Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 51259 del 10/11/2015


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 6 Num. 51259 Anno 2015
Presidente: CARCANO DOMENICO
Relatore: GIORDANO EMILIA ANNA

SENTENZA
Sui ricorsi proposto dal difensore di:
Di Meglio Umberto, n. a Napoli il 27.4.1976;
Di Meglio Umberto, n. a Napoli il 13.10.1969
Avverso l’ordinanza del 17 dicembre 2014 della Corte di Appello di Roma;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e i ricorsi;
udita la relazione svolta dal Consigliere Emilia Anna Giordano;
letta la richiesta del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale,
Luigi Riello, che ha chiesto di annullare l’ordinanza con rinvio per il giudizio di revisione alla
Corte di appello di Perugia
Ritenuto in fatto e considerato in diritto
1. La Corte di appello di Roma con l’ordinanza indicata in epigrafe, ha dichiarato
inammissibile la richiesta di revisione e rigettato l’istanza di sospensione dell’esecuzione in
corso relativamente alla sentenza di condanna a carico di Di Meglio Umberto cl. 1976 e Di
Meglio Umberto, cl. 1969. Con sentenza della Corte di Assise di Napoli del 6.4.2001 – irr. il
12.3.2003- i predetti venivano condannati alla pena di anni 25 di reclusione e di lire 1.500.000
di multa ciascuno per i reati di cui agli artt. 110, 575, 577, n. 3 cod. pen; artt. 81 cpv., 110,
61 n. 2 cod. pen.; 10-12 e 14 L. 497 del 1974, quali esecutori materiali dell’omicidio di Di
Biase Francesco, commesso in Napoli, zona Quartieri Spagnoli, il 20 aprile 1999.
2. Ricorre per cassazione il difensore dei Di Meglio denunciando la violazione dell’art. 606,
comma 1, lett. e), cod. proc. pen. per mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della
motivazione risultante dal testo del provvedimento impugnato. Deduce il ricorrente che
sebbene la Corte di appello abbia correttamente richiamato i canoni che presiedono alla
1

Data Udienza: 10/11/2015

valutazione della prova nuova ai fini dell’ammissibilità della richiesta di revisione prevista dalla
lett. c) dell’art. 606 cod. proc.pen. non abbia poi tratto dall’inquadramento sistematico le
doverose conseguenze in sede di applicazione al caso concreto. Invero il vaglio preliminare di
ammissibilità della richiesta, previsto dall’art. 634 cod. proc. pen., nel caso in cui la domanda
sia fondata sull’asserita esistenza di una prova nuova, va condotto mediante una sommaria
delibazione dei nuovi elementi addotti per stabilire se siano in astratto idonei a condurre il
ragionamento probatorio ad un esito diverso, favorevole al proscioglimento del condannato ed
a superare così la valutazione delle prove a suo tempo raccolte nel giudizio di cognizione

