Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 859 del 11/11/2013


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 859 Anno 2014
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: SABEONE GERARDO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
SORRENTINO ANNA N. IL 11/03/1981
DI LUCREZIO ROBERTO N. IL 13/12/1960
GRIMALDI DAVIDE N. IL 06/05/1974
PITIROLLO RITA N. IL 21/07/1970
avverso la sentenza n. 9306/2011 CORTE APPELLO di NAPOLI, del
26/04/2012
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GERARDO SABEONE ;

Data Udienza: 11/11/2013

RITENUTO IN FATTO
– che con l’impugnata sentenza la Corte di Appello di Napoli ha riformato
la sentenza di prime cure, rimodulando la pena, che aveva condannato Di
Lucrezio Roberto, Grimaldi Davide, Pitirollo Rita e Sorrentino Anna per il reato di
di concorso in spendita di banconote contraffatte;

gli imputati, personalmente, denunciando i primi tre un vizio di motivazione in
merito alla mancata applicazione delle attenuanti generiche e alla ulteriore
riduzione della pena mentre la Sorrentino ha contestato l’affermazione della sua
penale responsabilità.
CONSIDERATO IN DIRITTO

che i ricorsi Di Lucrezio, Grimaldi e Pitirollo vanno dichiarati

inammissibili, siccome costituiti da un del tutto generico richiamo alla mancanza
di motivazione, senza la benché minima indicazione circa le specifiche ragioni per
le quali, nel caso in esame, detto vizio dell’impugnata decisione sarebbe da
ritenere esistente; innanzitutto, con riguardo al diniego della concessione delle
attenuanti generiche, trattasi di doglianza che non tiene conto della logica e
congrua motivazione operata sul punto dalla Corte territoriale;
– che del pari la quantificazione della pena, in quanto non illegale, sfugge
al sindacato di legittimità di questa Corte, comportando l’esame di circostanze di
fatto e soggettive estranee al presente giudizio di legittimità;
– che il ricorso Sorrentino deve essere dichiarato inammissibile in quanto,
nel giudizio d’appello, l’imputata aveva rinunciato ai motivi dell’impugnazione ad
eccezione di quelli riguardanti la quantificazione della pena mentre nel presente
ricorso ripropone, al di fuori dell’oggetto del giudizio a quo, questioni attinenti
all’ormai accertato coinvolgimento nell’attività di spendita di banconote
contraffatte;
– che la ritenuta inammissibilità dei ricorsi comporta le conseguenze di cui
all’articolo 616 cod.proc.pen., ivi compresa, in assenza di elementi che valgano
ad escludere ogni profilo di colpa, anche l’applicazione della prescritta sanzione
pecuniaria, il cui importo stimasi equo fissare in euro mille;

P. T. M.

– che avverso detta sentenza hanno proposto ricorso per cassazione tutti

La Corte, dichiara inammissibili i ricorsi e condanna ciascun ricorrente al
pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.000,00 in favore
della Cassa delle Ammende.

Così deciso in Roma, 1’11 novembre 2013.

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