Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 50300 del 10/11/2015


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 2 Num. 50300 Anno 2015
Presidente: FIANDANESE FRANCO
Relatore: RAGO GEPPINO

SENTENZA
su ricorso proposto da:
1. MASCIA IGNAZIO nato il 24/03/1967;
2.

MANUNZA NICOLA nato il 22/09/1984;

avverso la sentenza del 15/10/2013 della Corte di Appello di Cagliari;
Visti gli atti, la sentenza ed il ricorso;
udita la relazione fatta dal Consigliere dott. Geppino Rago;
udito il Procuratore Generale in persona del dott. Luigi Birritteri che ha concluso
per il rigetto;
FATTO e DIRITTO
1. Con sentenza in data 15/10/2013, la Corte di Appello di Cagliari
confermava la sentenza con la quale, in data 29/10/2009, il giudice monocratico
del tribunale della medesima città aveva ritenuto MASCIA Ignazio e MANUNZA
Nicola colpevoli del reato di ricettazione di 39 kg di cavi di rame di provenienza
furtiva.

2. Avverso la suddetta sentenza, entrambi gli imputati, a mezzo del
comune difensore, hanno proposto un unico ricorso per cassazione deducendo la
violazione dell’art. 606 lett. e) cod. proc. pen. sia perché essi si erano limitati ad
appropriarsi di cose smarrite avendo trovato la matassa di rame abbandonata in
campagna, sia perché, a tutto concedere, mancava l’elemento psicologico.

3. Il ricorso è manifestamente infondato.

Data Udienza: 10/11/2015

La censura, infatti, riproposta con il presente ricorso, va ritenuta null’altro
che un modo surrettizio di introdurre, in questa sede di legittimità, una nuova
valutazione di quegli elementi fattuali già ampiamente presi in esame dalla Corte
di merito la quale, con motivazione logica, priva di aporie e del tutto coerente
con gli indicati elementi probatori, ha puntualmente disatteso la tesi difensiva.
Pertanto, non avendo i ricorrenti evidenziato incongruità, carenze o
contraddittorietà motivazionali, la censura, essendo incentrata tutta su una
nuova ed alternativa rivalutazione di elementi fattuali e, quindi, di mero merito,

Sul punto, va, infatti, rilevato che, in sede di legittimità, non è possibile
dedurre come motivo il “travisamento del fatto”, giacchè è preclusa la possibilità
per il giudice di legittimità di sovrapporre la propria valutazione delle risultanze
processuali a quella compiuta nei precedenti gradi di merito: ex plurimis Cass.
4675/2006 Rv. 235656.
In conclusione, l’impugnazione deve ritenersi inammissibile a norma
dell’art. 606/3 c.p.p, per manifesta infondatezza: alla relativa declaratoria
consegue, per il disposto dell’art. 616 c.p.p., la condanna dei ricorrenti al
pagamento delle spese processuali, nonché al versamento in favore della Cassa
delle Ammende di una somma che, ritenuti e valutati i profili di colpa emergenti
dal ricorso, si determina equitativamente in C 1.000,00 ciascuno.
P.Q.M.
DICHIARA
Inammissibile il ricorso e
CONDANNA
i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e ciascuno della somma di C
1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende
Roma 10/11/2015
IL PRESIDENTE
( ott. Francp Fiandanese)

va dichiarata inammissibile.

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA