Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 511 del 07/01/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 511 Anno 2015
Presidente: PETTI CIRO
Relatore: GALLO DOMENICO

SENTENZA

Sul ricorso proposto da
De Felice Josè, nato a Portici il 26/4/1972
avverso la sentenza 14/2/2014 della Corte d’appello di Lecce, I sezione
penale;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Domenico Gallo;
udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore generale,
Massimo Galli, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso;

RITENUTO IN FATTO

1.

Con sentenza in data 14/2/2014, la Corte di appello di Lecce

confermava la sentenza del Tribunale di Lecce, in data 3/5/2012, che aveva
condannato De Felice Josè alla pena di anni uno di reclusione ed €.310,00 di
multa per il reato di concorso in uso abusivo di carta di credito.

2.

La Corte territoriale respingeva le censure mosse con l’atto d’appello,

e confermava le statuizioni del primo giudice, ritenendo accertata la penale

Data Udienza: 07/01/2015

responsabilità dell’imputato in ordine al reato a lui ascritto ed equa la pena
inflitta;

3.

Avverso tale sentenza propone ricorso l’imputato per mezzo del suo

difensore di fiducia, sollevando un unico motivo di gravame con il quale
deduce il vizio di manifesta illogicità della motivazione, dolendosi che il
giudice d’appello si sia riportato alla motivazione della sentenza di primo
grado senza approfondire il tema della prova dell’imputato al di là di ogni

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.

Il ricorso è inammissibile in quanto basato su motivi non consentiti

nel giudizio di legittimità perchè aspecifici.

2.

Il ricorrente, infatti, si duole genericamente di assenza di

motivazione in ordine alla prova della colpevolezza dell’imputato, senza
alcuna correlazione fra le ragioni argomentate della sentenza impugnata,
che il ricorso non prende neanche in considerazione, e quelle poste a
fondamento dell’impugnazione. Per consolidata giurisprudenza di questa
Corte, il fatto che nessuna argomentazione sia svolta nel ricorso, in ordine
alle valutazioni espresse dal giudice di appello sui vari motivi, determina
l’inammissibilità del ricorso. In proposito è stato ulteriormente ribadito che
è inammissibile il ricorso per cassazione quando manchi l’indicazione della
correlazione tra le ragioni argomentate dalla decisione impugnata e quelle
poste a fondamento dell’atto d’impugnazione, atteso che quest’ultimo non
può ignorare le affermazioni del provvedimento censurato (Cass. Sez. 2,
Sentenza n. 11951 del 29/01/2014 Ud. (dep. 13/03/2014) Rv. 259425 ).
3.

Ai sensi dell’articolo 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che

dichiara inammissibile il ricorso, l’imputato che lo ha proposto deve essere
condannato al pagamento delle spese del procedimento, nonché ravvisandosi profili di colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità – al pagamento a favore della Cassa delle ammende di una
somma che, alla luce del dictum della Corte costituzionale nella sentenza n.
186 del 2000, si stima equo determinare in euro 1.000,00 (mille/00).

2

ragionevole dubbio.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro mille alla Cassa delle ammende.
Così deciso, il 7 gennaio 2015

Il Presidente

Il Consigliere estensore

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