Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 7015 del 21/09/2016


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 7015 Anno 2017
Presidente: TADDEI MARGHERITA
Relatore: BELTRANI SERGIO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
A.A.
avverso la sentenza n. 1214/2005 CORTE APPELLO di ANCONA, del
20/03/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. SERGIO BELTRANI;

Data Udienza: 21/09/2016

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
L’imputato A.A., in atti generalizzato, ricorre contro la
sentenza indicata in epigrafe (che ne ha confermato – quanto all’affermazione
di responsabilità – la condanna riportata in ordine al reato ascrittogli, riducendo
la pena ritenuta di giustizia dal primo giudice), lamentando violazione di legge e
vizi di motivazione quanto all’affermazione di responsabilità ed al mancato
riconoscimento delle attenuanti generiche.

verificato la regolarità degli avvisi di rito ed esaminato gli atti, il collegio ha
deciso come da dispositivo in atti.

Il ricorso è integralmente inammissibile.
La doglianza riguardante l’affermazione di responsabilità è del tutto priva
della necessaria specificità (non citando dettagliatamente alcun passo della
motivazione del provvedimento impugnato né alcuna risultanza processuale in
ipotesi non considerata o mal considerata, e limitandosi – in concreto – ad una
mera protesta di innocenza).
L’ulteriore doglianza reitera, più o meno pedissequamente, censure già
dedotte in appello e già non accolte (Sez. IV, sentenza n. 15497 del 22 febbraio
– 24 aprile 2002, CED Cass. n. 221693; Sez. VI, sentenza n. 34521 del 27
giugno – 8 agosto 2013, CED Cass. n. 256133), e, comunque, è
manifestamente infondata, in considerazione dei rilievi con i quali la Corte di
appello – con argomentazioni giuridicamente corrette, nonché esaurienti,
logiche e non contraddittorie, e, pertanto, esenti da vizi rilevabili in questa sede
– ha motivato la contestata statuizione (f. 6 della sentenza impugnata).

Non può porsi in questa sede la questione della declaratoria della
prescrizione eventualmente maturata dopo la sentenza d’appello, in
considerazione della totale inammissibilità del ricorso. La giurisprudenza di
questa Corte ha, infatti, più volte chiarito che l’inammissibilità del ricorso per
cassazione «non consente il formarsi di un valido rapporto di impugnazione e
preclude, pertanto, la possibilità di rilevare e dichiarare le cause di non
punibilità a norma dell’art. 129 c.p.p.» (Cass. pen., Sez. un., sentenza n. 32
del 22 novembre 2000, CED Cass. n. 217266: nella specie, l’inammissibilità del
ricorso era dovuta alla manifesta infondatezza dei motivi, e la prescrizione del
reato era maturata successivamente alla data della sentenza impugnata con il
ricorso; conformi, Sez. un., sentenza n. 23428 del 2 marzo 2005, CED Cass. n.

All’odierna udienza camerale, celebrata ex artt. 610 – 611 c.p.p., dopo aver

231164, e Sez. un., sentenza n. 19601 del 28 febbraio 2008, CED Cass. n.
239400)

La declaratoria di inammissibilità totale del ricorso comporta, ai sensi
dell’art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali, nonché – apparendo evidente che egli ha proposto il ricorso
determinando la causa di inammissibilità per colpa (Corte cost., 13 giugno 2000
n. 186) e tenuto conto della rilevante entità di detta colpa – della somma di
Euro duemila in favore della Cassa delle Ammende a titolo di sanzione

P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma, udienza camerale 21 settembre 2016

Il Consi liere estensore

Il Pre

ente

Marg

ita Taddei

pecuniaria.

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