Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 958 del 25/11/2014


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 3 Num. 958 Anno 2015
Presidente: TERESI ALFREDO
Relatore: PEZZELLA VINCENZO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
CORRADO SIMONE N. IL 18/09/1981
avverso la sentenza n. 1880/2010 CORTE APPELLO di LECCE, del
23/01/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 25/11/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. VINCENZO PEZZELLA
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per j2, 1 0…4-~220,,,a-x_erito

Ce1222Q Ae/rtee/rae.
APfic’e2.(09-LQ ,

M

Udito, pe

parte civile, l’Avv

it i difensor Avv.

bte9e, vvt.

Data Udienza: 25/11/2014

RITENUTO IN FATTO
1.

La Corte di Appello di Lecce, pronunciando nei confronti dell’odierno ri-

corrente CORRADO SIMONE, con sentenza del 23.1.2013, in parziale riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Lecce l’ 8.6.2010, riconosceva le attenuanti
generiche e per l’effetto riduceva la pena inflitta ad anni 1 di reclusione ed e
4.000,00 di multa, confermava nel resto la sentenza.
Il Giudice di primo grado, all’esito di giudizio ordinario, aveva dichiarato
Corrado Simone colpevole del reato previsto dall’art. 73 co. 5 DPR 309/90, per la

divisa in cinque confezioni, per un totale di mg 762,112 di THC pari a circa 30,5
dosi, medie singole trattandosi di sostanza destinata ad uso non esclusivamente
personale, condannandolo alla pena di anni 1 e mesi 6 di reclusione ed euro
6.000,00 di multa, tenuto conto dell’attenuante di cui al co. 5 del D.P.R. 309/90,
oltre al pagamento delle spese processuali, con confisca di quanto in sequestro e
distruzione dello stupefacente. In Lecce il 25.5.2006

2. Avverso tale provvedimento ha proposto ricorso per Cassazione, personalmente, Corrado Simone, deducendo i motivi di seguito enunciati nei limiti
strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall’art. 173, comma
1, disp. att., cod. proc. pen.:
a. Violazione di legge in tema di onere della motivazione – vizio di motivazione.
Deduce il ricorrente che la Corte territoriale avrebbe omesso di esaminare e
motivare in ordine agli specifici motivi di appello, limitandosi a confermare
l’affermazione di colpevolezza.
In particolare il ricorrente aveva contestato l’esistenza di elementi di prova a
suo carico e, a suo parere, ritiene che dagli elementi emersi sarebbe stata posta
in serio dubbio la destinazione della droga a terzi.
b. Vizio di motivazione in relazione alla detenzione dello stupefacente finalizzato all’uso di terzi – Violazione di legge in tema di onere della prova.
L’imputato ritiene che la Corte avrebbe dato per scontata la circostanza della
destinazione alla spaccio della sostanza sequestrata, limitandosi ad affermare
che le dichiarazioni contrarie del ricorrente sarebbero state non credibili.
La sentenza farebbe riferimento al solo dato ponderale ed al sequestro di €
205,00.
Pertanto in mancanza di ulteriori circostanze idonee a dimostrare un uso diverso da quello personale andava esclusa, a detta del ricorrente la sussistenza
del reato.

2

detenzione di gr. 11,301 di sostanza stupefacente del tipo canapa indiana, sud-

Chiede, pertanto, l’accoglimento del ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1.

I motivi meglio illustrati in precedenza appaiono manifestamente

infondati e pertanto il proposto ricorso va dichiarato inammissibile.

2. Va premesso che non sussistono nel caso in esami problemi di determinazione della pena in relazione al nuovo testo dell’art. 73 V co. Dpr. 309/90
come sostituito dal decreto legge 20.3.2014 n. 36 conv. in I. 16.5.2014 n. 79 se-

uno dei fatti previsti dal presente articolo, che per i mezzi, le modalità o le circostanze dell’azione ovvero per la qualità e quantità delle sostanze è di lieve entità,
è punito con le pene della reclusione da sei mesi a quattro anni e della multa da
euro 1032 a euro 10.329″.
Si tratta, infatti, senz’altro di norma più favorevole rispetto a quella previgente (che prevedeva una pena detentiva 1 a 5 anni e, prima della novella del
2013, da 1 a 6 anni), ma va evidenziato che nel caso in esame la pena base da
cui il giudice è partito (anni uno e mesi sei di reclusione) è ricompresa nella “forbice” edittale anche della nuova norma.

