Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 513 del 25/10/2013


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Ord. Sez. 7 Num. 513 Anno 2014
Presidente: FIALE ALDO
Relatore: MULLIRI GUICLA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
Pagnoni Stefano, nato a Fano il 16.8.64
imputato artt. 3 e 4 L. 75/58
avverso la sentenza del Tribunale di Pesaro del 20.12.12

Sentita la relazione del cons. Guida Mùlliri;

osserva
Con il provvedimento impugnato, al ricorrente è stata applicata la pena di anni 2 di
reclusione e 300 C di multa in ordine al reato di cui agli artt. 3 e 4 L. 75/58
La presente impugnazione censura il fatto che: 1) il giudice non abbia motivato in
ordine alla mancata declaratoria ex art. 129 c.p.p.,; 2) le intercettazioni fossero inutilizzabili;
3) vi sia difetto di motivazione circa i fatti avvenuti nel locale “Piper”.
Il ricorso è manifestamente infondato e, quindi inammissibile.
L’accordo sulla pena “esonera il giudice dall’obbligo di motivazione sui punti non
controversi della decisione” ( da ult., Sez. II, 12.10.05, P.M. in proc. Scafidi, Rv. 232844). Conseguentemente,
anche una valutazione sintetica del fatto, operata in sentenza, deve considerarsi più che
sufficiente a giustificare la ratifica dell’accordo raggiunto dalle parti. Ed infatti, per
giurisprudenza costante di questa S.C. ( risalente nel tempo, Sez. III 18.6.99, Bonacchi, Rv. 215071 – e ribadita
anche di recente – sez. I 10.1.07, Brendolin, Rv. 236622), la sentenza del giudice di merito che applichi la pena
su richiesta delle parti (escludendo che ricorra una delle ipotesi di proscioglimento previste dall’art. 129 c.p.p.)

Data Udienza: 25/10/2013

Rv. 212924; Sez. VI 24.3.00, Procopio; Rv. 216318).

Alla presente declaratoria segue, per legge, la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese processuali ed al versamento alla Cassa delle Ammende della somma di 1500 €.

P.Q.M.
Visti gli artt. 610 e ss. c.p.p.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
ed al versamento alla Cassa delle Ammende della somma di 1500 €.

Così deciso in Roma nell’udienza del 25 ottobre 2013

Il Consigli

estensore

può essere oggetto di controllo di legittimità, sotto il profilo del vizio di motivazione, soltanto
se, dal testo della sentenza impugnata, appaia evidente la sussistenza di una causa di non
punibilità ex art. 129. Diversamente, (Sez. V 15.4.99, Barba, Rv. 213633) non è necessario
che il giudice dia conto, nella motivazione, della esclusione di tale causa, “essendo sufficiente
anche una implicita motivazione” a riguardo.
Ciò è – esattamente – quanto avvenuto nella specie.
Lungi dall’essere giusta la censura difensiva, risulta, infatti, che il Tribunale ha fondato
le ragioni per escludere una sentenza di proscioglimento ex art. 129 c.p.p., sul richiamo agli
elementi di prova acquisiti nel corso delle indagini ed in particolare agli accertamenti diretti e
mediante apparecchiature audio-video da parte della P.G., nonché le dichiarazioni rese dalle
persone offese anche nel corso dell’incidente probatorio.
Per quel che attiene, poi, al motivo relativo alla inutilizzabilità delle intercettazioni, si
deve anche rammentare che, essendosi acceduto al rito ex art. 444 c.p.p., si è implicitamente
rinunciato a far valere qualunque eccezione di nullità (così come ripetutamente asserito da questa
Corte) anche con riferimento a nullità assolute di natura processuale diversa da quelle attinenti
alla richiesta di patteggiamento ed al consenso ad esso prestato (sez. V, 29.12.98 – ord. -, Ben Hamidi L.,

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA