Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 5980 del 10/11/2017

Penale Sent. Sez. 2 Num. 5980 Anno 2018
Presidente: PRESTIPINO ANTONIO
Relatore: VERGA GIOVANNA

Data Udienza: 10/11/2017

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
A.A.
avverso la sentenza n. 208/2016 CORTE APPELLO di
CAMPOBASSO, del 07/07/2016
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 10/11/2017 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. GIOVANNA VERGA

MOTIVI DELLA DECISIONE

Ricorre per cassazione, a mezzo difensore, A.A., avverso la sentenza della
Corte d’Appello di Campobasso che il 7 luglio 2016 ha confermato la sentenza del
Tribunale di Isernia che lo aveva condannato per due tentate estorsioni.
Con i primi due motivi di ricorso deduce violazione di legge e vizio della motivazione con

ricorrente non poteva neppure astrattamente procurare un danno economico a Toto
Marcello proprio perché, come accertato, non esistevano rapporti economici o
commerciali tra quest’ultimo o la sua ditta XX  S.r.l.,
amministrata dalla B.B.. Evidenzia che secondo i giudici di secondo grado il danno
patrimoniale procurato dall’imputato con la condotta criminosa addebitatagli sarebbe
quello procurato all’ex moglie B.B. che

“si vedeva costretta ad effettuare il

pagamento dei creditori del marito con denaro preso in prestito da terzi” Sostiene che
l’assunto non è condivisibile perché ai fini della configurazione dell’elemento materiale del
reato in argomento il danno patrimoniale penalmente rilevante è quello che viene
perpetrato ai danni della persona offesa dal reato stesso e non quello che viene
perpetrato a danno di terzi. Rileva anche che manca l’ingiusto profitto sottolineando
come tale elemento non si concretizzi neppure nel caso di diversa qualificazione del fatto,
così come operata dai giudici di merito, di identificare l’attività di collaborazione del Toto
con la XX S.r.l. con i prestiti di denaro che il Toto aveva fatto alla B.B.. Rileva
che paradossalmente l’imputato aveva interesse a che il Toto prestasse dette somme di
denaro alla donna e che questa le facesse transitare nella società XX, considerato
che, a dire dell’accusa e dei giudici di merito, il A.A. aveva contratto debiti con i
fornitori della XX  e che quindi il pagamento di alcuni di essi da parte della donna con le
somme di denaro ricevute dal Toto astrattamente avrebbe facilitato la possibilità per lo
stesso A.A. di contrarne altri.
Con il terzo motivo lamenta violazione dell’articolo 521 codice procedura penale. Sostiene
che l’imputato è stato condannato per un fatto diverso da quello contestato senza che lo
stesso sia stato fatto oggetto di addebito. Rileva che mentre nel capo di imputazione si
contesta il tentativo di far cessare, con minacce di morte e minacce di ritorsioni, la
collaborazione del T.T. con la società XX e la sua gestione unitamente alla
B.B., la sua penale responsabilità è stata affermata con riguardo al tentativo di far
cessare l’erogazione di prestiti di denaro da T.T.  alla B.B. . Fatto diverso, mai
contestato e nei confronti del quale l’imputato non ha potuto esercitare alcuna iniziativa
difensiva.

1

riguardo alla sussistenza dei reati così come contestati. Sostiene in particolare che il

Con il quarto motivo lamenta la mancata conversione della pena detentiva in
semidetenzione sostenendo che l’imputato aveva tutti i requisiti per beneficiare di tale
misura sostitutiva.
Con il quinto motivo denuncia l’ intervenuta prescrizione sostenendo che anche
considerando i periodi di sospensione i reati si sarebbero prescritti il 6 settembre 2016 e
il 7 settembre 2016.

La sentenza si appalesa infatti contraddittoria nella valutazione dei fatti.
E’ accertato che il ricorrente nel 2006 estrometteva di fatto la moglie, B.B.,
dalla quale si era poi divorziato, dalla gestione del negozio di ortofrutta dove lavoravano
assieme restando a gestirlo da solo. La moglie aveva però continuato a rivestire
formalmente la qualità di amministratore della società XX e alla stessa era stata
lasciata la gestione del ramo di azienda relativo ai trasporti. L’imputato in quel periodo
aveva iniziato a pagare i fornitori del negozio di ortofrutta con assegni firmati in bianco
dalla moglie e contro la volontà di questa i creditori si erano a lei rivolti per il pagamento
dei debiti. La donna non avendo liquidità aveva fatto riferimento all’amico Toto Marcello
dal quale aveva ricevuto la somma di euro 70.000-80.000 per effettuare il pagamento di
detti assegni. Nell’agosto del 2006 il Toto cercava una soluzione bonaria con l’imputato in
favore della donna. Il 5 febbraio 2007 il ricorrente minacciava il fratello del Toto per
costringere quest’ultimo a non ingerirsi nei rapporti fra lui e la ex moglie. Lo stesso
giorno Marcello Toto saputo dell’accaduto si recava dall’imputato che lo minacciava
direttamente dicendogli che doveva uscire dalla storia perché lui non c’entrava niente.
Secondo la corte doveva essere ritenuto configurabile il tentativo di estorsione posto in
essere dall’imputato nei confronti del Toto, mediante l’induzione a smettere di ingerirsi
nei rapporti tra i coniugi procurando a sé l’ingiusto profitto costituito dalla contrazione dei
debiti dell’attività gestita da lui individualmente che dovevano essere pagati dalla moglie,
formalmente legale rappresentante della società, e con danno di questa. Non può non
rilevarsi però che così come ricostruito la realizzazione del danno e del profitto sarebbero
precedenti alle minacce.
I reati così come contestati, medio tempore si sono però prescritti, per essere decorso il
termine massimo previsto dalla legge, considerate anche le sospensioni. Così come sono
prescritti eventuali reati meno gravi ravvisabili in detta ricostruzione. Ciò detto deve
osservarsi che l’orientamento assolutamente prevalente di questa Corte, che questo
collegio condivide, è nel senso che in Cassazione non è consentito il controllo della
motivazione della sentenza impugnata allorché sussista una causa estintiva del reato e
ciò, sia quando detta causa sia sopraggiunta nelle more del giudizio di Cassazione, sia
quando sia stata dichiarata con lo stesso provvedimento contro il quale è stato proposto
2

Il primo motivo di ricorso è fondato.

il gravame. Infatti, ritenere rilevabili in sede di legittimità i vizi di motivazione della
sentenza, in presenza di una causa di estinzione del reato, tanto più se si tratta di
prescrizione come nel caso in esame, avrebbe come conseguenza, da un lato, che il
rinvio determinerebbe comunque per il giudice l’obbligo di dichiarare immediatamente la
prescrizione, dall’altro, il rinvio sarebbe incompatibile con l’obbligo dell’immediata
declaratoria di proscioglimento, non ravvisabile nel saso in esame ( Cass. N. 7718 del
1996 Rv. 205548, N. 10998 del 2001 Rv. 218653, N. 15125 del 2003 Rv. 225635, N.

228973, N. 4233 del 2009Rv. 242959, N. 14450 del 2009 Rv. 244001; SSUU n. 35490
del 2009)
La riconosciuta fondatezza della prima delle doglianze difensive impone pertanto la
declaratoria di prescrizione dei reati oggetto di addebito

P.Q. M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché i reati sono estinti per prescrizione.
Così deliberato in Roma il 10.11.2017
Il Consigliere estensore
Giovanna VERGA

 

48524 del 2003 Rv. 228503, N. 4177 del 2004 Rv. 227098, N. 24327 del 2004 Rv.

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