Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 54 del 19/12/2016


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 54 Anno 2017
Presidente: DI TOMASSI MARIASTEFANIA
Relatore: APRILE STEFANO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
Davide MASUCCIO, nato a Roma il 30 aprile 1978;

avverso l’ordinanza del 30 settembre 2015 pronunciata da Corte di appello
di Roma;

Visti gli atti, il provvedimento denunziato, il ricorso;

udita la relazione svolta dal Consigliere Dott. Stefano Aprile;

lette le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale Dott. Sante Spinaci, che ha concluso per l’annullamento senza rinvio
dell’ordinanza limitatamente alla dichiarazione di inammissibilità dell’istanza di
liberazione del condannato;

Data Udienza: 19/12/2016

RITENUTO IN FATTO

1. Con il provvedimento impugnato, la Corte di appello di Roma, quale
giudice dell’esecuzione, provvedendo su diverse istanze avanzate sia
nell’interesse del ricorrente sia dal Pubblico ministero, ha, tra l’altro, dichiarato
inammissibile l’istanza di correzione dell’errore materiale con richiesta di

considerazione della mancata preliminare detrazione dei periodi di liberazione
anticipata di cui avrebbe potuto godere il ricorrente, che si trovava agli arresti
domiciliari per la sentenza emessa dalla Corte di appello di Roma in data 8
maggio 2014, nonché dell’errata indicazione del titolo di reato che non costituiva
ostacolo alla sospensione dell’ordine di carcerazione, essendo per contro stato
emesso un provvedimento di esecuzione da parte del Procuratore generale
presso la Corte di appello di Roma, previa effettuazione del cumulo con una
sentenza emessa dal Tribunale di Roma in data 13 febbraio 2009, con
declaratoria di revoca provvisoria della sospensione condizionale della pena per
tale titolo concessa.
2. Ricorre Davide Masuccio, a mezzo del difensore avv. Nicola Neri, che
chiede l’annullamento dell’ordinanza impugnata limitatamente alla dichiarata
inammissibilità dell’istanza di correzione dell’errore materiale con conseguente
richiesta di immediata liberazione del ricorrente.
2.1. Osserva che la Corte di appello ha errato nel giudicare inammissibile
l’istanza avanzata dalla difesa poiché la stessa non costituirebbe riproposizione di
analoga istanza già dichiarata inammissibile con procedura

de plano

dal

presidente della Corte di appello di Roma con decreto del 13 maggio 2015,
provvedimento mai comunicato.
CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Osserva il Collegio che il ricorso appare inammissibile per sopravvenuta
carenza di interesse.
1.1. Va premesso che il ricorrente ha avanzato in data 7 maggio 2015
all’ufficio del Pubblico ministero competente per l’esecuzione un’istanza di
correzione dell’errore materiale del provvedimento di esecuzione degli arresti
domiciliari emesso in data 4 maggio 2015 dalla Procura generale presso la Corte
di appello di Roma, sotto il profilo che l’errata indicazione del titolo di reato (è
indicato l’art. 572, secondo comma, cod. pen., in luogo dell’art. 572, primo
2

immediata liberazione del condannato che era stata avanzata dalla difesa in

i.

comma, cod. pen.) avrebbe impedito l’emissione dell’ordine di carcerazione in
quanto si sarebbe dovuto procedere alla trasmissione al Magistrato di
sorveglianza per la eventuale concessione della liberazione anticipata in
considerazione del periodo di detenzione subito agli arresti domiciliari, e
comunque il ricorrente, ristretto agli arresti domiciliari, avrebbe dovuto essere

ogni caso, per mancanza di un titolo ostativo alla sospensione dell’ordine di
carcerazione, a nulla rilevando il disposto cumulo con altra sentenza a pena
condizionalmente sospesa (beneficio del quale contestualmente il Pubblico
ministero chiedeva la revoca).
Il Procuratore generale presso la Corte di appello di Roma, rigettando la
richiesta, l’ha trasmessa, qualificandola come incidente di esecuzione, alla Corte
di appello; il Presidente di quell’ufficio ha, quindi, provveduto con proprio decreto
de plano del 13 maggio 2015 a dichiarare non luogo a provvedere sull’istanza in
questione.
L’istanza di correzione dell’errore materiale, con conseguente richiesta di
liberazione, è stata reiterata dalla difesa e tale istanza è stata trattata
unitariamente con altra istanza avanzata sempre la difesa volta ad ottenere il
riconoscimento del vincolo della continuazione tra le sentenze ricomprese nel
provvedimento di cumulo, nonché con l’istanza avanzata dal Procuratore
generale nel provvedimento di cumulo concernente la declaratoria della revoca
del beneficio della sospensione condizionale concessa con la sentenza del
Tribunale di Roma del 13 febbraio 2009.
L’istanza della difesa è stata dichiarata inammissibile con l’ordinanza sotto
tale profilo impugnata.
2. Come risulta dalla posizione giuridica in atti, il Magistrato di sorveglianza
di Roma, tempestivamente investito dal Pubblico ministero all’atto dell’emissione
dell’ordine di esecuzione agli arresti domiciliari, atto che costituisce l’oggetto del
giudizio, ha concesso con ordinanza del 9 marzo 2016 novanta giorni di
liberazione anticipata, in costanza di arresti domiciliari, disponendo la
scarcerazione per espiazione della pena in pari data.
La sopravvenuta cessazione della esecuzione dell’atto impugnato, determina
il venire meno dell’interesse al ricorso per causa indipendente dal ricorrente; ciò
impedisce l’emissione di pronunce in tema di spese e ammende.
3

scarcerato in ragione della ipotizzata concessione del beneficio penitenziario e, in

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse.

Così deciso il 19 dicembre 2016.

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