idoneità delle allegazioni del richiedente a dimostrare l’errore contenuto nel giudicato e a
superarlo. In particolare l’ordinanza impugnata, contravvenendo al richiamato principio
affermato in numerose sentenze di legittimità, non ha correttamente valutato le “nuove prove”
a’ favore dei predetti, prove che concernono il contenuto dell’ordinanza di custodia cautelare in
carcere n. 554/2014 emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli,
nell’ambito del procedimento penale n. 3580/2014 R.N.R. con la quale è stata applicata la
misura a carico di Di Febbraro Nicola, per il reato di omicidio di Di Biasi Francesco, con il ruolo
di esecutore materiale unitamente a tale Sabatino Francesco ( nei confronti del quale non si è
proceduto perché nel frattempo deceduto) e a carico di Sabatino Ettore e Torino Salvatore,
mandanti dell’omicidio e divenuti collaboratori di giustiziai. Dalla medesima ordinanza emerge,
inoltre, al capo E) che sono indiziati del reato di calunnia, aggravata ex art. 7 L. 203/1991
Benzhour Souad e Di Biasi Giuseppe ( figlio del deceduto) già indicati come fonti di prova nel
procedimento culminato con la condanna dei due Di Meglio (mentre non si procede a carico
della Benzhour per il reato di cui all’art. 372 cod. pen. perché estinto per prescrizione). Le
fonti di prova del titolo cautelare sono costituite dalle dichiarazioni rese da Gallozzi Vincenzo,
divenuto collaboratore di giustizia; Di Biasi Emma, figlia della vittima; Sabatino Ettore e Torino
Salvatore, mandanti dell’omicidio di Di Biase. Il Sabatino e il Torino, divenuti collaboratori di
giustizia, hanno inquadrato l’omicidio del Di Biase nel contrasto insorto nel controllo del
Quartiere Sanità di Napoli in risposta all’omicidio di Russo Domenico ed alleato del Sabatino,
sono stati concordi nell’escludere la responsabilità, quali esecutori materiali, dei Di Meglio e
nell’indicare gli esecutori materiali in Di Febbraro Nicola e Sabatino Francesco ( quest’ultimo
figlio di Ettore e nel frattempo deceduto). In particolare Sabatino Ettore ( cfr. pag. 34 e SS.
dell’ordinanza) ha precisato che proprio il Di Febbraro aveva sparato alla vittima, condotta che
nella sentenza a carico dei Di Meglio viene attribuita a Di Meglio Umberto cl. 1969; mentre
Sabatino Ettore, nel corso dell’interrogatorio reso il 13.10.2009, ha precisato che il figlio
Francesco guidava la moto, condotta nella sentenza a carico dei Di Meglio attribuita a Di Meglio
Umberto cl. 76. Premesso il giudizio di attendibilità soggettiva dei dichiaranti, come sviluppato
nell’ordinanza impositiva, e il reciproco riscontro sulla individuazione degli esecutori, la difesa
rileva che erroneamente, nell’ordinanza impugnata, le dichiarazioni dei collaboratori vengono
svilite a dichiarazioni de relato e viene, inoltre, enfatizzato il riferimento a un non meglio
2

restando, comunque, devoluto al successivo giudizio di merito ogni indagine sulla effettiva

specificato Di Meglio, il ruolo di mandante dell’omicidio, trascurando il dato che nella sentenza
di condanna i due ricorrenti sono stati individuati quali esecutori materiali.
3. Parimenti erronea, perché illogica, è la valutazione delle dichiarazioni rese dal Gallozzi,
accorso sulla scena del delitto alle urla della figlia della vittima. Il Gallozzi, ha riferito che Di
Meglio Umberto classe 69, si trovava a casa sua prima dei fatti e che egli accorse a casa del Di
Biase subito dopo l’omicidio e qui sopraggiunsero Di Biase Giuseppe, figlio del deceduto, e la
fidanzata tunisina e che alla sua presenza il Di Biase architettò l’accusa ai Di Meglio e alla sua
protesta, sull’innocenza di Di Meglio Umberto lo minacciò. In seguito il Gallozzi apprese da tale

“non c’entravano nulla”. La difesa evidenzia che nell’ordinanza impugnata si omette di valutare
che la Benzhour non era presente sulla scena del delitto, essendovi sopraggiunta, laddove nel
procedimento a carico dei Di Meglio la Benzhour si accreditò come teste oculare e che nella
stessa non viene valutata la minaccia ricevuta dal Gallozzi e viene, viceversa, valorizzato che
questi non venne addotto a teste a discarico nel giudizio a carico dei Di Meglio. Né hanno
costituito oggetto di valutazione le dichiarazioni di Di Biase Emma, figlia della vittima, che,
uscita di casa, notò in strada, nei pressi del basso del Gallozzi, i due Di Meglio e che mentre si
trovava in strada apprese della sparatoria e giunta a casa riferì al fratello di avere visto in
strada i due Di Meglio e questi prese spunto da ciò per architettare la falsa accusa contro i due,
accusa avallata dalla fidanzata, Benzhour, che non era presente in casa al momento del delitto.
4. Il ricorso è inammissibile perché non sono fondate le censure di manifesta illogicità
dell’ordinanza impugnata.
5. La Corte di appello ha ritenuto inidonee a fondare il giudizio di revisione le dichiarazioni
rese da Sabatino Ettore e Torino Salvatore, che hanno individuato gli esecutori materiali in
persone diverse dagli odierni ricorrenti, tenuto conto che i dichiaranti non erano stati presenti
alla fase di esecuzione del reato e che quindi riferivano pertanto notizie apprese de relato e
della smentita delle dichiarazioni rese da Torino Salvatore circa l’uso di una “mitraglietta con
silenziatore” per l’esecuzione dell’omicidio laddove i primi rilievi, il sequestro dei proiettili e la
consulenza balistica avevano accertato che era stata utilizzata “un’arma da fuoco a carica
singola”. Rileva il Collegio che, sebbene ai fini del giudizio di ammissibilità della richiesta di
revisione non si richieda, nel caso di prove nuove involgenti la responsabilità di terzi e in
ipotetico contrasto con la sentenza oggetto di revisione, che esse siano cristallizzate in una
pronuncia irrevocabile deve, nondimeno, potersene apprezzare l’astratta idoneità, attraverso la
disamina del grado di affidabilità e di conferenza, a comportare la rimozione del giudicato in
relazione alla loro potenziale efficacia di incidere in modo favorevole sulle prove già raccolte e
sul connesso giudizio di colpevolezza. Alla luce di tale criterio non può, pertanto ritenersi
carente o illogico il ragionamento della Corte di merito che, in sede di sommaria verifica dell’
affidabilità e conferenza delle dichiarazioni rese dai collaboratori,

