Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 699 del 24/10/2016


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 699 Anno 2017
Presidente: CAMMINO MATILDE
Relatore: AIELLI LUCIA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
LO VECCHIO GIUSEPPE N. IL 10/04/1968
avverso la sentenza n. 9544/2012 CORTE APPELLO di BOLOGNA,
del 16/10/2015
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. LUCIA AIELLI;

Data Udienza: 24/10/2016

In fatto e in diritto

Lo Vecchio Giuseppe ricorre avverso la sentenza della Corte di Appello di
Bologna del 16/10/2015, che riformava parzialmente la sentenza del giudice
monocratico del Tribunale di Ferrara del 19/12/2011 , rideterminando la pena a
lui inflitta per il delitto di truffa, in mesi dieci di reclusione ed euro 250,00 di
multa, chiedendone l’annullamento ai sensi dell’art. 606, comma 1 lett. b) ed e)
cod. proc. pen.; deduce la carenza e l’illogicità della motivazione con riguardo

conto dell’assenza dell’elemento psicologico del reato.
Osserva la Corte che il ricorso è manifestamente infondato: nella
sentenza risultano affrontate tutte le questioni dedotte nel ricorso e che peraltro
erano già state proposte in appello. Deve, infatti, a questo riguardo rilevarsi che
nel ricorso per cassazione contro la sentenza di appello non possono essere
riproposte questioni che avevano formato oggetto dei motivi di appello sui
quali la Corte si è già pronunciata in maniera esaustiva, senza errori logico giuridici. Ne deriva, in ipotesi di riproposizione di una delle dette questioni con
ricorso per cassazione, che la impugnazione deve essere dichiarata
inammissibile a norma dell’art. 606, terzo comma, ultima parte, cod. proc. pen.
Con particolare riferimento al reato di cui all’art. 640 cod. pen. ed all’elemento
psicologico del reato, la Corte di merito ha sottolineato che il prevenuto aveva
ricevuto sulla propria carta post pay il pagamento della somma di euro 250,00
oggetto della truffa, sicchè doveva ritenersi responsabile, del reato contestato .
Tutto ciò preclude qualsiasi ulteriore esame da parte della Corte di
legittimità (Sez. U n. 12 del 31/5/2000, Jakani, Rv. 216260; Sez.. U. n. 47289
del 24.9.2003, Petrella, Rv. 226074). Uniformandosi a tale orientamento che il
Collegio condivide, va dichiarata inammissibile l’impugnazione; ne consegue, per
il disposto dell’art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali nonché al versamento, in favore della Cassa delle ammende,
di una somma che, considerati i profili di colpa emergenti dal ricorso, si
determina equitativamente in € 2.000,00.
P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento
delle spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla Cassa
delle ammende.
Roma, 24/10/2016

/7′

all’affermazione di responsabilità dell’imputato in ordine al reato ascritto , tenuto

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