato la colpevolezza dell’imputato pur in mancanza di prova sulla
destinazione dello stupefacente ad uso non esclusivamente personale,
censurando la sentenza per aver valorizzato quale criterio esaustivo ai fini della
condanna il solo dato ponderale, ponendo a carico dell’imputato l’onere di
provare la detenzione della droga per uso personale.
b) violazione di legge ai sensi degli artt.69,99 cod.pen. e art.73, comma 5,
T.U. stup. per avere la Corte territoriale omesso di fare riferimento, nel ritenere
che non fosse possibile escludere la recidiva, a criteri diversi dalla mera
esistenza di precedenti penali; la Corte territoriale, secondo il ricorrente, sarebbe
poi incorsa in vizio motivazionale, omettendo di valutare se la riconosciuta
attenuante della speciale tenuità potesse prevalere, data l’esiguità del fatto in
contestazione, sulla recidiva, in relazione alla quale la Corte Costituzionale, con
2

primo grado, ritenendo che la quantità (equivalente ad 81 dosi), la suddivisione

sentenza n. 251 del 5/11/2012, ha affermato la possibilità di operare un giudizio
di bilanciamento senza vincoli concludendo nel senso dell’applicabilità
dell’attenuante di cui all’art. 73, comma 5, T.U. stup. anche in regime di
prevalenza sulla contestata recidiva.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il primo motivo di ricorso è manifestamente infondato.
1.1. La Corte territoriale, contrariamente a quanto si sostiene nel ricorso,

dello stupefacente sequestrato all’uso personale, enunciando sulla base di quali
altri elementi ha ritenuto provata la destinazione della sostanza a fini diversi
dall’uso personale.
1.2. Il giudice del merito, con argomentazioni esaustive, compiute e prive di
vizi logici e giuridici, ha in ogni caso fatto buon governo del principio più volte
affermato da questa Corte in relazione all’art.73 T.U. stup. secondo il quale il
dato ponderale assume rilievo per la valutazione della destinazione della
sostanza detenuta (Sez. 6, n. 6575 del 10/01/2013,Mansi, Rv. 254575;
Sez. 4, n. 39268 del 25/09/2008, Manca, Rv. 241986), non ignorando il
temperamento della più recente giurisprudenza di legittimità in base al quale lo
1-bis, T.U.

scostamento dai limiti tabellari previsti dall’attuale art.73, comma

stup. non costituisce prova determinante ma mero elemento sintomatico della
destinazione a terzi della sostanza e, insieme ad altre circostanze dell’azione,
incluso il numero di dosi ricavabile, può, sul piano dell’interpretazione della
norma e della logicità dell’apprezzamento, fondare una conclusione di merito
quale quella fatta propria da entrambi i Giudici dei primi due gradi di giudizio,
sottraendola a censure in questa sede di legittimità
(Sez. 6, n. 11025 del 06/03/2013,

De

Rosa,

Rv. 255726;

Sez. 6, n.12146 del 12/02/2009, P.M. in proc. Delugan, Rv. 242923).
2. Il secondo motivo di ricorso è in parte fondato e merita accoglimento nei
termini che seguono.
2.1. In merito all’applicazione della recidiva, la Corte territoriale ha
giustificato la conferma della pronuncia del giudice di primo grado non solo sulla
base del generico rilievo dei precedenti penali dell’imputato ma analizzando tanto
la qualità dei reati in precedenza commessi, quanto la distanza temporale del
precedente specifico rispetto al reato in esame. Giova ricordare, in linea con
quanto recentemente affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte (Sez. U, n.
5859 del 27/10/2011, dep. 15/02/2012, Marcianò, Rv. 251690) che sul giudice
del merito incombe uno specifico dovere di motivazione sia quando ritiene, sia
quando esclude la rilevanza della recidiva. Esclusi i casi di recidiva c.d.
3

non ha fatto riferimento esclusivo al dato ponderale per escludere la destinazione

obbligatoria, di cui al comma quinto dell’art. 99 cod. pen., il giudice può
attribuire effetti alla recidiva unicamente quando la ritenga effettivamente idonea
ad influire, di per sé, sul trattamento sanzionatorio del fatto per cui si procede;
ed è quindi, tenuto a verificare se il nuovo episodio criminoso sia “concretamente
significativo – in rapporto alla natura e al tempo di commissione dei precedenti
ed avuto riguardo ai parametri indicati dall’art. 133 cod. pen. – sotto il profilo
della più accentuata colpevolezza e della maggiore pericolosità del reo (Corte
Cost. sent. n.192 del 5/06/2007). In altri termini, è precipuo compito del giudice

sintomo di riprovevolezza e pericolosità, tenendo conto della natura dei reati, del
tipo di devianza di cui sono il segno, della qualità dei comportamenti, del
margine di offensività delle condotte, della distanza temporale e del livello di
omogeneità esistente fra loro, dell’eventuale occasionalità della ricaduta e di ogni
altro possibile parametro individualizzante significativo della personalità del reo e
del grado di colpevolezza, al di là del mero ed indifferenziato riscontro formale
dell’esistenza di precedenti penali.
2.2. Nel caso in esame la motivazione adottata dalla Corte distrettuale si
attiene ai sopra delineati principi, rendendo evidente l’infondatezza della
censura.
2.3. Risulta, tuttavia, del tutto omessa la motivazione in merito al diniego
del giudizio di prevalenza della recidiva sull’attenuante speciale di cui all’art.73,
comma 5, T.U. stup. La Corte si è limitata, in proposito, a riportare una
pronuncia del giudice di legittimità in cui si afferma che il fatto di lieve entità
configura una circostanza attenuante ad effetto speciale che non si sottrae al
giudizio di comparazione con la recidiva, omettendo di fornire congrua
motivazione sullo specifico motivo di appello. Tale omissione risulta ancora più
evidente a seguito della pronuncia di illegittimità costituzionale dell’art. 69
cod.pen. (Corte Cost., n.2512 del 5/11/2012) nella parte in cui prevede il divieto
di prevalenza della circostanza attenuante di cui all’art.73, comma 5, T.U. stup.
sulla recidiva di cui all’art.99, comma 4, cod.pen.
3. La sentenza impugnata deve, quindi, essere annullata limitatamente al
punto relativo al giudizio di bilanciamento della recidiva con l’attenuante di cui
all’art.73, comma 5, T.U. stup., rinviando ad altra sezione della stessa Corte di
Appello, chiamata nella specie a motivare in punto al richiesto giudizio di
prevalenza sulla recidiva di cui all’art.99, comma 4, cod. pen. dell’attenuante di
cui all’art.73, comma 5, T.U. stup.
P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata limitatamente al giudizio di comparazione tra
le circostanze e rinvia ad altra Sezione della Corte di Appello di Genova.
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del merito verificare in concreto se la reiterazione dell’illecito sia effettivo

Rigetta nel resto il ricorso.

Così deciso il 17/12/2013

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