Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 934 del 11/12/2014


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 934 Anno 2015
Presidente: GARRIBBA TITO
Relatore: CAPOZZI ANGELO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE
DI FIRENZE
nei confronti di:
ASCIONE CIRO N. IL 03/04/1985
avverso l’ordinanza n. 656/2014 TRIB. LIBERTA’ di FIRENZE, del
20/06/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ANGELO CAPOZZI;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott. 1 – r~,ex..,e„ haux 0 (,ikC9(Ji Ett..)

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Data Udienza: 11/12/2014

RITENUTO IN FATTO

1.

Con ordinanza del 20.6.2014 il Tribunale del riesame di Firenze – a
seguito di annullamento con rinvio disposto da questa Corte – ha
annullato l’ordinanza emessa il 16.5.2013 dal G.I.P. del locale Tribunale
nei confronti di ASCIONE Ciro in relazione al reato di cui al capo a) art.

riforma della predetta ordinanza in ordine al capo b) artt.
110,81,56,629,61 n. 2 cod. pen., esclusa l’aggravante di cui all’art. 7
I.n. 203/91, ha sostituito la misura cautelare della custodia in carcere
con quella degli arresti domiciliari.
2.

Avverso la ordinanza propone ricorso per cassazione il Procuratore
della Repubblica presso il Tribunale di Firenze deducendo con unico
motivo violazione dell’art. 627 comma 3 cod. proc. pen. essendosi la
ordinanza fondata sulle medesime argomentazioni e valutazioni già
censurate in sede di legittimità in ordine alla esclusione del grave quadro
indiziario nel delitto di usura e dell’aggravante di cui all’art. 7 I.n.
203/91. Il Tribunale non avrebbe contestualizzato il principio di diritto
richiamato nell’ambito degli stretti rapporti di natura parentale ed
economico-criminale dell’ASCIONE Ciro con il padre, esponente
camorristico, che lo coinvolgevano – quanto meno moralmente – nel
rapporto usurario instaurato con SANTINI Silvano – in un periodo, nel
2008, nel quale ASCIONE Ciro partecipava direttamente alla gestione di
tutti gli affari di famiglia – e rispetto alla durata nel tempo del ruolo di
esattore per tutto il periodo di assenza del padre dall’Italia e del quale
conosceva l’affiliazione mafiosa condividendone i metodi.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è inammissibile perché generico ed in fatto.
1. In tema di annullamento per vizio di motivazione, il giudice di rinvio
mantiene nell’ambito del capo colpito dal!’ annullamento, piena
autonomia di giudizio nella ricostruzione del fatto e nella valutazione
delle prove, nonché il potere di desumere – anche sulla base di
elementi probatori prima trascurati – il proprio libero convincimento,
colmando in tal modo i vuoti motivazionali e le incongruenze rilevate,

1

110 cod. pen.,644 comma 1 e 5 nn. 3 e 4 cod. pen, 7 I.n. 203/91 e, in

con l’unico divieto di fondare la nuova decisione sugli stessi
argomenti ritenuti illogici o carenti dalla Corte di Cassazione e con
l’obbligo di conformarsi all’interpretazione offerta dalla Corte di
legittimità alle questione di diritto (Sez. 2, n. 27116 del 22/05/2014,
Grande Aracri e altri, Rv. 259811).
2. Il reato di usura si configura come reato a schema duplice e, quindi,
si perfeziona o con la sola accettazione della promessa degli interessi

stessi, ovvero, quando questa segua, con l’integrale adempimento
dell’obbligazione usuraria. (Sez. F, n. 32362 del 19/08/2010, Scuto
ed altri, Rv. 248142).
3. Si è, pertanto, mantenuto nell’alveo di legittimità – rispetto al
precedente annullamento per vizio della motivazione – la ordinanza
impugnata quanto alla esclusione di ASCIONE Ciro dal concorso
nell’usura, del tutto corretta è la considerazione che – in assenza di
qualsiasi altro elemento proveniente dalle parti offese – l’ipotizzata
partecipazione potesse essere indiziata dal successivo intervento di
Ciro ASCIONE alla tentata riscossione degli interessi, non avendo egli
partecipato alla originaria pattuizione avvenuta nell’ottobre 2008 tra
i due SANTINI e ASCIONE Vincenzo e sul decisivo rilievo che non era
stata mai corrisposta alcuna rata.
4. Quanto alla esclusione della aggravante mafiosa – secondo la finalità
agevolatrice contestata – in ordine al tentativo estorsivo, in assenza
di ogni altro elemento rappresentativo, il Tribunale – con
motivazione in fatto priva di vizi logici e giuridici – ne esclude la sua
desumibilità logica negando lo stretto legame collaborativo tra il
padre ed il figlio, intervenuto solo in questa vicenda a causa della
permanenza all’estero del padre, né potendosi far valere – per
giungere ad opposte conclusioni – il generico riferimento al
coinvolgimento dei due in una indagine per traffico illegale di rifiuti.
Ancora, è negata la conoscenza del figlio della affiliazione
camorristica del padre al clan Birra, essendo essa riferita da alcuni
soltanto dei collaboranti e sconosciuta alle persone offese, non
potendola desumere dal solo rapporto parentale e dalla telefonata
tra i due nel 2013, della quale si sconosce il contesto.
5. Rispetto alla motivazione appena richiamata, generico è l’assunto
della violazione dedotta e in fatto rispetto agli elementi sui quali, al

2

o degli altri vantaggi usurari, non seguita dalla effettiva dazione degli

fine di una diversa valutazione, si fa leva denunciandone l’omessa
considerazione.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, 11.12.2014.

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