Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 50257 del 25/11/2015


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 50257 Anno 2015
Presidente: MILO NICOLA
Relatore: TRONCI ANDREA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
MENDEZ CABRERA DARYELIN KATIUSCIA N. IL 23/09/1993
DURAN DOMINGUEZ NELSON EDUARDO N. IL 31/08/1979
avverso la sentenza n. 2346/2014 CORTE APPELLO di ROMA, del
30/10/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 25/11/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. ANDREA TRONCI
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Q. c(z.,k&J GD,LD
che ha concluso per titkk h VA
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Udito, per

arte civile, l’Avv

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Data Udienza: 25/11/2015

R.G.N.R. n. 3498/13
R.G.Cass. n. 30756/15

Corte Suprema di Cassazione

CONSIDERATO IN FATTO

1.

Con sentenza in data 30.10.2014, la Corte di Appello di Roma confermava la

sentenza con cui il g.u.p. presso il Tribunale di Civitavecchia, all’esito del relativo giudizio
abbreviato, aveva dichiarato i cittadini venezuelani MENDEZ CABRERA Daryelin

sensi degli artt. 110 c.p., 73 co. 1 bis e 80 co. 2 D.P.R. 309/90, per l’effetto condannandoli
— previo riconoscimento delle attenuanti generiche, valutate prevalenti sulla contestata
aggravante, quanto alla MENDEZ CABRERA, ed equivalenti, quanto al DURAN
DOMINGUEZ — alla pena di giustizia, nell’ordine, di anni 3, mesi 8 di reclusione ed euro
26.000,00 di multa e di anni 4, mesi 8 di reclusione ed euro 30.000,00 di multa, cui
seguivano la sanzione accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici e la
statuizione di restituzione agli aventi diritto di quanto in sequestro, fatta eccezione della
droga, delle valigie e dei biglietti aerei degli imputati, di cui erano disposte la confisca e la
distruzione. Tanto in relazione all’importazione dell’ingente quantitativo di “20 panetti di

sostanza stupefacente di tipo cocaina, del peso complessivo netto di gr. 6.043,04, con titolo
medio tra il 33,5% ed il 63,8%, pari a complessivi gr. 3.227,1 di principio attivo puro e a
circa 21.512 dosi singole medie”, che venivano sequestrati nei bagni posti in prossimità del
varco di uscita della sala Arrivi Internazionali dell’aeroporto di Fiumicino, segnatamente 8
in un bagno e 12 in quello adiacente, giusto ove era subito prima entrata la MENDEZ
CABRERA, portando con sé un trolley appena consegnatole dall’uomo prontamente
identificato per il DURAN DOMINGUEZ.
Rilevava, inoltre, la Corte territoriale che, poco prima dell’accesso della
MENDEZ CABRERA, i detti bagni erano stati accuratamente controllati dalla p.g., che
aveva predisposto un apposito servizio di osservazione all’interno dell’aeroporto e dai cui
atti emergeva altresì che nessuna persona aveva successivamente fatto ingresso nei servizi,
fino all’effettuazione del sequestro della sostanza stupefacente. E, ancora, che i due
imputati avevano viaggiato su due sedili vicini durante il medesimo volo Caracas — Roma,
giusta le risultanze dei biglietti aerei, contestualmente acquistati nell’aeroporto della
capitale venezuelana corrispondendo il relativo importo in contanti, ambedue i prevenuti
essendo stati altresì trovati in possesso di una copia della prenotazione sulla quale
risultavano riportati i nominativi di entrambi, nonché la data del rientro nel Paese

Katiuscia e DURAN DOMINGUEZ Nelson Eduardo colpevoli del reato loro ascritto ai

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sudamericano, per tutti e due fissata per il 09.06.2013, con volo Alitalia da Roma
Fiumicino a Caracas.

2.

Avverso la menzionata sentenza spiegavano tempestivo ricorso per cassazione i

due imputati, ciascuno a mezzo del proprio difensore di fiducia.
In particolare, il legale del DURAN DOMINGUEZ, avv. Sanchez de Las Heras, a

c.p.p., in ragione del ritenuto carattere contradditorio, ovvero comunque manifestamente
illogico della motivazione posta a base della censurata pronuncia, non avendo la stessa
tenuto nella debita considerazione: a) che il colore rosa del trolley sequestrato avrebbe di
per sé dovuto far presumere la sua chiara appartenenza alla coimputata, essendo “un colore
che difficilmente viene usato da passeggeri di sesso maschile”; b) in ogni caso, che nessun
operante aveva mai visto la MENDEZ CABRERA depositare nei bagni dell’aeroporto i
panetti di sostanza stupefacente, né tanto meno verificato previamente il contenuto del
trolley di cui sopra; c) che, conseguentemente, a fortiori apodittica doveva ritenersi la
relazione istituita fra la sostanza stupefacente ed il DURAN DOMINGUEZ, “colpevole”
unicamente di aver conosciuto la coimputata nell’aeroporto di Caracas, in modo del tutto
casuale, e di aver effettuato con lei il viaggio verso Roma.
2.1

