Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 57 del 21/10/2014


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 57 Anno 2015
Presidente: TERESI ALFREDO
Relatore: ACETO ALDO

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Scicolone Crocifisso Lucio, nato a Gela il 13/12/1984

avverso la sentenza del 13/06/2013 della Corte di appello di Caltanissetta;

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Aldo Aceto;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale
Francesco Salzano, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 13/06/2013 la Corte di appello di Caltanissetta ha
confermato la condanna alla pena sei mesi di arresto e € 15.000,00 di ammenda
inflitta il 14/10/2011 dal Tribunale di Gela al sig. Lucio Crocifisso Scicolone per i
reati di cui agli artt. 44, lett. b), 71, 72 e 95, d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, per
aver abusivamente realizzato un fabbricato in cemento armato, in zona sismica,
in assenza di qualsiasi titolo edilizio e di qualsiasi autorizzazione, senza un
progetto redatto da un tecnico abilitato, senza la direzione del tecnico stesso,

Data Udienza: 21/10/2014

senza aver denunciato i lavori allo sportello di cui all’art. 65, d.P.R. 380/2001,
cit., e senza averne dato preavviso allo sportello di cui all’art. 93, stesso d.P.R..
Nel disattendere i motivi di doglianza, la Corte di appello ha escluso che, a
seguito della modifica della contestazione, vi fosse stata alcuna violazione del
diritto di difesa, ed ha rigettato la richiesta – effettuata solo in sede di
discussione – di applicazione dell’istituto della continuazione difettandone i
presupposti.

dell’art. 606, lett. e), cod. proc. pen., la nullità della sentenza per mancanza di
motivazione in ordine alla richiesta di continuazione con i fatti giudicati con
sentenza emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Gela del
19/12/2012, irr. il 08/03/2013.
La Corte di appello, deduce, ha del tutto omesso di spiegare le ragioni per le
quali ha disatteso la richiesta di applicazione dell’istituto della continuazione.
A tale onere motivazionale non poteva sottrarsi per il sol fatto che la relativa
istanza fosse stata formulata in udienza, sia perché rientrava nelle sue possibilità
applicare l’istituto anche d’ufficio, sia perché la sentenza del GIP di Gela era
divenuta irrevocabile un mese dopo il decreto di fissazione dell’udienza di
discussione (05/02/2013). Dalla semplice lettura dei capi di imputazione prosegue – risulta ictu °cui/ evidente l’identità del fabbricato oggetto materiale
delle condotta contestate nei due processi.

CONSIDERATO IN DIRITTO

3. Il ricorso è fondato e merita accoglimento.

4.Non v’è dubbio che il ricorrente non ha proposto tra i motivi di appello il
riconoscimento della continuazione tra i fatti oggetto della sentenza oggi
impugnata e quelli oggetto del pronunciamento divenuto irrevocabile
successivamente alla data del decreto di fissazione dell’udienza in appello.
4.1. E’ ben vero che in tal caso l’imputato avrebbe potuto porre la questione
con i motivi aggiunti. Nel caso in esame, infatti, l’udienza per la discussione in
Corte di appello era stata fissata per il giorno 04/04/2013, in tempo utile per
consentire alla parte di estendere l’oggetto della devoluzione anche all’istituto
della continuazione (Sez. 1, n. 47300 del 29/11/2011, Destradi, Rv. 251504).
4.2.Ed è altrettanto vero che, al di fuori di queste specifiche ipotesi, il
giudice dell’appello non è tenuto a motivare le ragioni della mancata applicazione
della continuazione non devoluta alla sua cognizione (Sez. U, n. 1 del
19/01/2000, Tuzzolino, Rv. 216238).
2

2.Per la cassazione della sentenza ricorre l’imputato eccependo, ai sensi

N

4.3.Sicché la Corte di appello, poiché sollecitata solo in sede di discussione,
ben avrebbe potuto omettere qualsiasi pronunciamento sull’esistenza o meno
dell’unico disegno criminoso.
4.4.Sennonché la sentenza impugnata prende posizione sul punto,
affermando in modo tanto perentorio quanto apodittico l’insussistenza di tale
disegno, così privando l’imputato, in caso di irrevocabilità della sentenza stessa,
della possibilità di ottenerne il riconoscimento in sede esecutiva (art. 671,
comma 1, cod. proc. pen.).

4.6.Tanto premesso, rileva la Suprema Corte che sussiste il vizio di carenza
di motivazione sotto il profilo dell’apparenza.
4.7.Non assolve all’onere di spiegare le ragioni della decisione la frase
utilizzata dalla Corte di appello per ritenere insussistente l’unicità del disegno
criminoso: l’affermazione secondo la quale «non sussistono i presupposti»
non disvela le argomentazioni che sorreggono il giudizio.
4.8.Come affermato da questa Corte di cassazione costituisce motivazione
apparente quella che

«non risponda ai requisiti minimi di esistenza,

completezza e logicità del discorso argomentativo su cui si è fondata la
decisione, mancando di specifici momenti esplicativi anche in relazione alle
critiche pertinenti dedotte dalle parti» (Sez. 1, n. 4787 del 10/11/1993, Di
Giorgio), come, per esempio, nel ricorso a clausole di stile (Sez. 6, n. 7441 del
13/03/1992, Bonati; Sez. 6, n. 25361 del 24/05/2012, Piscopo) e, più in
generale, quando la motivazione dissimuli la totale mancanza di un vero e
proprio esame critico degli elementi di fatto e di diritto su cui si fonda la
decisione, o sia privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e
ragionevolezza e quindi inidoneo a rendere comprensibile l’itinerario logico
seguito dal giudice (Sez. U., n. 25932 del 29/05/2008, Ivanov).
4.9.In accoglimento del ricorso, la sentenza deve dunque essere annullata
senza rinvio perché, nel frattempo, sono maturati i termini di prescrizione. I
reati, infatti, sono stati consumati il 07/10/2008 e non risultano sospensioni del
corso della prescrizione.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché i reati sono estinti per
prescrizione.
Così deciso il 21/10/2014

4.5.Di qui, il suo interesse a ricorrere per l’annullamento della sentenza.

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