Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 842 del 26/11/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 842 Anno 2015
Presidente: DI VIRGINIO ADOLFO
Relatore: DI VIRGINIO ADOLFO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
TOMARCHIO MAURIZIO N. IL 30/05/1977
avverso la sentenza n. 1035/2014 TRIBUNALE di CATANIA, del
11/03/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ADOLFO DI VIRGINIO;

Data Udienza: 26/11/2014

Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. La richiesta di applicazione della pena o il
consenso ad essa prestato comportano l’implicita rinuncia a qualsiasi questione circa la astratta
configurabilità del reato e circa la sua attribuzione all’imputato, nonché circa la configurazione di
circostanze aggravanti o circa la possibile concessione di attenuanti o di benefici non previsti nel
“patto” così come a maggior ragione sull’entità della pena concordata, quando essa non risulti
illegale; e ne precludono la prospettazione in sede di impugnazione. Del tutto privi della richiesta
specificità appaiono i rilievi sull’art. 129 c.p.p., non indicandosi in alcun modo le ragioni per cui la
norma avrebbe dovuto trovare applicazione nel caso ad onta della richiesta di “patteggiamento”.
Consegue alla dichiarazione di inammissibilità la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 1.500 (millecinquecento), determinata in considerazione
della natura del provvedimento impugnato, in favore della Cassa delle ammende.
P. Q. M.
la Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di euro 1.500 (millecinquecento) in favore della Cassa delle ammende.

Così deciso in Roma, all’udienza del 26 novembre 2014

nte estensore

Ricorre Tomarchio Maurizio avverso la sentenza indicata in epigrafe, con la quale gli è stata
applicata ai sensi dell’art. 444 c.p.p. la pena concordata con la pubblica accusa per il reato di cui
all’art. 73 d.p.r. n.309/90. Deduce vizio di motivazione sull’entità della pena anche in conseguenza
della ritenuta recidiva; nonché vizio di motivazione sulla mancata applicazione dell’art. 129 c.p.p.

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