Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 50869 del 26/11/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 50869 Anno 2015
Presidente: ROTUNDO VINCENZO
Relatore: CAPOZZI ANGELO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
SPINELLI DANIELA N. IL 27/09/1981
avverso la sentenza n. 112/2015 TRIBUNALE di PESCARA, del
30/01/2015
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ANGELO CAPOZZI;

Data Udienza: 26/11/2015

P

24076/15 RG

Motivi della decisione

Con la sentenza indicata in epigrafe il Tribunale di Pescara ha applicato a SPINELLI Daniela ai
sensi dell’art. 444 cod. proc. pen., la pena concordata per il reato di cui alli art. 385 c.p..

Tanto premesso, si osserva che l’impugnazione si rivela inammissibile perché manifestamente
infondata.
In presenza di richiesta di applicazione di pena ex art. 444 cod. proc. pen., il giudice adempie
all’obbligo di motivazione indicando le ragioni per le quale ritiene conforme a legge la
qualificazione giuridica data dalle parti al fatto di reato, assente ogni causa di non punibilità e
adeguata l’entità della pena indicata, esulando da tale suo obbligo ogni accertamento, e
conseguente motivazione, sulla prova del reato e dei suoi elementi costitutivi, in quanto
l’imputato, richiedendo lo speciale rito di cui all’art. 444 cod. proc. pen., ha rinunciato ad ogni
contestazione probatoria rispetto a quanto sul punto dedotto dal pubblico ministero (Sez. 1, n.
1480 del 24/02/1997, Magelli, Rv. 207216). Inoltre, nel ricorso per cassazione, avverso
sentenza che applichi la pena nello misura patteggiata tra le parti, non è ammissibile proporre
motivi concernenti la misura della pena, a meno che si versi in ipotesi di pena illegale. La
richiesta di applicazione della pena e l’adesione alla pena proposta dall’altra parte integrano,
infatti, un negozio di natura processuale che, una volta perfezionato con la ratifica del giudice
che ne ha accertato la correttezza, non è revocabile unilateralmente, sicché la parte che vi ha
dato origine, o vi ha aderito e che ha così rinunciato a far valere le proprie difese ed eccezioni,
non è legittimata, in sede di ricorso per cassazione, a sostenere tesi concernenti la congruità
della pena, in contrasto con l’impostazione dell’accordo al quale le parti processuali sono
addivenute.(Sez. 3, n. 18735 del 27/03/2001 Ciliberti Rv. 219852).
Il giudice, nell’applicare la pena concordata, si è conformato alle indicazioni di questa Corte
regolatrice e, adeguandosi a quanto contenuto nell’accordo tra le parti od esplicitando
l’effettuazione dei controlli a lui demandati, ha soddisfatto in maniera adeguata all’obbligo di
motivazione, calibrato in rapporto alla speciale natura dell’accertamento in sede di applicazione
della pena su richiesta delle parti (Cass. Sez. U del 27/03/1992, Di Benedetto; Sez. U del
27/09/1995, Serafino; Sez. U del 25/11/1998, Messina) laddove ha giudicato insussistenti le
condizioni per procedere a pronunzia ai sensi dell’art. 129 c.p.p..

All’inammissibilità dell’impugnazione segue, come per legge, la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali ed al versamento di una somma in favore della cassa delle
ammende, che stimasi equo quantificare in euro 1300,00 (millecinquecento).

P. Q. M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di Euro 1.500,00 (millecinquecento) in favore della cassa delle ammende.
Roma, 26.11.2015

Contro la sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’imputato, a mezzo del difensore,
deducendo vizio della motivazione in ordine sia all’elemento psicologico del reato in relazione
alla mancata comprensione di essere stata sottoposta agli arresti domiciliari non essendole
stato applicato il braccialetto elettronico, sia alla determinazione della pena.

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