Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 51008 del 05/11/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 51008 Anno 2015
Presidente: FIALE ALDO
Relatore: RAMACCI LUCA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
MAZZEO GIUSEPPE N. IL 09/03/1970
avverso la sentenza n. 1951/2010 CORTE APPELLO di
CATANZARO, del 07/07/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 05/11/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. LUCA RAMACCI
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. C_che ha concluso per .,z;:„..z_e_32_,,,,j 7-k

Udito, per la parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv.

Data Udienza: 05/11/2015

RITENUTO IN FATTO

1. La Corte di appello di Catanzaro, con sentenza del 7/7/2014 ha riformato,
riqualificando il reato ascritto all’imputato ai sensi dell’art. 73, comma 5 d.P.R.
309\90 e rideterminando la pena originariamente inflitta, la decisione con la

preliminare del Tribunale di Vibo Valentia aveva ritenuto Giuseppe MAZZEO
responsabile dell’illecita detenzione, per fini di spaccio, di kg 1,03 di sostanza
stupefacente del tipo marijuana (fatto accertato in Limbadi il 22/7/2009).
Avverso tale pronuncia il predetto propone ricorso per cassazione tramite il
proprio difensore di fiducia, deducendo i motivi di seguito enunciati nei limiti
strettamente necessari per la motivazione, ai sensi dell’art. 173 disp. att. cod.
proc. pen.

2. Con un unico motivo di ricorso deduce la mancata assunzione di una
prova decisiva ed il vizio di motivazione, rilevando che i giudici del merito,
ritenuto sufficiente, ai fini della dimostrazione della effettiva natura stupefacente
della sostanza sequestrata, il solo espletamento del «narcotest», avrebbero
immotivatamente respinto la richiesta di perizia chimico – tossicologica sulla
sostanza, sollecitata, nel giudizio si appello, attraverso un’istanza di rinnovazione
dell’istruzione dibattimentale.
Aggiunge che la sentenza impugnata sarebbe illogica laddove fonda il
proprio convincimento sulla base di elementi del tutto inidonei a dimostrare la
natura stupefacente della sostanza rinvenuta in suo possesso.
Insiste, pertanto, per l’accoglimento del ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è inammissibile.
La Corte territoriale ha ritenuto dimostrata la capacità drogante della
sostanza sequestrata ponendo in evidenza, oltre al positivo esito del «narcotest»,
anche alcuni dati fattuali ritenuti significativi e, segnatamente, le modalità di
rinvenimento della sostanza, contenuta in uno zaino del quale l’imputato si era
disfatto nel tentativo di sfuggire alla polizia giudiziaria e le dichiarazioni dello
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quale, in data 26/5/2010, a seguito di giudizio abbreviato, il Giudice dell’udienza

stesso imputato in sede di convalida dell’arresto, avendo egli ammesso l’acquisto
della sostanza per 2.000,00 euro, omettendo di indicare il venditore e le persone
che lo avevano incaricato dell’acquisto e la sua destinazione allo spaccio.
I giudici del gravame, inoltre, indicano come inverosimile il fatto che
l’imputato non si sia accertato, prima del pagamento di una somma di denaro
non indifferente, della qualità della sostanza che stava acquistando, escludendo
così la possibilità che lo stesso possa essere stato vittima di un imbroglio
orchestrato dall’ignoto venditore.

principio attivo e del numero di dosi effettivamente ricavabili dallo stupefacente
in sequestro, ha ritenuto di riqualificare il fatto, in senso più favorevole
all’imputato, collocando i fatti nella meno grave fattispecie di cui all’art. 73,
comma 5 d.P.R. 309\90, applicando la pena ora stabilita per tale autonoma
ipotesi di reato.

2. Ciò premesso, ritiene il Collegio che la sentenza impugnata sia
giuridicamente corretta ed adeguatamente motivata.
Va in primo luogo rilevato che l’imputato, in primo grado, ha optato per il
giudizio abbreviato non condizionato.
La scelta del giudizio abbreviato non preclude al giudice di appello la
possibilità di disporre d’ufficio i mezzi di prova ritenuti assolutamente necessari
per l’accertamento dei fatti che formano oggetto della decisione, secondo il
disposto dell’art. 603, comma 3, cod. proc. pen., dovendosi tuttavia escluder,g,
per l’imputato che a tale rito abbia fatto ricorso, la sussistenza di un diritto alla
richiesta di rinnovazione del dibattimento e, per il giudice, di un obbligo di
motivare il rigetto della richiesta, poiché chiedendo di essere giudicato allo stato
degli atti l’imputato rinuncia all’acquisizione di ulteriori prove, tranne quelle alla
cui acquisizione, eventualmente, il giudizio abbreviato era stato subordinato (v.
Sez. 1, n. 35846 del 23/5/2012, RG. in proc. Andati, Rv. 253729; Sez. 2, n. 3609
del 18/1/2011, Sermone e altri, Rv. 249161; Sez. 6, n. 45240 del 10/11/2005,
Spagnoli, Rv. 233506; Sez. 1, n. 7246 del 5/3/1999, Brollo, Rv. 213702; Sez. 3, n.
7143 del 6/5/1998, Zymaj N ed altro, Rv. 211216; Sez. U, n. 930 del 13/12/1995
(dep. 1996), Clarke, Rv. 203427).
Alle parti resta, dunque, la possibilità di sollecitare i poteri suppletivi di
iniziativa probatoria che spettano al giudice di appello e la scelta del giudice ha
natura discrezionale, non censurabile in sede di legittimità (Sez. 5, n. 8384 del
27/9/2013 (dep. 2014), Trubia, Rv. 259045; Sez. 2, n. 45329 del 1/10/2013,
Caricola, Rv. 257498; Sez. 2, n. 14649 del 21/12/2012 (dep. 2013), Santostasi,
Rv. 255358; Sez. 1, n. 13756 del 24/1/2008 (dep. 2008), Diana, Rv. 239767).

