Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 57 del 19/12/2016


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 57 Anno 2017
Presidente: DI TOMASSI MARIASTEFANIA
Relatore: APRILE STEFANO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
Antonio FAEDDA, nato a Maconner il 7 gennaio 1983;

avverso l’ordinanza del 27 ottobre 2015 pronunciata da Corte di appello di
Cagliari;

Visti gli atti, il provvedimento denunziato, il ricorso;

udita la relazione svolta dal Consigliere Dott. Stefano Aprile;

lette le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale Dott. Stefano Tocci, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

Data Udienza: 19/12/2016

RITENUTO IN FATTO

1. Con il provvedimento impugnato, la Corte di appello di Cagliari, quale
giudice dell’esecuzione, ha rigettato l’istanza di applicazione della disciplina del
reato continuato presentata nell’interesse del ricorrente ed avente ad oggetto
nove sentenze di condanna concernenti fatti ricompresi tra il 2003 e il 2009.

Paolo Spano, che chiede l’annullamento dell’ordinanza.
2.1. Osserva che l’ordinanza impugnata è affetta da inosservanza e\o
erronea applicazione della legge penale, ai sensi dell’art. 606, comma 1, lettera
b), cod. proc. pen., in relazione all’art. 81, cod. pen.; nonché da manifesta
illogicità o mancanza della motivazione, ai sensi dell’art. 606, comma 1, lettera
e), cod. proc. pen..
In particolare, si lamenta l’utilizzo di frasi stereotipate, la mancanza di
motivazione in ordine alla insussistenza dell’unicità del disegno criminoso tra le
sentenze individuate dalla difesa, nonché l’omessa valutazione di elementi
fondamentali per la decisione rappresentati da due distinti provvedimenti emessi
da altra autorità giudiziaria che, in un caso con riferimento al ricorrente e in un
altro caso con riferimento ad altro imputato, hanno riconosciuto la unicità del
disegno criminoso per alcune delle sentenze oggetto dell’istanza.
CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Osserva il Collegio che il ricorso appare infondato.
1.1. Va, innanzitutto, precisato che, come ha correttamente riferito la Corte
di appello di Cagliari nell’ordinanza impugnata, la difesa, che aveva proposto
l’istanza di unificazione delle pene in relazione a nove diverse condanne, ha poi
limitato in sede di discussione la richiesta di continuazione individuando due
distinti gruppi di sentenze, le prime due concernenti fatti del 2003 e le ulteriori
cinque concernenti fatti del 2009, all’interno dei quali doveva ravvisarsi la unicità
del disegno criminoso, rinunciando alla complessiva unificazione dei nove titoli e,
inoltre, alla unificazione delle pene inflitte per i fatti commessi nel 2005.
1.2. Osserva il Collegio che il ricorso, in relazione alla violazione di legge,
appare inammissibile poiché viene formalmente censurata l’interpretazione
dell’art. 81, secondo comma, cod. pen., mentre di fatto è criticata la motivazione
dell’ordinanza impugnata, tanto che il ricorso si dilunga nell’evidenziare gli indici
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2. Ricorre Antonio Faedda, a mezzo dei difensori avv. Herika Dessì e avv.

della ritenuta unicità del disegno criminoso, senza contestare l’applicazione delle
norme di legge fatta dalla Corte di appello di Cagliari.
1.3. Passando quindi ad esaminare la censura attinente la motivazione del
provvedimento impugnato, va sottolineato che la Corte di appello di Cagliari ha
evidenziato molteplici elementi di fatto in forza dei quali essa ha tratto la