3. Nel caso che ci occupa, siamo di fronte ad una doppia, conforme, affermazione di responsabilità, avendo la Corte territoriale modificato solo il trattamento sanzionatorio in ragione delle ritenute circostanze attenuanti generiche.
Come sì evince da quanto riportato a pag. 3 il giudice del gravame ha ritenuto di confermare e richiamare, in punto di responsabilità, la decisione del
primo giudice.
Ebbene, quanto alla doglianza secondo cui la Corte di Appello avrebbe recepito integralmente e acriticamente la motivazione dei giudici di prime cure va
ricordato che per giurisprudenza pacifica di questa Corte, in caso di doppia conforme affermazione di responsabilità, deve essere ritenuta pienamente ammissibile la motivazione della sentenza d’appello per relationem a quella
della sentenza di primo grado, sempre che le censure formulate contro la decisione impugnata non contengano elementi ed argomenti diversi da quelli
già esaminati e disattesi.
Il giudice di secondo grado, infatti, nell’effettuare il controllo in ordine alla
fondatezza degli elementi su cui si regge la sentenza impugnata, non è chiamato ad un puntuale riesame di quelle questioni riportate nei motivi di gravame,
sulle quali sì sia già soffermato il prima giudice, con argomentazioni che vengano
ritenute esatte e prive di vizi logici, non specificamente e criticamente censurate.
3

condo cui: “5. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque commette

In una simile evenienza, infatti, le motivazioni della pronuncia di primo
grado e di quella di appello, fondendosi, si integrano a vicenda, confluendo in un
risultato organico ed inscindibile al quale occorre in ogni caso fare riferimento
per giudicare della congruità della motivazione, tanto più ove i giudici dell’appello abbiano esaminato le censure con criteri omogenei a quelli usati dal giudice di
primo grado e con frequenti riferimenti alle determinazioni ivi prese ed ai passaggi logico-giuridici della decisione, di guisa che le motivazioni delle sentenze
dei due gradi di merito costituiscano una sola entità (confronta l’univoca giuri-

16.05.2013, Vecchia, rv. 256096; conf. sez. 3, n. 13926 del 1.12.2011, dep.
12.4. 2012, Valerio, rv. 252615: sez. 2, n. 1309 del 22.11.1993, dep. 4.2.
1994, Albergamo ed altri, rv. 197250).
Nella motivazione della sentenza il giudice del gravame di merito non è
tenuto, inoltre, a compiere un’analisi approfondita di tutte le deduzioni delle parti
e a prendere in esame dettagliatamente tutte le risultanze processuali, essendo
invece sufficiente che, anche attraverso una loro valutazione globale, spieghi, in
modo logico e adeguato, le ragioni del suo convincimento, dimostrando di aver
tenuto presente ogni fatto decisivo. Ne consegue che in tal caso debbono considerarsi implicitamente disattese le deduzioni difensive che, anche se non espressamente confutate, siano logicamente incompatibili con la decisione adottata
(cfr. sez. 6, n. 49970 del 19.10.2012, Muià ed altri rv.254107).
La motivazione della sentenza di appello è del tutto congrua, in altri termini, se il giudice d’appello abbia confutato gli argomenti che costituiscono
l’ossatura” dello schema difensivo dell’imputato, e non una per una tutte le deduzioni difensive della parte, ben potendo, in tale opera, richiamare alcuni passaggi dell’iter argomentativo della decisione di primo grado, quando appaia evidente che tali motivazioni corrispondano anche alla propria soluzione alle questioni prospettate dalla parte (così si era espressa sul punto sez. 6, n. 1307
del 26.9.2002, dep. 14.1.2003, Delvai, rv. 223061).
E’ stato anche sottolineato di recente da questa Corte che in tema di ricorso in cassazione ai sensi dell’art. 606, comma primo lett. e), la denunzia di
minime incongruenze argomentative o l’omessa esposizione di elementi di valutazione, che il ricorrente ritenga tali da determinare una diversa decisione, ma
che non siano inequivocabilmente munite di un chiaro carattere di decisività, non
possono dar luogo all’annullamento della sentenza, posto che non costituisce vizio della motivazione qualunque omissione valutativa che riguardi singoli dati
estrapolati dal contesto, ma è solo l’esame del complesso probatorio entro il
quale ogni elemento sia contestualizzato che consente di verificare la consistenza
e la decisività degli elementi medesimi oppure la loro ininfluenza ai fini della
4

