Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 778 del 04/04/2017


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 778 Anno 2018
Presidente: CAVALLO ALDO
Relatore: GALTERIO DONATELLA

SENTENZA

sul ricorso proposto da
PALMISANO FRANCESCA, nata a Brindisi il 29.11.1987

avverso la sentenza in data 8.3.2016 del Tribunale di Brindisi
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Donatella Galterio;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.
Giulio Romano, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso

RITENUTO IN FATTO

Con sentenza in data 8.3.2016 il Tribunale di Brindisi ha condannato
Francesca Palmisano alla pena di € 1.400 di ammenda, ritenendola responsabile
del reato di cui all’art.227 comma 1 in relazione all’art.262 comma 2 lett. b) d.
Igs. 81/2008 per aver omesso, in qualità di rappresentante legale della s.r.l.
ADI.C.L.A., di formare ed informare due dipendenti sui rischi derivanti dalle
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polveri sottili e sull’utilizzo dei reagenti chimici, essendo stata
nel corso
di un
un accesso ispettivo presso un cantiere edile temporaneo, -~ti ster. della
documentazione attinente alla informativa ed assunzione assentita della
valutazione rischi per i lavoratori. Avverso la suddetta pronuncia l’imputata ha
proposto, per il tramite del difensore, ricorso per Cassazione con il quale

Data Udienza: 04/04/2017

lamenta, in relazione al vizio di violazione di legge e al vizio motivazionale,
l’inutilizzabilità della deposizione dell’Ispettore del Lavoro, dalla cui deposizione
era stata essenzialmente tratta la penale responsabilità dell’imputata,
sostenendo che: a) è precluso agli agenti di PG, ex art. 195, comma 4 c.p.p.,
deporre sul contenuto delle dichiarazioni loro rese dalle persone che possono
riferire su circostanze idonee alla prosecuzione delle indagini, ovverosia nello
specifico i due lavoratori dipendenti, rinvenuti nel cantiere al momento
dell’ispezione; b) il teste aveva fatto riferimento alle dichiarazioni rese dai due

riferimento — che peraltro indossavano al momento del sopralluogo la
mascherina apposita per evitare di respirare sostanze dannose – fossero stati
chiamati a deporre, malgrado l’esplicita richiesta formulata dalla difesa.
Contesta, inoltre, il fondamento documentale della pronunciata condanna, non
contenendo il fascicolo alcun documento e non risultando che il “complesso delle
analisi cui era pervenuta la Direzione Provinciale del Lavoro”, menzionata
dall’unico teste escusso, fosse stato mai acquisito.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è manifestamente infondato.
Risulta dalla sentenza impugnata che il fondamento della responsabilità
ascritta all’imputata è costituito non già dalle dichiarazioni rese dai lavoratori
rinvenuti sul cantiere in occasione del sopralluogo ispettivo, bensì dalla
mancanza dei documenti aziendali attestanti la regolare acquisizione dei dati
ottenuti attraverso la valutazione del rischio relativo agli agenti pericolosi
presenti sul luogo di lavoro, la formazione e le informazioni fornite ai lavoratori
ivi impegnati su precauzioni ed azioni adeguate da intraprendere per
proteggersi, dati di cui la legale rappresentante della ditta appaltatrice era stata
trovata sprovvista all’esito del sopraluogo ispettivo. Il reato in esame si
perfeziona, invero, con la violazione dell’obbligo di garantire la sicurezza dei
lavoratori gravante sul datore di lavoro, che è conseguentemente tenuto ad
analizzare e individuare, secondo la propria esperienza e la migliore evoluzione
della scienza tecnica, in via preventiva, tutti i fattori di pericolo concretamente
presenti all’interno dell’azienda e ad indicare le misure precauzionali e i
dispositivi di protezione adottati per prevenirli (Sez.4, n. 20129 del 10/03/2016 16/05/2016, Serafica, Rv. 267253).
Mentre le dichiarazioni testimoniali che hanno dato solo occasione
all’espletamento delle indagini, sono state ritenute irrilevanti rispetto
all’accertamento della contravvenzione in contestazione, non essendo state
neppure menzionate dal giudice di merito, la ratio decidendi che informa la

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dipendenti, configurandosi perciò la testimonianza indiretta, senza che i testi di

sentenza impugnata è costituita dall’assenza della documentazione formale,
idonea ad attestare la formazione dei dipendenti sui punti espressamente indicati
dall’art.262 I. 81/2008 che, a riprova della mancata redazione, l’imputata ha
esibito, come affermato dal Tribunale, solo in epoca successiva all’eseguito
controllo dell’organo di vigilanza, con datazione, quindi, ad esso posteriore.
Inconferente ai fini della assunta illogicità della sentenza impugnata è,
pertanto, anche il rilievo relativo alla circostanza che i due dipendenti trovati sul
cantiere indossassero una mascherina di protezione dalla inalazione di sostanze

della documentazione richiesta ex lege ai fini della tutela della salute e della
sicurezza sui luoghi di lavoro.
Segue all’esito del ricorso la condanna della ricorrente, ai sensi dell’art.616
cod. proc. pen., al pagamento delle spese processuali e di una somma
equitativamente liquidata in favore della Cassa delle Ammende.

P.Q.M.

Dichiara il ricorso inammissibile e condanna la ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di C 2.000 in favore della Cassa delle Ammende
Così deciso il 4.4.2017

dannose, perfezionandosi la contravvenzione in esame con la mancata redazione

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