2

La Corte territoriale, tuttavia, in mancanza di una precisa quantificazione del

Si è ulteriormente chiarito come, dal momento che, nell’ambito del giudizio
abbreviato, la mera sollecitazione probatoria non è idonea a far sorgere in capo
all’istante quel diritto alla prova, al cui esercizio ha rinunciato formulando la
richiesta di rito alternativo non condizionato, il mancato accoglimento di tale
richiesta non può costituire vizio censurabile ex art. 606, comma primo, lett. d)
cod. proc. pen. (Sez. 5, n. 27985 del 05/02/2013, Rossi, Rv. 255566; Sez. 6, n.
15086 del 8/3/2011, Della Ventura e altri, Rv. 249910; Sez. 5, n. 5931 del

3. Nel caso in esame, dunque, il giudice dell’impugnazione ha correttamente
operato, adeguandosi ai principi giurisprudenziali appena richiamati, tanto più
che la prova richiesta e ritenuta decisiva consisteva nell’espletamento di una
perizia, la quale, per il suo carattere «neutro», sottratto alla disponibilità delle
parti e rimesso alla discrezionalità del giudice, sempre secondo la giurisprudenza
di questa Corte, non può farsi rientrare nel concetto di prova decisiva (Sez. 6, n.
43526 del 3/10/2012, Ritorto e altri, Rv. 253707; Sez. 4, n. 14130 del 22/1/2007,
Pastorelli e altro, Rv. 236191; Sez. 4, n. 4981 del 5/12/2003 (dep.2004), RG. in
proc. Ligresti ed altri, Rv. 229665; Sez. 6, n. 37033 del 18/6/2003, Brunetti, Rv.
228406 ed altre prec. conf.).

4. Parimenti corretta risulta, inoltre, la riconosciuta validità del «narcotest» e
degli altri elementi fattuali valorizzati nella sentenza impugnata e
precedentemente ricordati, per ritenere dimostrata l’efficacia drogante della
sostanza sequestrata.
Si è escluso che, per stabilire l’effettiva natura stupefacente di una sostanza,
sia necessario ricorrere ad una perizia tossicologica, ben potendo sopperire altri
elementi di prova, quali le dichiarazioni testimoniali e gli accertamenti di polizia
(Sez. 4, n. 22238 del 29/1/2014, Feola e altri, Rv. 259157; Sez. 6, n. 43226 del
26/9/2013, Hu, Rv. 257462; Sez. 4, n. 4817 del 20/11/2003 (dep. 2004), De
Lorenzo ed altri, Rv. 229364)
Con particolare riferimento al «narcotest», la sufficienza di tale
accertamento, unitamente ad altri elementi significativi, al fine di accertare la
natura di stupefacente di una sostanza, è stata ripetutamente riconosciuta (Sez.
3, n. 22498 del 17/3/2015, Ristucchi e altro, Rv. 263784; Sez. 6, n. 43226 del
26/9/2013, Hu, Rv. 257462, cit.; Sez. 4, n. 4817 del 20/11/2003 (dep. 2004), De
Lorenzo ed altri, Rv. 229364, cit.; Sez. 4, n. 2259 del 14/12/1993 (dep.1994), RG.
in proc. Zecchini, Rv. 197733), ricordando anche come tale verifica consista in
«un accertamento qualitativo mediante analisi speditiva, utile per l’immediato
riscontro di sostanze stupefacenti, composto da una serie di saggi cromatici che

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07/12/2005 (dep. 2006), Capezzuto, Rv. 233845).

consentono di riconoscere e distinguere con oggettività i principi attivi. Soltanto
per valutare l’entità o indice di tali principi attivi, occorre procedere al più
approfondito esame chimicotossicologico sulla sostanza stessa» (così la sentenza
22498/2015 sopra citata).

5. Il ricorso, conseguentemente, deve essere dichiarato inammissibile e alla
declaratoria di inammissibilità – non potendosi escludere che essa sia ascrivibile
a colpa del ricorrente (Corte Cost. 7-13 giugno 2000, n. 186) – consegue l’onere

Cassa delle ammende, della somma, equitativamente fissata, di euro 1.000,00

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese del procedimento e della somma di euro 1.000,00 (mille) in favore della
Cassa delle ammende.
Così deciso in data 5.11.2015

delle spese del procedimento, nonché quello del versamento, in favore della

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