Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 971 del 11/12/2013


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 971 Anno 2014
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: MARINI LUIGI

SENTENZA
sul ricorso proposto da

GIACHINO Anna Elisabetta, nata a Torino il 31/3/1962
avverso l’ordinanza del 13/2/2013 del Giudice delle indagini preliminari del
Tribunale di Ivrea, che ha rigettato la richiesta di restituzione nei termini per
proporre opposizione avverso il penale di condanna notificatole;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Luigi Marini;
lette le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale, Elisabetta Cesqui, che ha concluso chiedendo dichiararsi inammissibile
il ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1.

Con ordinanza del 13/2/2013, il Giudice delle indagini preliminari del

Tribunale di Ivrea ha rigettato la richiesta avanzata dalla sig.ra Giachino al fine
di essere restituita nei termini per proporre opposizione avverso il penale di
condanna notificatole.
2. Avverso tale decisione la sig.ra Giachino propone ricorso in sintesi
lamentando:
a. Errata applicazione di legge ex art.606, lett.b) cod. proc. pen. per avere il
Giudice delle indagini preliminari omesso di considerare che la ricorrente

Data Udienza: 11/12/2013

ebbe conoscenza del decreto penale e del suo contenuto non allorché fu
collocato nella cassetta delle lettere l’avviso di deposito, ma solo in data
21 dicembre 2012 e che ella provvide immediatamente ad assolvere
l’obbligo contributivo oggetto di contestazione e mai portato a sua
conoscenza anteriormente per omessa notifica dell’atto amministrativo a
causa della mutata residenza

1.

Emerge dagli atti che del decreto penale di condanna la parte ebbe

notizia in data 5 dicembre 2012 allorché le fu comunicata la giacenza dell’avviso,
poi ritirato soltanto in data 21 dicembre; in data 24 dicembre 2012 la sig.ra
Giachino propose opposizione, dichiarata inammissibile perché tardiva con
provvedimento del 29 gennaio 2013. Successivamente la sig.ra Giachino ha
presentato istanza di restituzione nel termine, depositata il giorno 31 gennaio
2013.
2. Ciò premesso in punto di fatto, la Corte ritiene di condividere il principio
fissato dalla Sez.4 con la sentenza n.3564 del 12/172012, Amendola, principio
sintetizzato come segue (rv 252669):

“È illegittimo il provvedimento di rigetto

dell’istanza di restituzione nel termine per proporre opposizione a decreto penale
di condanna fondato sul mero rilievo della regolarità formale della notificazione
dell’atto – nella specie avvenuta mediante servizio postale – in quanto detta
notifica, se non effettuata a mani dell’interessato, non può essere, di per sé sola,
ritenuta prova dell’effettiva conoscenza dell’atto da parte del destinatario, tanto
più ove quest’ultimo affermi di non averla ricevuta, deducendo a sostegno motivi
idonei. Pertanto, in tal caso, il giudice non può arrestarsi all’esame della, pur
ritenuta, ritualità formale della notifica ma deve esaminare la prospettazione
relativa alla mancanza di effettiva conoscenza dell’atto, considerato che l’art.
175, comma secondo, cod. proc. pen. – come modificato dal D.L. n. 17 del 2005,
conv. con modif. nella legge n. 60 del 2005 – ha sostituito alla prova della non
conoscenza del procedimento – che in passato doveva essere fornita
dall’interessato – una sorta di presunzione “iris tantum” di non conoscenza,
ponendo, in tal modo, a carico del giudice l’onere di reperire agli atti l’eventuale
prova positiva e, più in generale, di accertare se l’interessato abbia avuto
effettivamente conoscenza del provvedimento e abbia volontariamente e
consapevolmente rinunciato a proporre opposizione.”
3.

Si tratta di principio che, in linea con la decisione n.317 del 2009 della

Corte costituzionale,

attribuisce

rilevanza

2

all’effettiva

conoscenza

del

CONSIDERATO IN DIRITTO

provvedimento giudiziale rispetto alle forme di conoscenza presunta sulla base
del rispetto delle formalità di notificazione dell’atto.
Inoltre, deve ricordarsi che l’efficacia della notificazione a mezzo servizio
postale che non si risolva con la consegna al destinatario o a persona
equipollente, si perfeziona al maturare del termine di dieci giorni dal momento
del deposito presso il luogo di destinazione dell’avviso che informa dell’esistenza
dell’atto notificando e della possibilità di ritirarlo presso la casa comunale.
4. Sul punto deve essere richiamata la chiara ricognizione operata da Sez.1,

