Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 679 del 24/10/2016


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 679 Anno 2017
Presidente: CAMMINO MATILDE
Relatore: D’ARRIGO COSIMO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
ANNUNZIATO CATERINA N. IL 19/12/1956
LAMBERTI ALFONSO N. IL 08/10/1950
avverso la sentenza n. 7165/2011 CORTE APPELLO di MILANO, del
16/06/2015
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. COSIMO D’ARRIGO;

Data Udienza: 24/10/2016

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
I ricorrenti, con distinti ricorsi di identico contenuto, censurano l’impugnata
sentenza deducendo il vizio di motivazione e il travisamento di una prova.
Innanzitutto va chiarito che il vizio di travisamento della prova – desumibile
dal testo del provvedimento impugnato o da altri atti del processo purché
specificamente indicati dal ricorrente – è ravvisabile solo quando l’errore sia
idoneo a disarticolare l’intero ragionamento probatorio (Sez. 1, 15/06/2007 n.
24667 Rv. 237207). In particolare, il vizio di “travisamento della prova” ricorre

prova che non esiste o su un risultato di prova incontestabilmente diverso da
quello reale, ossia solo quando non si tratta di reinterpretare gli elementi di
prova valutati dal giudice di merito ai fini della decisione, ma di verificare se detti
elementi sussistano (Sez. 5, 25/09/2007, n. 39048 Rv. 238215).
Ciò posto, i ricorrenti in realtà si limitano ad offrire una ricostruzione
alternativa in punto di fatto delle risultanze istruttorie, con particolare
riferimento al significato della scrittura privata a firma di Annunziato Caterina.
Ma le censure che si limitano ad offrire una lettura alternativa delle
risultanze probatorie non hanno rilevanza, dal momento che il sindacato della
Corte di cassazione si risolve pur sempre in un giudizio di legittimità e la verifica
sulla correttezza e completezza della motivazione non può essere confusa con
una nuova valutazione delle risultanze acquisite. La Corte, infatti, non deve
accertare se la decisione di merito propone la migliore ricostruzione dei fatti, né
deve condividerne la giustificazione, ma limitarsi a verificare se questa
giustificazione sia compatibile con il senso comune e con i limiti di una plausibile
opinabilità di apprezzamento (v. Sez. 6, n. 36546 del 03/10/2006 – Bruzzese,
Rv. 235510; Sez. 4, n. 35683 del 10/07/2007 – Servidei, Rv. 237652; Sez. 2, n.
7380 del 11/01/2007 – Messina ed altro, Rv. 235716).
Per tali ragioni, i ricorsi devono essere dichiarati inammissibili.
Consegue, per il disposto dell’art. 616 cod. proc. pen., la condanna dei
ricorrenti al pagamento delle spese processuali nonché ciascuno al versamento,
in favore della Cassa delle ammende, di una somma che, considerati i profili di
colpa emergenti dai ricorso, si determina equitativamente in euro 2.000,00.
P.Q.M.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese
processuali e ciascuno al versamento della somma di euro 2.000,00 alla Cassa
delle ammende.
Così deciso il 24/10/2016.

nel caso in cui il giudice di merito abbia fondato il proprio convincimento su una

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