Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 981 del 10/12/2014


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 981 Anno 2015
Presidente: ESPOSITO ANTONIO
Relatore: ALMA MARCO MARIA

SENTENZA
sul ricorso ex art. 428 cod. proc. pen. proposto dal Pubblico Ministero presso il
Tribunale di Marsala nel procedimento penale contro:

SAHA Roberto, nato a Bolzano il 2/7/1969
BUGLISI Gaetano, nato a Milazzo il 26/7/1974
MARTELLA Melo, nato a Patti il 26/7/1967
FAMA’ Roberta, nata a Mazzarrà Sant’Andrea il 26/11/1973
SCIMEMI Antonino, nato a Salemi il 26/11/1958
CARADONNA Vita Alba, nata a Milano il 2/2/1963
ANGELO Giuseppa, nata a Salemi il 28/2/1931
SCIMEMI Giacomo, nato a Salemi il 29/5/1984

avverso la sentenza n. 113/2014 in data 7/4/2014 del Giudice per le indagini
preliminari presso il Tribunale di Marsala,
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita la relazione svolta dal consigliere dr. Marco Maria ALMA;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.
Aurelio GALASSO, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;
udito il difensore dell’imputato SAHA Roberto, Avv. Francesco BAURO, che ha
concluso chiedendo dichiararsi l’inammissibilità del ricorso;
udito il difensore degli imputati FAMA’ Roberta e MARTELLA Melo, Avv. Donatella
MONDINI, che ha concluso chiedendo dichiararsi l’inammissibilità del ricorso;
udito il difensore degli imputati SCIMEMI Antonino e SCIMEMI Giacomo, Avv.
Simone FAIELLA, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;
udito il difensore degli imputati SCIMEMI Antonino, CARADONNA Vita Alba e
ANGELO Giuseppa, Avv. Raffaele BONSIGNORE, che ha concluso chiedendo
dichiararsi l’inammissibilità del ricorso o comunque rigettarsi lo stesso;

Data Udienza: 10/12/2014

RITENUTO IN FATTO
Con sentenza del 7/4/2014, all’esito dell’udienza preliminare il Giudice per le
indagini preliminari presso il Tribunale di Marsala ha dichiarato non luogo a
procedere nei confronti di SAJIA Roberto, BUGLISI Gaetano, MARTELLA Melo,
FAMA’ Roberta, SCIMEMI Antonino, CARADONNA Vita Alba, ANGELO Giuseppa e

il fatto non sussiste.
Contestualmente il Giudice ha ordinato il dissequestro e la restituzione agli
imputati dei beni agli stessi rispettivamente sequestrati a seguito dell’ordinanza
del Giudice per le indagini preliminari di Marsala in data 10/10/2012.
Gli imputati erano chiamati a rispondere (in base anche ad imputazioni separate)
del reato di concorso in riciclaggio (artt. 110, 648-bis, cod. pen.) nonché i soli
SAJIA Roberto, BUGLISI Gaetano, MARTELLA Melo e FAMA’ Roberta, anche del
reato di cui agli artt. 61 n. 2, 110 cod. pen. e 12-quinquies d.l. 306/92 (capo b
della rubrica delle imputazioni). I fatti in contestazione risalgono agli anni 2008 e
2009.
Va detto subito, al fine di meglio comprendere la problematica giuridica che con
il ricorso del quale si dirà a breve è stata sollevata, che la decisione del Giudice
per l’udienza preliminare di Marsala si fonda sostanzialmente sull’osservazione
che i delitti-presupposto rispetto a quello di riciclaggio devono essere consumati
in epoca anteriore al reato stesso.
Orbene, ha rilevato il Giudice, le operazioni economico-finanziarie riassunte in
sentenza e che hanno portato alla formulazione delle imputazioni di riciclaggio ed
a quella “consequenziale” di violazione dell’art. 12-quinquies del d.l. 306/92 sono
anteriori al perfezionarsi dei delitti-presupposto in quanto:
a) le somme provento dei reati fiscali sarebbero divenute illecite al momento del
perfezionamento degli stessi, con la conseguenza che il delitto di cui all’art. 5
della d.lgs. 74/2000 di omessa presentazione della dichiarazione annuale dei
redditi relativa al periodo di imposta 2007 del quale una delle società interessate
(la LUNIX s.a., società estera ma soggetta a tassazione in Italia e riconducibile a
tale NICASTRI Vito nei confronti del quale si procede separatamente) sarebbe
stata obbligata per effetto dell’acquisizione di una plusvalenza tassabile, si è
perfezionato (non essendo concepibile la forma del delitto tentato) allo spirare
del termine per la presentazione della dichiarazione stessa e quindi in un