2. La notifica dell’estratto contumaciale della sentenza emessa nei suoi confronti
dalla Corte d’appello di Roma il 30 settembre 2009 non è avvenuta nei suoi
confronti ai sensi dell’art. 157 c.p.p. e cioè mediante consegna diretta dell’atto
all’imputato da parte dell’ufficiale giudiziario; ed è da ritenere che solo con tale
tipo di notifica è richiesto che l’ufficiale giudiziario, dopo il deposito dell’atto nella
casa comunale dove l’imputato ha l’abitazione, dia comunicazione all’imputato
dell’avvenuto deposito a mezzo di lettera raccomandata con avviso di
ricevimento; e che, inoltre, solo in tale ipotesi l’art. 157 c.p.p., comma 8,
stabilisce che “gli effetti della notificazione decorrono dal ricevimento della
raccomandata”.
3. Nella specie in esame la notifica del decreto penale ha invece avuto luogo nei
confronti del ricorrente con le modalità previste dall’art. 170 c.p.p., e cioè a
mezzo del servizio postale. Alla specie in esame sono pertanto applicabili le
diverse formalità previste dalla L. 20 novembre 1982 n. 890, art. 8, comma 2,
alla stregua del quale se l’agente postale non può recapitare il piego per
temporanea assenza del destinatario o per mancanza, inidoneità od assenza di
persone diverse dal destinatario medesimo, il piego viene depositato il giorno
stesso presso l’ufficio postale che ha curato la consegna; e del tentativo di
notifica del piego è data notizia al destinatario, a cura dell’agente postale
preposto alla consegna, mediante avviso in busta chiusa da spedire a mezzo di
raccomandata con avviso di ricevimento, con espresso invito al destinatario di
ritirare il piego a lui destinato entro il termine massimo di mesi sei e con
l’avvertimento, inoltre, che la notificazione si ha comunque per eseguita trascorsi
dieci giorni dalla data del deposito del piego.
4. Nella specie risultano essere state eseguite tutte le formalità innanzi descritte,
fra le quali l’avvenuta restituzione dell’avviso di ricevimento all’ufficio mittente,
con l’annotazione, in calce, della data dell’avvenuto deposito e dei motivi che
l’avevano determinato; dell’indicazione “atto non ritirato entro il termine di dieci
giorni”; nonché della data di restituzione.

3

n.2226 del 17/1/2011, Baratta, nella cui motivazione si legge:

5. Alla stregua delle disposizioni contenute nel citato L. n. 890 del 1982, art. 8,
comma 2, la decorrenza dei 10 giorni, trascorsi i quali la notifica si ha per
avvenuta, è fissata non con riferimento all’avvenuta ricezione, da parte del
destinatario della lettera raccomandata, con la quale il destinatario medesimo
viene informato delle attività svolte dall’agente postale, ma dalla data d’invio di
detta lettera raccomandata; e, nel caso in esame, dall’avviso di ricevimento in
atti emerge che tale seconda lettera raccomandata è stata ritualmente inviata;
dal che può desumersi che, nella specie, sono state osservate tutte le formalità

5. Ciò che rileva nel caso in esame è che in data 6 dicembre 2012 fu
depositato l’avviso alla parte dell’esistenza dell’atto notificando e della possibilità
per la destinataria di ritirarlo, così che è da quel momento che decorre il termine
di dieci giorni per il ritiro, termine al cui spirare la notificazione può dirsi
perfezionata anche in caso di mancato ritiro. Deve da tutto questo concludersi
per l’errata applicazione di legge da parte del Tribunale di Ivrea.
6. Così fissato il principio di diritto, occorre verificare quq risposta debba
darsi al ricorso. E infatti, osserva correttamente il Procuratore generale che la
proposizione della istanza di restituzione in termini non può essere considerata
ammissibile in quanto la parte vi ha provveduto in data 31 gennaio 2013, e
dunque oltre il termine di 30 giorni dall’effettiva conoscenza (21 dicembre 2012)
del decreto penale di condanna; osserva, altrettanto correttamente, che la parte
avrebbe dovuto, piuttosto, proporre impugnazione avverso la dichiarazione di
inammissibilità dell’opposizione.
7. L’errata individuazione dello strumento volto a porre rimedio all’errore
del Tribunale impedisce alla Corte di procedere all’accoglimento del ricorso;
ricorso che non può neppure essere diversamente qualificato, attesa la
ontologica differenza fra lo strumento dell’impugnazione dell’originario
provvedimento del Tribunale e quello, invece adottato, di richiesta per la
restituzione nei termini.
8. Alla luce delle considerazioni fin qui esposte il ricorso deve essere
respinto e la ricorrente condannata, ai sensi dell’art.616 c.p.p., al pagamento
delle spese del presente grado di giudizio.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso il 1/12/2013

previste dalla legge in materia di notificazione a mezzo posta.”

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