Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 943 del 11/12/2013


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 943 Anno 2014
Presidente: FIANDANESE FRANCO
Relatore: CARRELLI PALOMBI DI MONTRONE ROBERTO MARIA

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Roso Vasco nato a San Venanzio il 4/2/1950
avverso la sentenza del 3/5/2013 della Corte d’appello di Firenze;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Roberto Maria Carrelli Palombi di
Montrone;
udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore generale,
dott. Giulio Romano, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;
udito per l’imputato l’avv. Marco Vignolini che ha concluso chiedendo
l’accoglimento del ricorso;

RITENUTO IN FATTO
1.

Con sentenza in data 3/5/2013, la Corte di appello di Firenze, in

parziale riforma della sentenza del Tribunale di Firenze in data 10/1/2011,
rideterminava la pena inflitta a Roso Vasco in mesi nove di reclusione ed C
300,00 di multa per il reato a lui ascritto di cui agli artt. 640, 61 n. 7 cod.
pen.

1

Data Udienza: 11/12/2013

1.1. La Corte territoriale respingeva le censure mosse con l’atto d’appello, in
punto di sussistenza di riconosciuta responsabilità dell’imputato in ordine al
reato allo stesso ascritto.
2. Avverso tale sentenza propone ricorso l’imputato per mezzo del suo
difensore di fiducia, sollevando il seguente motivo di gravame: violazione
di legge e vizio di motivazione in relazione alla riconosciuta responsabilità
penale dell’imputato per il reato allo stesso ascritto di cui all’art. 640 cod.

configurabile la truffa, in quanto gli artifizi o raggiri volti a bloccare l’incasso
degli assegni, appunto la denuncia di smarrimento, sono stati posti in
essere successivamente all’atto di disposizione patrimoniale della vittima e
pertanto non sono stati causa di esso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

3. Il ricorso deve essere rigettato per essere infondato il motivo proposto.
Difatti sulla base della costante giurisprudenza di questa Corte (sez. 2 n.
6936 del 21/11/1997, Rv. 211099; sez. 2 n. 41461 del 23/9/2003, Rv.
227683), condivisa dal Collegio, ai fini della sussistenza del delitto di truffa,
costituisce artifizio o raggiro il rilascio di assegni tratti su un conto corrente
per cui viene poi falsamente presentata una denuncia di smarrimento del
carnet, atteso che, in tal modo, viene ad essere reso inefficace proprio quel
titolo raffigurato invece come valido al momento del rilascio. Sulla base di
tali principi correttamente la Corte territoriale ha ritenuto che la denuncia di
smarrimento degli assegni fosse stata artatamente finalizzata ad evitare la
riscossione degli assegni da parte della persona offesa; nel caso di specie
poi risulta che l’imputato aveva indotto in errore la persona offesa
consegnando alla stessa i titoli post datati ed approfittando del rapporto di
conoscenza intercorso fra i due, durante il quale già vi era stata la dazione
da parte dell’imputato alla persona offesa di assegni post datati andati
regolarmente a buon fine.

4. Al rigetto del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese processuali.

P.Q.M.

2

pen. Evidenzia al riguardo che nella fattispecie concreta non era

rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Roma, 11 dicembre 2013

dott. Robert

ombi di Montrone

Il Presidente
d . Franco andanese
r eo-k-késcu-u-k

liere estensore

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