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SCIMEMI Giacomo in ordine ai reati loro rispettivamente ascritti in rubrica perché

momento successivo alle movimentazioni economiche (anche “esterovestite”)
indicate nelle imputazioni;
b) il reato di tentata truffa aggravata ai danni dello Stato – che costituirebbe
l’ulteriore reato presupposto e che si sarebbe comunque consumato anche in
questo caso al momento della scadenza del termine per la presentazione della
dichiarazione dei redditi – non sarebbe configurabile stante il rapporto di
specialità affermato dalla costante giurisprudenza dei reati in materia fiscale

Ricorre per Cassazione avverso la predetta sentenza il Pubblico Ministero di
Marsala, deducendo con un unico articolato motivo la inosservanza e l’erronea
applicazione della legge penale (ex art. 606, comma 1, lett. b, cod. proc. pen.)
nonché la mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione
(ex art. 606, comma 1, lett. e, cod. proc. pen.).
Infatti, il ricorrente, dopo aver premesso di concordare con il Giudice di prime
cure sul fatto che il termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi
da parte della società LUNIX s.a. veniva a scadere al 30/9/2008, con la
conseguenza che solo a quella data si è perfezionato il reato fiscale in capo al
NICASTRI (nei confronti del quale, come detto, si procede separatamente) ha
però rilevato quanto segue:
1) Se si volesse concordare con l’impostazione seguita dal Giudice per le indagini
preliminari e, quindi, escludere la possibilità di configurazione del reato di
riciclaggio anteriormente alla definizione giuridica dell’evasione fiscale per
omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, la condotta degli imputati
che hanno posto in essere le movimentazioni economiche descritte nei capi di
imputazione non potrebbe che ricondursi nell’ipotesi di concorso nel reato fiscale.
Nell’ipotesi in cui, però, non fosse provato che gli imputati abbiano assunto un
accordo con il NICASTRO sul riciclaggio dei proventi del (futuro) reato
presupposto, non potrà che essere agli stessi contestata la violazione dell’art.
648-bis cod. pen. la cui data di consumazione dovrà essere fatta slittare al
30/9/2008, epoca in cui le operazioni di storno avevano già raggiunto un grado
di perfezionamento assai significativo quanto alla possibilità di loro
individuazione e recupero. Diversamente opinando le condotte descritte nelle
imputazioni rimarrebbero confinate in una sorta di limbo penale.
2) Quanto al fatto che il Giudice per le indagini preliminari ha ritenuto anche il
reato di truffa assorbito nelle violazioni fiscali, ciò è frutto di una interpretazione
fuorviante degli arresti giurisprudenziali in materia.

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rispetto allo stesso.

Infatti, il principio di assorbimento della truffa nella fattispecie tributaria è stato
riconosciuto nelle ipotesi della tipica frode di cui agli artt. 2 e 8 del d.lgs.
74/2000 ma non nel caso della semplice omissione della dichiarazione dei redditi
di cui all’art. 5 del medesimo decreto legislativo. Essendo infatti quest’ultima
fattispecie priva di connotati fraudolenti ciò non la rende incompatibile con il
concorrente reato di truffa ai danni dell’Erario. In sostanza la Corte di legittimità
ha affermato che l’assorbimento della truffa nella violazione tributaria opera nei

