Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 973 del 11/12/2013


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 973 Anno 2014
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: MARINI LUIGI

SENTENZA
sul ricorso proposto da

ROCCO Massimiliano, nato a Napoli il 24/4/1969
avverso l’ordinanza del 30/5/2013 del Tribunale di Grosseto, che ha confermato
il decreto di se q uestro emesso dal Pubblico ministero in sede in data 11/4/2013
in relazione al reato previsto dall’art.1, comma 1, lett.f), della le gg e 7 febbraio
1992, n.150 ;
visti g li atti, il provvedimento impu g nato e il ricorso ;
udita la relazione svolta dal consi g liere Lui g i Marini ;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

g enerale,

Gioacchino Izzo, che ha concluso chiedendo annullarsi l’ordinanza con rinvio.

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza del 30/5/2013 il Tribunale di Grosseto ha confermato il
decreto di se q uestro emesso dal Pubblico ministero in sede in data 11/4/2013 in
relazione al reato previsto dall’art.1, comma 1, lett.f), della le gg e 7 febbraio
1992, n.150 con ri g uardo alla detenzione di un animale, pappa g allo “Amazzona
Bardadentis”, detenuto in assenza della documentazione CITES necessaria e del
prescritto inanellamento.

Data Udienza: 11/12/2013

2. Avverso tale decisione il sig. Rocco propone ricorso in sintesi
lamentando:
a.

errata applicazione di legge ex art.606, lett.b) cod. proc. pen. per avere il
Tribunale omesso di considerare che la condotta contestata al ricorrente non
integra alcuna ipotesi di reato, non sussistendo un obbligo di segnalazione o
richiesta di autorizzazione al di fuori dei casi (importazione, esportazione,
transito, nascita in cattività o commercio) indicati negli artt.4-8 del
Regolamento n.338/97 CE del Consiglio del 9 dicembre 1996, e successive

sanzione amministrativa;
b.

vizio di motivazione ai sensi dell’art.606, lett.e) cod. proc. pen. per avere il
Tribunale omesso di dare risposta alla questioni oggetto del primo motivo,
erroneamente considerando prospettate questioni di fatto e non di diritto ed
erroneamente rinunciando all’esame della documentazione acquisita
contenente la prova della legittimità dell’origine della detenzione dell’animale
(affidamento di animale rinvenuto dalla G.d.F. in data 8/4/1998).

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. La Corte ritiene che il ricorso meriti accoglimento.
2.

Il ricorrente ha fornito un inizio di prova circa la legittimità

dell’acquisizione dell’animale rinvenuto in sede di controllo; legittimità che
sembra allo stato emergere dal verbale di affidamento.
3. Ora, non vi è dubbio che nel caso sussista la piena prova della regolare
acquisizione di un animale, circostanza che esclude l’esistenza anche solo
potenziale di forme di commercio illecito o di detenzione illegale, sia applicabile
la meno grave previsione dell’art.5, comma 5, della legge n.150 del 1993, che
individua come conseguenza la sola sanzione amministrativa (si veda Sez.3,
n.2966 del 2004, udienza del 10/12/2003, Sarra).
4. Posto che l’ordinanza impugnata non ha affrontato i profili ora ricordati e
non ha reso motivazione in ordine alla ipotesi prospettata dalla difesa; e posto
che non può considerarsi motivazione in linea coi doveri del giudice del riesame
quella in cui viene rifiutata l’analisi degli atti invocata dalla difesa in quanto
“anticipazione del merito” e in quanto tali atti si troverebbero “in mezzo alla
cospicua documentazione oggetto del sequestro”, l’ordinanza deve essere
annullata con rinvio al Tribunale per nuovo esame.

2

modificazioni, e comportante eventualmente la irrogazione della sola

4

P.Q.M.

Annulla l’ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Grosseto.

Così deciso il 11/12/2013

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