Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 50602 del 20/11/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 50602 Anno 2015
Presidente: SAVANI PIERO
Relatore: PALLA STEFANO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
PIRAS DAVIDE N. IL 12/04/1988
avverso la sentenza n. 384/2012 CORTE APPELLO di CAGLIARI, del
17/11/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. STEFANO PALLA;

Data Udienza: 20/11/2015

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Piras Davide ricorre avverso la sentenza 17.11.14 della Corte di appello di Cagliari che ha
confermato quella in data 16.12.11 del G.u.p. di Lanusei con la quale è stato condannato, per il
reato di furto aggravato, concesse attenuanti generiche prevalenti, alla pena di mesi 4 di reclusione
ed € 400,00 di multa.
Deduce il ricorrente, nel chiedere l’annullamento dell’impugnata sentenza, violazione dell’art.606,

d’uso, avendo il Piras nell’immediatezza spiegato ai verbalizzanti che l’auto gli era stata prestata
dalla proprietaria alla quale l’avrebbe restituita una volta recatosi a controllare il bestiame, tanto che
la stessa parte lesa aveva poi rimesso la querela.
Osserva la Corte che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, perché manifestamente
infondato, dal momento che legittimamente è stata dai giudici territoriali ritenuto il reato di furto
aggravato di cui all’imputazione, e non quello di furto d’uso, avendo il teste Congiu Antonio
nettamente escluso — hanno sottolineato i giudici di appello — di aver mai consentito a terzi, tanto
meno al Piras che pure conosceva, di mettersi alla guida della sua vettura, autorizzazione non
concessa neanche dalla formale intestataria dell’automezzo, Congiu Arianna, che si era infatti recata
assieme al fratello dai carabinieri per denunciare il furto.
Lo stesso imputato — hanno significativamente precisato i giudici di secondo grado — dal canto suo,
in sede di spontanee dichiarazioni, dopo aver ammesso di aver preso direttamente l’auto in
questione, trovata aperta e con le chiavi inserite nel quadro di accensione, non aveva fatto cenno
alla tesi sostenuta nell’immediatezza, di aver cioè preso in prestito l’auto dal proprietario, la quale
quindi del tutto correttamente è stata ritenuta un’alternativa ‘di fantasia’.
Alla inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende che reputasi equo determinare in
€1.000,00.

comma 1, lett.c) ed e) c.p.p. per non avere il giudice di appello ritenuto sussistente il reato di furto

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di € 1.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Roma, 20 novembre 2015

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