l’evasione o l’elusione della condotta tributaria non quando, invece, dalla
condotta derivi un profitto ulteriore e diverso rispetto all’evasione fiscale.
In realtà – prosegue il ricorrente – nel caso in esame è emerso che i presunti
autori dell’illecito siano anche altri soggetti oltre al NICASTRO con la
conseguenza che costoro si sarebbero resi responsabili del reato di
appropriazione indebita (consistita nella fraudolenta acquisizione dell’intera
plusvalenza e non solo del tributo evaso) ai danni della società LUNIX e, assai
verosimilmente, anche del reato di false comunicazioni sociali in danno della
medesima società, reati commessi all’evidenza in epoca anteriore rispetto a
quella in cui sono state consumate le operazioni di riciclaggio.
Ancora, fondatamente ipotizzabile, è la consumazione in territorio estero
(Lussemburgo) delle violazioni fiscali a carico della LUNIX. Tutto ciò alla luce
dell’orientamento giurisprudenziale secondo il quale ai fini della configurabilità
del reato di riciclaggio non sono richiesti né l’esatta individuazione, né
l’accertamento giudiziale del delitto presupposto, essendo sufficiente che lo
stesso risulti, alla stregua degli elementi di fatto acquisiti ed interpretati secondo
logica, almeno astrattamente configurabile.
I difensori di SCIMEMI Antonino, CARADONNA Vita Alba ed ANGELO Giuseppa, il
difensore anche di SCIMEMI Giacomo, nonché il difensore di BUGLISI Gaetano,
hanno fatto pervenire in cancelleria rispettivamente in data 25/11/2014, in data
4/12/2014 ed in data 3/12/2014 memorie difensive con le quali sostanzialmente
contestano sotto vari profili le argomentazioni contenute nel ricorso del Pubblico
Ministero.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il primo profilo di ricorso è manifestamente infondato.
Ritiene, infatti, l’odierno Collegio, che il Giudice di prime cure abbia fatto corretto
governo della norma di cui all’art. 648-bis cod. pen. nel momento in cui ha
ritenuto, anche sulla base del dato testuale della citata norma di legge, che il

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soli casi nei quali la condotta incriminata abbia avuto come mera finalità

delitto presupposto deve essersi perfezionato in epoca anteriore rispetto a quello
di riciclaggio.
Il riferimento contenuto nell’art. 648-bis cod. pen. a denaro, beni o altre utilità
“provenienti da delitto” non consente altra interpretazione che quella di ritenere
che il “delitto” (presupposto) sia già stato consumato altrimenti dette cose non
potrebbero aver assunto detta specifica caratteristica richiesta dalla legge.
Né, d’altro canto, in situazioni come quella che in questa sede ci occupa si

un’azione di sostituzione o trasferimento di denaro prima che lo stesso assuma le
caratteristiche di provenienza da delitto e la cui soglia di consumazione venga
posticipata al momento in cui, per effetto della omessa presentazione della
dichiarazione dei redditi, tale condizione venga a verificarsi.
Ne consegue che per configurarsi il riciclaggio è necessario che la sostituzione od
il trasferimento del denaro (o degli altri beni od utilità indicati nella norma) che
caratterizza il momento consumativo del reato di cui all’art. 648-bis cod. pen.
avvenga in un momento in cui il delitto presupposto si è già perfezionato.
2. Anche il secondo profilo di ricorso è manifestamente infondato.
Si deve concordare anche in questo caso con la valutazione effettuata dal
Giudice di prime cure circa le problematiche inerenti il reato presupposto di
truffa.
Come evidenziato anche nella sentenza impugnata, le Sezioni Unite di questa
Corte Suprema (Sent. n. 1235 del 28/10/2010, dep. 19/01/2011, Rv. 248865)
hanno chiarito che “È configurabile un rapporto di specialità tra le fattispecie
penali tributarie in materia di frode fiscale (artt. 2 ed 8, D.Lgs. 10 marzo 2000,
n. 74) ed il delitto di truffa aggravata ai danni dello Stato (art. 640, comma
secondo, n. 1, cod. pen.), in quanto qualsiasi condotta fraudolenta diretta alla
evasione fiscale esaurisce il proprio disvalore penale all’interno del quadro
delineato dalla normativa speciale, salvo che dalla condotta derivi un profitto
ulteriore e diverso rispetto all’evasione fiscale”.
Di conseguenza il Giudice per le indagini preliminari, richiamando la motivazione
della sentenza impugnata, ha ritenuto una generale incompatibilità fra la
contestazione dei reati previsti dal d.lgs. 10 marzo 2000, n.74 e l’ipotesi di reato
ex art.640, comma 2, cod. pen.
In realtà va osservato che se non vi è dubbio che la lettura della massima che
sintetizza la decisione delle Sezioni Unite sopra menzionata si presta a
considerare il delitto previsto dal codice penale come soccombente rispetto alle

