Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 692 del 26/11/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 692 Anno 2015
Presidente: DI VIRGINIO ADOLFO
Relatore: GARRIBBA TITO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
LOMBARDO ROSA SPEZIALE N. IL 28/02/1956 parte offesa nel
procedimento
c/
LAZZARO SALVATORE N. IL 18/12/1960
avverso l’ordinanza n. 14989/2013 GIP TRIBUNALE di CATANIA,
del 09/01/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dalConsigliere Dott. TITO GARRIBBA;
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Data Udienza: 26/11/2014

MOTIVI DELLA DECISIONE

§1.

LOMBARDO Rosa ricorre contro il decreto specificato in epigrafe,

che disponeva l’archiviazione del procedimento per il reato di falsa testimonianza aperto nei confronti di Lazzaro Salvatore, e denuncia la violazione del contraddittorio per
non essere stata avvisata, quale persona offesa dal reato, della richiesta di archiviazio-

§2.

Il ricorso è inammissibile, perché legittimata a proporre ricorso

per cassazione avverso il provvedimento di archiviazione è soltanto la persona offesa
dal reato, e non anche quella semplicemente danneggiata. E, dato che il delitto di falsa
testimonianza offende il bene giuridico della retta amministrazione della giustizia che
fa capo allo Stato, colui che affermi di avere subìto pregiudizio assume la veste di danneggiato dal reato, e non di parte offesa. Quindi, a fronte della richiesta di archiviazione formulata dal pubblico ministero, la denunciante Lombardo Rosa non aveva diritto
né di ricevere l’avviso di cui all’art. 408, comma 2, cod.proc.pen., né di proporre opposizione, né di impugnare il provvedimento di archiviazione. Aggiungasi che la ricorrente non è neppure danneggiata in senso proprio, perché la testimonianza asseritamente
falsa avrebbe cagionato la condanna penale non sua, ma del figlio.
Il ricorso deve dunque essere dichiarato inammissibile ai sensi dell’art. 606,
comma 3, cod.proc.pen. Ne consegue la condanna della ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma, ritenuta congrua, di euro cinquecento alla Cassa delle ammende.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di euro cinquecento in favore alla
Cassa delle ammende.
Così deciso il 26 novembre 2014.

ne.

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