ha valorizzato, onde

escluderne l’attitudine dimostrativa, la natura “de relato” delle dichiarazioni e il contrasto con i
dati cd. di generica, piuttosto che il dato – sottolineato dalla difesa – della convergenza delle

3

Pirozzi che esecutori materiali erano stati tali Nicolino e Sabatino Francesco e che i Di Meglio

dichiarazioni accusatorie sulle persone che sarebbero state incaricate dell’esecuzione
dell’omicidio, tanto più che le dichiarazioni rese dal Sabatino e dal Torino non risultano ancora
sottoposte al vaglio dibattimentale a carico di uno degli accusati ( cioè il Di Febbraro) e che
l’altra persona chiamata in causa, figlio del Sabatino, è nel frattempo deceduta e non può
essere processata. Nell’ordinanza impugnata, ai fini della potenziale incidenza delle
dichiarazioni acquisite a carico dei terzi sul giudizio di colpevolezza degli odierni ricorrenti ha
anche evidenziato, che il Sabatino e il Torino hanno riferito di essere stati i mandanti
dell’omicidio De Biase riconducendone la causale alla vendetta per l’omicidio di Russo

del Russo; che entrambi i ricorrenti avevano partecipato alla decisione di vendicare la morte
del Russo uccidendo un appartenente alla famiglia Di Biasi e che Di Meglio Umberto cl. 69
aveva chiesto “in lacrime” al Sabatino di vendicare l’uccisione del Russo, elementi questi che
non appaiono conferenti con la conclamata estraneità al fatto dei Di Meglio incidendo
negativamente sul giudizio di colpevolezza già formulato a loro carico con la sentenza di cui si
chiede la revisione.
6. Neppure si presta a censure sul piano della logica argonnentativa la valutazione
compiuta dalla Corte di appello circa la inidoneità manifesta a fondare il giudizio di revisione
delle dichiarazioni rese dal Gallozzi e dalla Di Biase, che neppure erano presenti sul luogo
dell’omicidio del Di Biase e che, pertanto, non possono ritenersi, neppure sul piano astratto,
conferenti a rimuovere l’efficacia del giudicato. Nella motivazione dell’ordinanza impugnata si
dà atto che il processo a carico della Benzhour, per il reato di calunnia, è in fase di indagine e
si perviene alla conclusione che le dichiarazioni rese dal Gallozzi e da Di Biase Emma,
astrattamente rilevanti ai fini della prova della natura calunniosa delle dichiarazioni rese dalla
teste oculare, non possono essere verificate incidentalmente richiedendo un autonomo
accertamento in quanto trattasi di prove che rimandano alla falsità di un elemento di prova,
ovvero altro fatto previsto dalla legge come reato. Anche tale conclusione della Corte di merito
è in linea con il disposto della lett. d) dell’art. 630 cod. proc. pen. che presuppone, in caso di
dedotta natura calunniosa delle prove poste a fondamento della sentenza di condanna, un
accertamento irrevocabile a carico del terzo non potendo farsi luogo, in via incidentale,
all’accertamento della natura calunniosa delle dichiarazioni poste a fondamento della sentenza
7. Alla declaratoria di inammissibilità consegue la condanna dei ricorrenti al pagamento
delle spese processuali e, in ragione della colpa ravvisabile nella causa di inammissibilità, al
pagamento di una somma, determinata, in euro mille, a favore della Cassa delle Ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali
e ciascuno a quello della somma di euro mille in favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso in Roma, il 10 novembre 2015
Il Consigliere estensore

Domenico ed al predominio nel quartiere nel quale operavano anche i Di Meglio, legati al clan

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA