Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 51078 del 10/11/2015


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 51078 Anno 2015
Presidente: SIOTTO MARIA CRISTINA
Relatore: SANDRINI ENRICO GIUSEPPE

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
FOKS MONICA N. IL 14/05/1971
avverso l’ordinanza n. 425/2013 TRIBUNALE di VERONA, del
26/05/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ENRICO GIUSEPPE
SANDRINI;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott. SANN, sp tukci

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Data Udienza: 10/11/2015

RITENUTO IN FATTO
1. Con ordinanza in data 26.05.2014 il Tribunale di Verona, in funzione di giudice
dell’esecuzione, ha rigettato l’istanza con cui Foks Monica aveva chiesto
l’applicazione della disciplina del reato continuato in sede esecutiva con riguardo
ai fatti giudicati con una pluralità di sentenze irrevocabili di condanna, ritenendo
la natura vaga e indeterminata delle circostanze allegate nell’istanza a sostegno
della riconducibilità dei reati a un medesimo disegno criminoso (e costituite dalla
comune tipologia delle violazioni e delle relative modalità commissive, nonché

2.

Ricorre per cassazione Foks Monica, a mezzo del difensore, deducendo

violazione di legge, in relazione all’art. 671 cod.proc.pen., e vizio di motivazione
dell’ordinanza impugnata, rilevando l’esistenza nella fattispecie di una pluralità di
indici rivelatori della continuazione, rappresentati dalla omogeneità delle
condotte e del bene giuridico offeso dai fatti-reato, tutti relativi alla violazione
dell’art. 73 DPR n. 309 del 1990, dalle modalità analoghe di realizzazione dei
fatti, tutti commessi nello stesso luogo (Verona), dalla comune riconducibilità
delle violazioni alla condizione di tossicodipendenza della ricorrente; lamenta
l’omessa considerazione di tali indici da parte del provvedimento impugnato, la
cui motivazione si era limitata a mere formule di stile e al richiamo di
orientamenti giurisprudenziali astratti, non calati nel contesto concreto.
3.

Il Procuratore Generale ha rassegnato conclusioni scritte, chiedendo

l’annullamento con rinvio dell’ordinanza impugnata.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è fondato e va accolto, per le ragioni che seguono.
2. Dal testo dell’istanza originaria, formulata ai sensi dell’art. 671 cod.proc.pen.
al giudice dell’esecuzione, risulta che la ricorrente aveva dedotto esplicitamente
la propria condizione di tossicodipendente (anche allegando documentazione a
supporto) come elemento unificatore delle condotte integranti ì reati, giudicati
con sentenze diverse, per i quali era stata chiesta l’applicazione della disciplina
della continuazione, tutti costituiti da violazioni dell’art. 73 DPR n. 309 del 1990
realizzate, in tempi diversi, nella medesima località (Verona).
L’ordinanza impugnata ha omesso di valutare l’incidenza (anche solo al fine,
eventualmente, di escluderla) di tale – allegata – condizione di tossicodipendenza
sugli elementi che devono essere considerati, alla stregua dell’espresso disposto
dell’art. 671 comma 1 del codice di rito, nel giudizio demandato al giudice
dell’esecuzione sulla ricorrenza dei presupposti del reato continuato, rigettando
l’istanza sulla scorta di proposizioni di natura essenzialmente assertiva che non
hanno operato un raffronto critico e motivato tra l’indice rivelatore di una
possibile identità di disegno criminoso, ricavabile dalla consumazione dei reati in
1

dalla vicinanza dei luoghi di consumazione delle condotte).

relazione allo stato di tossicodipendenza del suo autore, e gli eventuali elementi
di contrasto emergenti dalle sentenza di condanna.
Sotto tale, assorbente, profilo sussiste la denunciata carenza e incongruenza
della motivazione del provvedimento gravato (Sez. 1 n. 18242 del 4/04/2014,
Rv. 259192, secondo cui la consumazione di più reati in relazione allo stato
di tossicodipendenza del soggetto, pur non essendo condizione necessaria o
sufficiente ai fini di riconoscere la continuazione, ne costituisce comunque un
potenziale indice rivelatore che deve formare oggetto di specifico esame da parte

prospettato dal condannato), che ne impone l’annullamento con rinvio al
Tribunale di Verona (in diversa composizione: Corte Cost. n. 183 del 2013)
perché proceda a nuovo esame dell’istanza, da compiersi in piena libertà ma
colmando le evidenziate lacune argomentatíve.
P.Q.M.
Annulla l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di Verona.
Così deciso il 10/11/2015

del giudice dell’esecuzione qualora emerga dagli atti o sia stato altrimenti

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