sprudenza di legittimità di questa Corte: per tutte sez. 2 n. 34891 del

compattezza logica dell’impianto argomentativo della motivazione (sez. 2, n.
9242 dell’8.2.2013, Reggio, rv. 254988).
Peraltro, nel caso in esame la Corte di Appello di Lecce non si è limitata a
richiamare la sentenza di primo grado, ma ha evidenziato, con ciò rispondendo
anche alle doglianze oggi riproposte, che deve ritenersi ampiamente provata la
piena e consapevole partecipazione del prevenuto all’attività delittuosa contestatagli, unitamente alla destinazione della sostanza stupefacente a finalità di spaccio. Secondo i giudici del gravame una valutazione prognostica in tal senso è

ta, tenuto conto di tutte le circostanze soggettive ed oggettive del fatto, rappresentate dalla quantità, qualità e composizione della sostanza, anche in relazione
alle condizioni di reddito delle parti, non appare correlabile al consumo in termini
di immediatezza.
Il giudice di prime cure, a sua volta, aveva più specificamente evidenziato
come gli oggetti rinvenuti, cellophane e nastro adesivo opportunamente ritagliati, indicassero in maniera univoca un’attività di confezionamento e quindi lo
spaccio del predetto stupefacente.

4. Rispetto alla motivata, logica e coerente pronuncia della Corte leccese
il ricorrente chiede una rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della
decisione e l’adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione.
Ma un siffatto modo di procedere è inammissibile perché trasformerebbe questa
Corte di legittimità nell’ennesimo giudice del fatto.
Sul punto va ricordato che il controllo del giudice di legittimità sui vizi della motivazione attiene alla coerenza strutturale della decisione di cui si saggia la
oggettiva tenuta sotto il profilo logico argomentativo, restando preclusa la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione e l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti (tra le
varie, cfr. vedasi questa sez. 3, n. 12110 del 19.3.2009 n. 12110 e n. 23528 del
6.6.2006).
Ancora, la giurisprudenza ha affermato che l’illogicità della motivazione
per essere apprezzabile come vizio denunciabile, deve essere evidente, cioè di
spessore tale da risultare percepibile ictu oc/ili, dovendo il sindacato di legittimità
al riguardo essere limitato a rilievi di macroscopica evidenza, restando ininfluenti
le minime incongruenze e considerandosi disattese le deduzioni difensive che,
anche se non espressamente confutate, siano logicamente incompatibili con la
decisione adottata, purché siano spiegate in modo logico e adeguato le ragioni
del convincimento (sez. 3, n. 35397 del 20.6.2007; Sez. Unite n. 24 del
24.11.1999, Spina, rv. 214794).
5

possibile , poiché la condotta concreta, per le modalità con cui la stessa si è svol-

Più di recente è stato ribadito come ai sensi di quanto disposto dall’art.
606 c.p.p., comma 1, lett. e), il controllo di legittimità sulla motivazione non attiene né alla ricostruzione dei fatti né all’apprezzamento del giudice di merito,
ma è circoscritto alla verifica che il testo dell’atto impugnato risponda a due requisiti che lo rendono insindacabile: a) l’esposizione delle ragioni giuridicamente
significative che lo hanno determinato; b) l’assenza di difetto o contraddittorietà
della motivazione o di illogicità evidenti, ossia la congruenza delle argomentazioni rispetto al fine giustificativo del provvedimento. (sez. 2, n. 21644 del