sopra citate sentenze possano essere uniti dal vincolo della continuazione in sede
esecutiva, evidenziando, in particolare:
– il difetto di qualunque elemento da cui possa desumersi una preventiva
programmazione (e addirittura una astratta programnnabilità) degli episodi
delittuosi che sono stati commessi, sulla base di quanto risulta dai titoli
esaminati dal giudice dell’esecuzione, per mera occasionalità, in forza della
sempre nuova e rinnovata spinta del ricorrente a procacciarsi denaro;
– la disomogeneità dei reati (i fatti commessi nel 2003 concernono, in un
primo caso, il furto e la resistenza e, nell’altro caso, la ricettazione di valori
bollati), a fronte della quale l’imputato, che non ha mai ammesso i fatti né ha
mai illustrato in cosa consisterebbe il disegno criminoso unitario, non ha fornito
elementi di sorta;
– la diversa localizzazione dei fatti commessi nel 2009, in relazione ai quali è
già stata riconosciuta in parte la continuazione nel giudizio di cognizione, senza
che emergano o siano stati dedotti elementi in forza dei quali possa ritenersi che
vi sia stata una programmazione di delitti in Sardegna e quindi nella provincia di
Novara;
– la esistenza delle condizioni per la dichiarazione di delinquenza abituale, ai
sensi dell’articolo 103, cod. pen., come ritenuta dal Giudice per l’udienza
preliminare del Tribunale di Sassari nella sentenza 24 marzo 2010, circostanza
che consente di chiarire, al pari delle considerazioni espresse dalla Corte di
appello di Cagliari nella sentenza 14 novembre 2011, che il ricorrente lungi dal
programmare gli episodi delittuosi è un soggetto abitualmente dedito al crimine,
nonché inserito in contesti devianti;
– la insufficienza del dedotto stato di tossicodipendenza a costituire, per sé
solo, un elemento decisivo per ritenere la sussistenza del medesimo disegno
criminoso.
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convinzione che non vi siano elementi per ritenere che i reati giudicati con le

1.3.1. Con riferimento al dedotto stato di tossicodipendenza, l’ordinanza
impugnata appare immune da vizi poiché ha fatto corretta applicazione del
costante orientamento di legittimità secondo il quale «in tema di reato
continuato, a seguito della modifica dell’art. 671, comma primo, cod. proc. pen.
ad opera della L. n. 49 del 2006, nel deliberare in ordine al riconoscimento della

preventiva risoluzione criminosa, tenendo conto se l’imputato, in concomitanza
della relativa commissione, era tossicodipendente, se il suddetto stato abbia
influito sulla commissione delle condotte criminose alla luce di specifici indicatori
quali a) la distanza cronologica tra i fatti criminosi; b) le modalità della condotta;
c) la sistematicità ed abitudini programmate di vita; d) la tipologia dei reati; e )
il bene protetto; f) l’omogeneità delle violazioni; g) le causali; h) lo stato di
tempo e di luogo; i) la consumazione di più reati in relazione allo stato di
tossicodipendenza» (Sez. 2, Sentenza n. 49844 del 03/10/2012, Gallo. Rv.
253846).
Il Collegio ritiene, infatti, che il percorso logico argomentativo dell’ordinanza
impugnata, che non è certo affetta da difetto di motivazione, appia
assolutamente coerente e non contraddittorio, essendo stata motivatamente
esclusa la ricorrenza degli indicatori specifici sopra ricordati, nonché del tutto
rispondente alle argomentazioni difensive, anche con riferimento alla avvenuta
considerazione della decisione del giudice di cognizione assunta nei confronti del
ricorrente con il riconoscimento della continuazione tra alcuni episodi commessi
nell’anno 2009 (essendo stata ritenuta irrilevante tale decisione ad unificare i
diversi fatti commessi in Novara in assenza di elementi di unificazione del
processo volitivo), mentre è immune da vizi per quello che concerne la mancata
considerazione di provvedimenti assunti da altra autorità giudiziaria nei confronti
di altro imputato e in un diverso procedimento di esecuzione, trattandosi di
circostanze del tutto estranee alla soggettività del ricorrente.
Al rigetto del ricorso consegue, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.
P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
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continuazione il giudice deve verificare che i reati siano frutto della medesima,

Così deciso il 19 dicembre 2016.

Il PresidenteZ
/
Mariastefania DirTomassi

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