Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 910 del 11/11/2013


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 910 Anno 2014
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: SAVANI PIERO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
SALVAGNO MASSIMO N. IL 02/10/1974
avverso la sentenza n. 253/2009 GIUDICE UDIENZA PRELIMINARE
di CUNEO, del 16/10/2012
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. PIERO SAVANI;

Data Udienza: 11/11/2013

IN FATTO E DIRITTO
Con la sentenza in epigrafe il Tribunale di Cuneo applicava, fra l’altro, a SALVAGNO Massimo,
a norma degli artt. 444 e 448 C.P.P., la pena concordata con il Pubblico Ministero in ordine ai
delitti di bancarotta fraudolenta, truffa e falso, commessi fino al 10 gennaio 2008.
Propone ricorso per cassazione l’imputato che deduce violazione di legge in merito alla qualificazione giuridica dei fatti ed alla sua personale responsabilità.
Osserva il Collegio che i motivi di ricorso sono manifestamente infondati o per altro verso inammissibili, atteso che il giudice, nell’applicare la pena concordata, si è da un lato adeguato a
quanto contenuto nell’accordo tra le parti, e dall’altro ha escluso che ricorressero i presupposti
dell’art. 129 C.P.P., facendo riferimento al contenuto degli atti delle indagini preliminari ed in
particolare alla relazione del curatore.
E tale motivazione, avuto riguardo alla speciale natura dell’accertamento in sede di applicazione
della pena su richiesta delle parti, appare pienamente adeguata ai parametri richiesti per tale genere di decisioni, secondo la costante giurisprudenza di legittimità (v., tra le altre, Sez. un., u.p.
27 marzo 1992, Di Benedetto; Sez. un., u.p. 27 settembre 1995, Serafino; Sez. un., u.p. 25 novembre 1998, Messina).
Né l’imputato che abbia patteggiato la pena può rimettere in discussioni gli estremi fattuali di
un’imputazione corretta nella sua esplicitazione del capo di imputazione.
All’inammissibilità del ricorso consegue, ai sensi dell’art. 616 C.P.P., la condanna del ricorrente
al pagamento delle spese del procedimento e — per i profili di colpa correlati all’irritualità
dell’impugnazione — di una somma in favore della Cassa delle ammende nella misura che, in ragione delle questioni dedotte, si stima equo determinare in E. 1.500,00#.
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento di E. 1.500,00# in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma 1’11 novembre 2013.

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