Il sindacato demandato a questa Corte sulle ragioni giustificative della decisione ha dunque, per esplicita scelta legislativa, un orizzonte circoscritto.
Non c’è, in altri termini, come richiesto nel presente ricorso, la possibilità
di andare a verificare se la motivazione corrisponda alle acquisizioni processuali.
E ciò anche alla luce del vigente testo dell’art. 606 comma 1 lett. e) cod. proc.
pen. come modificato dalla I. 20.2.2006 n. 46. Il giudice di legittimità non può
procedere ad una rinnovata valutazione dei fatti ovvero ad una rivalutazione del
contenuto delle prove acquisite, trattandosi di apprezzamenti riservati in via
esclusiva al giudice del merito.
Il ricorrente non può, come nel caso che ci occupa limitarsi a fornire una
versione alternativa del fatto (la detenzione per uso personale), senza indicare
specificamente quale sia il punto della motivazione che appare viziato dalla supposta manifesta illogicità e, in concreto, da cosa tale illogicità vada desunta.
Il vizio della manifesta illogicità della motivazione deve essere evincibile
dal testo del provvedimento impugnato. Com’è stato rilevato nella citata sentenza 21644/13 di questa Corte la sentenza deve essere logica “rispetto a sé stessa”, cioè rispetto agli atti processuali citati. In tal senso la novellata previsione
secondo cui il vizio della motivazione può risultare, oltre che dal testo del provvedimento impugnato, anche da “altri atti del processo”, purché specificamente
indicati nei motivi di gravame, non ha infatti trasformato il ruolo e i compiti di
questa Corte, che rimane giudice della motivazione, senza essersi trasformato in
un ennesimo giudice del fatto.
Se questa, dunque, è la prospettiva ermeneutica cui è tenuta questa Suprema Corte, le censure che il ricorrente rivolge al provvedimento impugnato si
palesano manifestamente infondate, non apprezzandosi nella motivazione della
sentenza della Corte d’Appello di Lecce alcuna illogicità che ne vulneri la tenuta
complessiva.

6

13.2.2013, Badagliacca e altri, rv. 255542)

5. Quanto alle prescrizione del reato, va evidenziato che nel corso del
processo vi è stato un periodo di sospensione di sei mesi, per il rinvio per la discussione chiesto dalla difesa all’udienza del 12.5.2009.
Pertanto, alla data in cui è stata pronunciata la sentenza di appello
(23.1.2013) il termine massimo di prescrizione, pur calcolando per il favor rei
quello oggi vigente di sette anni e mezzo, non era ancora decorso, in quanto
destinato a spirare il 25.5.2014.
Né può porsi in questa sede la questione della declaratoria della

manifesta infondatezza del ricorso.
La giurisprudenza di questa Corte Suprema ha, infatti, più volte ribadito che
l’inammissibilità del ricorso per cassazione dovuta alla manifesta infondatezza
dei motivi non consente il formarsi di un valido rapporto di impugnazione e
preclude, pertanto, la possibilità di rilevare e dichiarare le cause di non punibilità
a norma dell’art. 129 cod. proc. pen (Cass. pen., Sez. un., 22 novembre 2000,
n. 32, De Luca, rv. 217266: nella specie la prescrizione del reato era maturata
successivamente alla sentenza impugnata con il ricorso; conformi, Sez. un., 2
marzo 2005, n. 23428, Bracale, rv. 231164, e Sez. un., 28 febbraio 2008, n.
19601, Niccoli, rv. 239400; in ultimo Cass. pen. Sez. 2, n. 28848 dell’8.5.2013,
rv. 256463).

6. Essendo il ricorso inammissibile e, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen,
non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità (Corte Cost. sent. n. 186 del 13.6.2000), alla condanna del
ricorrente al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al
pagamento della sanzione pecuniaria nella misura indicata in dispositivo

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di C 1000,00 in favore della Cassa delle
Ammende
Così deciso in Roma il 25 novembre 2014
Il Co

Il Presidente

prescrizione maturata dopo la sentenza d’appello, in considerazione della

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA