Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 51003 del 05/11/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 51003 Anno 2015
Presidente: FIALE ALDO
Relatore: RAMACCI LUCA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
MARIONI LUCA N. IL 17/02/1986
avverso la sentenza n. 28340/2013 GIP TRIBUNALE di ROMA, del
26/05/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 05/11/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. LUCA RAMACCI
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. e COL.Q.s
i
che ha concluso per

Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit i difensor Avv. Q,

Data Udienza: 05/11/2015

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 26/5/2014, il Tribunale di Roma ha applicato a Luca
MARIONI la pena concordata per il reato di cui all’articolo 73, comma 1, d,P.R.
309\90, per l’illecita detenzione di kg 26,470 lordi di hashish e kg 15,00 di

Avverso tale decisione il predetto propone ricorso per cassazione tramite il
proprio difensore di fiducia.

2. Con un unico motivo di ricorso deduce che il giudice si sarebbe limitato a
rilevare l’assenza di condizioni per l’applicabilità dell’articolo 129 cod. proc. pen.
con un generico riferimento alle fonti di prova, senza indicare compiutamente le
ragioni del proprio convincimento in ordine alla responsabilità dell’imputato per i
fatti contestatigli.
Insiste, pertanto, per l’accoglimento del ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è inammissibile.
Occorre preliminarmente ricordare che, in tema di “patteggiamento”, il rito
prescelto non consente la prospettazione, in sede di legittimità, di questioni che
risultino incompatibili con la richiesta di applicazione della pena formulata per il
fatto contestato e per la relativa qualificazione giuridica risultante dalla
contestazione, poiché l’accusa come giuridicamente qualificata non può essere
rimessa in discussione, presupponendosi la rinuncia a far valere qualunque
eccezione di nullità, anche assoluta, diversa da quelle attinenti alla richiesta di
patteggiamento e al consenso a essa prestato (ex pl. Sez. V n. 21287, 04 giugno
2010; Sez. 2, n. 6383 del 29/1/2008, De Blasio e altri, Rv. 239449).
Va aggiunto che l’accordo intervenuto esonera l’accusa dall’onere della
prova e comporta che la sentenza che recepisce l’accordo fra le parti sia da
considerare sufficientemente motivata con una succinta descrizione del fatto
(deducibile dal capo d’imputazione), con l’affermazione della correttezza della
qualificazione giuridica di esso, con il richiamo all’articolo 129 cod. proc. pen. per
escludere la ricorrenza di alcuna delle ipotesi ivi previste, con la verifica della
1

marijuana (in Roma, 2/12/2013).

congruità della pena patteggiata ai fini e nei limiti di cui all’art. 27 Cost. (Sez. 4,
n. 34494 del 13/7/2006, P.G. in proc. Koumya, Rv. 234824).

2. Nella fattispecie, il giudice ha compiutamente richiamato le risultanze
degli atti di indagine e ha rilevato la correttezza della qualificazione giuridica del
fatto e dell’insussistenza delle condizioni di applicabilità dell’articolo 129 cod.
proc. pen.
L’onere motivazionale risulta, pertanto, alla luce dei condivisibili principi

3. Quanto premesso comporta, pertanto, la dichiarazione di inammissibilità
del ricorso e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del
procedimento nonché al versamento in favore della Cassa delle Ammende, di
una somma determinata, equamente, in Euro 1.500,00 tenuto conto del fatto che
non sussistono elementi per ritenere che “la parte abbia proposto ricorso senza
versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità” (Corte Cost.
186/2000).

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese del procedimento e della somma di euro 1.500,00 in favore della Cassa
delle ammende.
Così deciso in data 5.11.2015

dianzi richiamati, adeguatamente assolto.

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