Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 7614 del 09/11/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 7614 Anno 2016
Presidente: LOMBARDI ALFREDO MARIA
Relatore: SETTEMBRE ANTONIO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
CASATI MARIKA N. IL 19/03/1988
avverso la sentenza n. 4241/2014 CORTE APPELLO di MILANO, del
20/10/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ANTONIO
SETTEMBRE;

Data Udienza: 09/11/2015

RITENUTO IN FATTO

che con l’impugnata sentenza la Corte di Appello di Milano ha

confermato, in punto di responsabilità e di pena, la sentenza di prima cura, che
aveva condannato Marika Casati per il delitto di furto aggravato;
– che avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione

concessione delle circostanze attenuanti generiche con giudizio di prevalenza
sulle aggravanti contestate e sulla recidiva.
CONSIDERATO IN DIRITTO

che il ricorso va dichiarato inammissibile in quanto la comparazione tra le
circostanze rappresenta un compito specifico del giudice di merito, le cui
valutazioni, ove effettuate – come nella specie – nel rispetto dei criteri della
logica e in aderenza alle previsioni normative, non sono suscettibili di
contestazione in sede di legittimità;
né, d’altra parte, la ricorrente segnala decisivi elementi a suo favore,
salvo appellarsi, in maniera incongruente, al buon comportamento processuale e
alla marginalità del contributo dato alla commissione del reato, che non
rappresentano elementi di per sé idonei ad invalidare il ragionamento spiegato
dalla Corte d’appello, fondato sull’apprezzamento degli altri elementi offerti dagli
atti (nella specie, la reiterazione delle condotte nel tempo ed il fatto che il furto è
stato commesso dopo l’applicazione di una misura di prevenzione), i quali hanno
certamente una significazione più diretta ed immediata di quelli ipotizzati dal
difensore dell’imputata;
che la ritenuta inammissibilità del ricorso comporta le conseguenze di cui
all’articolo 616 cod.proc.pen., ivi compresa, in assenza di elementi che valgano
ad escludere ogni profilo di colpa, anche l’applicazione della prescritta sanzione
pecuniaria, il cui importo stimasi equo fissare in euro mille;
P. T. M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 1.000 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso il 9/11/2015

l’imputata, denunciando una illogicità della motivazione in ordine alla mancata

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