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potrebbe configurare una sorta di “riciclaggio anticipato” caratterizzato da

violazioni previste dalla normativa speciale in tema di violazioni tributarie, pur
tuttavia non può non rilevarsi che la citata sentenza delle Sezioni Unite
espressamente affronta il tema del rapporto di specialità fra il delitto ex art.640,
comma 2, cod. pen. e quello/quelli di “frode fiscale” avendo come riferimento
non tutte le disposizioni del citato D.Lgs., ma solo quelle che sanzionano la
presentazione di dichiarazione infedele e l’emissione di fatture per operazioni
inesistenti.

sentenza, cui si rinvia, può affermarsi che le Sezioni Unite hanno ritenuto che le
condotte ex art. 2 e art. 8, citati, comportando una fraudolenta esposizione di
costi e ricavi tali da alterare l’ammontare delle imposte dovuto dagli autori del
reato, contengono in sé tutti gli elementi propri della sottrazione di somme al
bilancio statale e, dunque, escludono che per tale sottrazione gli autori possano
rispondere anche ai sensi dell’art.640, comma 2, cod. pen.
Peraltro, ove fosse possibile un concorso tra il delitto di cui all’art. 5 d.lgs.
74/2000 e quello di truffa, quest’ultimo non potrebbe che ritenersi consumato
nel momento in cui il soggetto ha conseguito il profitto, momento che, ancora
una volta, verrebbe a coincidere con quello della omessa dichiarazione dei redditi
e che, per le stesse ragioni sopra indicate, sarebbe da ritenersi successivo a
quello di consumazione delle azioni costituenti il reato di riciclaggio.
Con riguardo, infine, agli altri “potenziali” reati-presupposto rispetto a quello di
riciclaggio, il Pubblico Ministero ricorrente, rendendosi all’evidenza conto della
“debolezza” dell’impalcatura accusatoria costruita nei confronti degli imputati,
tenta di giustificare la sussistenza del contestato reato di cui all’art. 648-bis cod.
pen. (e per l’effetto di accreditare il vizio della sentenza impugnata)
richiamandosi agli arresti giurisprudenziali secondo i quali ai fini della
configurabilità del reato di riciclaggio non sono richiesti né l’esatta individuazione
né l’accertamento giudiziale del delitto presupposto, essendo sufficiente che lo
stesso risulti, alla stregua degli elementi di fatto acquisiti ed interpretati secondo
logica, almeno astrattamente configurabile e quindi “ipotizza” la sussistenza di
altri reati (appropriazione indebita, evasione fiscale all’estero, false
comunicazioni sociali) che a suo dire, emergerebbero dagli atti.
Tuttavia da un lato non si comprende perché il Pubblico Ministero qualora avesse
ravvisato altri reati non ha provveduto ad effettuarne le contestazioni invece che
limitarsi ad ipotizzarne la sussistenza nel ricorso e, dall’altro, qualora detti reati
non fossero contestabili per ragioni processuali agli imputati od a terzi, non può
non rilevarsi che, in violazione del principio giurisprudenziale

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Senza che sia necessario riportare qui la parte rilevante della motivazione della

delrautosufficienza” del ricorso il Pubblico Ministero non ha fornito a questa
Corte Suprema alcun elemento “di fatto” (che vada al di là delle mere ipotesi)
per effettuare tale valutazione, trattandosi di elementi che non sono indicati nella
sentenza impugnata, né nei capi di imputazione ed in relazione ai quali il
ricorrente non ha provveduto a richiamare o ad allegare alcun supporto
documentale.

inammissibile.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero.

Così deciso in orna il giorno 10 dicembre 2014.

Per le considerazioni or ora esposte, dunque, il ricorso deve essere dichiarato

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