Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 50821 del 26/11/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 50821 Anno 2015
Presidente: ROTUNDO VINCENZO
Relatore: CAPOZZI ANGELO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
EL ASSRI EL MAATI N. IL 13/01/1989
AKKOUCHE MOHAMED N. IL 05/07/1989
avverso la sentenza n. 558/2015 TRIBUNALE di PAVIA, del
14/04/2015
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ANGELO CAPOZZI;

Data Udienza: 26/11/2015

v

23225/15 RG
Motivi della decisione

Con la sentenza indicata in epigrafe il Tribunale di Pavia ha applicato a EL ASSRI El Maati e
AKKOUCHE Mohamed, ai sensi dell’art. 444 cod. proc. pen., la pena concordata per il reato di
cui agli artt. 110, 337 c.p. ( per entrambi) ed altro (per il solo EL ASSRI).

Tanto premesso, si osserva che le impugnazioni si rivelano inammissibili perché proposte – il
primo – per motivi non consentiti ed il secondo perché manifestamente infondato.

In presenza di richiesta di applicazione di pena ex art. 444 cod. proc. pen., il giudice adempie
all’obbligo di motivazione indicando le ragioni per le quale ritiene conforme a legge la
qualificazione giuridica data dalle parti al fatto di reato, assente ogni causa di non punibilità e
adeguata l’entità della pena indicata, esulando da tale suo obbligo ogni accertamento, e
conseguente motivazione, sulla prova del reato e dei suoi elementi costitutivi, in quanto
l’imputato, richiedendo lo speciale rito di cui all’art. 444 cod. proc. pen., ha rinunciato ad ogni
contestazione probatoria rispetto a quanto sul punto dedotto dal pubblico ministero (Sez. 1, n.
1480 del 24/02/1997, Magelli, Rv. 207216). Inoltre, nel ricorso per cassazione, avverso
sentenza che applichi la pena nella misura patteggiata tra le parti, non è ammissibile proporre
motivi concernenti la misura della pena, a meno che si versi in ipotesi di pena illegale. La
richiesta di applicazione della pena e l’adesione alla pena proposta dall’altra parte integrano,
infatti, un negozio di natura processuale che, una volta perfezionato con la ratifica del giudice
che ne ha accertato la correttezza, non è revocabile unilateralmente, sicché la parte che vi ha
dato origine, o vi ha aderito e che ha così rinunciato a far valere le proprie difese ed eccezioni,
non è legittimata, in sede di ricorso per cassazione, a sostenere tesi concernenti la congruità
della pena, in contrasto con l’impostazione dell’accordo al quale le parti processuali sono
addivenute.(Sez. 3, n. 18735 del 27/03/2001 Ciliberti Rv. 219852).
Il giudice, nell’applicare la pena concordata, si è conformato alle indicazioni di questa Corte
regolatrice e, adeguandosi a quanto contenuto nell’accordo tra le parti ed esplicitando
l’effettuazione dei controlli a lui demandati, ha soddisfatto in maniera adeguata all’obbligo di
motivazione, calibrato in rapporto alla speciale natura dell’accertamento in sede di applicazione
della pena su richiesta delle parti (Cass. Sez. U del 27/03/1992, Di Benedetto; Sez. U del
27/09/1995, Serafino; Sez. U del 25/11/1998, Messina) laddove ha giudicato congrua la pena
concordata, corretta la qualificazione giuridica dei reati ed insussistenti i presupposti per
pronuncia ai sensi dell’art. 129 c.p.p., richiamando specificamente gli atti di indagine e
l’ammissione sostanziale degli addebiti da parte degli imputati.

All’inammissibilità delle impugnazioni segue, come per legge, la condanna dei ricorrenti al
pagamento delle spese processuali e ciascuno al versamento di una somma in favore della
cassa delle ammende, che stimasi equo quantificare in euro 1.500,00 (millecinquecento).
P. Q. M.
dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e
della somma di Euro 1.500,00 (millecinquecento) in favore della cassa delle ammende.
Roma, 26.11.2015

Contro la sentenza hanno proposto ricorso per cassazione gli imputati:
EL ASSRI, personalmente, deduce vizio della motivazione in relazione alla determinazione
della pena ed all’art. 133 c.p.
AKKOUCHE, a mezzo del difensore, deduce vizio della motivazione in ordine all’art. 129 c.p.p.
ed alla qualificazione del fatto.

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