Diversamente articolato risulta il ricorso formalizzato nell’interesse della

MENDEZ CABRERA dall’avv. N. Caricaterra, con cui si denuncia la violazione dell’art.
606 co. 1 lett. b) ed e) del codice di rito, in relazione alla sola ritenuta sussistenza
dell’aggravante prevista dall’art. 80 cpv. D.P.R. 309/90.
Assume all’uopo il difensore ricorrente che la Corte territoriale risulta aver svolto
la propria motivazione sul punto sulla scorta dell’insufficiente ed acritica citazione di un
precedente di questo giudice di legittimità, così al contempo discostandosi dalla corretta
esegesi della norma testé citata, quale risultante — giusta la tesi proposta — dalla coordinata
lettura dei due arresti compiuti in materia dalle Sezioni Unite della Suprema Corte, con
sentenze n. 12/2012 (trattasi, in realtà, della sentenza n. 36258/2012, quello indicato
essendo il numero sezionale) e n. 17/2000: a significare che, una volta compiuta la
preliminare verifica, nel rispetto del criterio quantitativo consacrato dalla succitata
sentenza n. 12/2012 — nel senso, cioè, della impossibilità di ravvisare l’aggravante che qui
interessa in presenza di partite inferiori, trattandosi di cocaina, a gr. 1.500 — il superamento
di detta soglia non comporta automaticamente la sussistenza della circostanza, la relativa
valutazione essendo affidata alla disamina del caso concreto, ad opera del giudice di

mezzo di un unico motivo di gravame, lamenta la violazione dell’art. 606 co. 1 lett. e)

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merito. Disamina da compiersi avendo riguardo alla “quantità usualmente trattata in
transazioni del genere nell’ambito territoriale nel quale il giudice del fatto opera”, in tale
pur circoscritto ambito dovendo riconoscersi persistente validità al canone interpretativo
indicato dalla sentenza n. 17/2000 di cui sopra.
In applicazione di siffatti principi, avuto riguardo al “contesto territoriale
nell’ambito del quale la droga è stata importata, ovvero il comprensorio di Civitavecchia,
che a causa della presenza del porto e dell’aeroporto e della vicinanza a Roma, è oggetto di

all’esclusione della circostanza aggravante de qua agitur.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1.

Palesemente inammissibile è il ricorso formalizzato nell’interesse del DURAN

DOMINGUEZ: esso, infatti, risulta fondato su apodittiche affermazioni, che, per di più, si
limitano a reiterare pedissequamente le medesime argomentazioni già compiutamente
prese in esame e correttamente disattese dal giudice di secondo grado — come già da quello
di prima istanza – senza in alcun modo affrontare criticamente l’apparato motivazionale
della sentenza impugnata, il cui discorso giustificativo — quale sopra sinteticamente
tratteggiato — appare coerente e logico, in piena aderenza alle indicate risultanze
probatorie.
In definitiva, cioè, avendo la Corte d’appello compiutamente indicato le ragioni
per le quali ha ritenuto sussistenti gli elementi richiesti per la configurazione del delitto
oggetto del tema d’accusa ed evidenziato al contempo gli elementi di prova acquisiti nel
corso del processo, atti a smentire l’alternativa tesi, proposta dalla difesa, della estraneità
dell’imputato, si è in presenza di un quadro probatorio linearmente rappresentato come
completo ed univoco, come tale in nessun modo censurabile sotto il profilo della congruità
e della correttezza logica. In questa sede, infatti, a fronte di una corretta ed esaustiva
ricostruzione del compendio storico-fattuale oggetto della regiudicanda, non può ritenersi
ammessa alcuna incursione nelle risultanze processuali per giungere a diverse ipotesi
ricostruttive dei fatti accertati nelle pronunzie dei giudici di merito, dovendosi la Corte di
legittimità limitare a ripercorrere 1′ iter argomentativo ivi tracciato ed a verificarne la
completezza e l’insussistenza di vizi logici ictu ocu/i percepibili, senza alcuna possibilità di
far luogo al controllo della rispondenza della motivazione alle correlative acquisizioni
processuali, peraltro qui neppure posta astrattamente in discussione.

episodi ben più gravi”, la Corte distrettuale sarebbe dovuta correttamente pervenire

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2.

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Venendo ora alla disamina della questione su cui risulta incentrato il ricorso

relativo alla posizione della MENDEZ CABRERA, la Corte ritiene opportuno ribadire
preliminarmente — ancorché nessuna questione sia stata sollevata in proposito dalla difesa,
che anzi proprio da tale premessa muove il proprio discorso critico — quanto già affermato
da precedenti decisioni di legittimità: ossia che, “sebbene a seguito della sentenza di

incostituzionalità della L. n. 49 del 2006, artt. 4-bis e 4-vicies ter, di cui alla sentenza n. 32
introducendo con il d.l. 36/2014, quattro nuove tabelle classificatorie delle sostanze
stupefacenti, tuttavia i criteri elaborati dalle Sezioni unite, con la decisione n. 36258 del
24 maggio 2012 (ric. Biondi), per l’applicazione della aggravante della ingente quantità
mantengono una loro validità, nella misura in cui possono essere utilizzati come meri
criteri orientativi. Infatti, deve tenersi conto che i valori di riferimento ponderale utilizzati
in quella decisione sono stati individuati a seguito di una indagine condotta su un numero
cospicuo di sentenze di merito che avevano ritenuto sussistente l’aggravante di cui del
D.P.R. n. 309 del 1990, art. 80, comma 2, indagine che aveva evidenziato una forte

discrezionalità da parte dei giudici nel riconoscere la suddetta aggravante utilizzando
peraltro criteri diversi. Per questa ragione le Sezioni unite hanno individuato criteri in
grado di assicurare una maggiore determinatezza della norma. In sostanza, si tratta di
indicazioni orientative che seppure sorte con riferimento alla disciplina introdotta con la
L. n. 49 del 2006, che come è noto non operava distinzioni in base alla tipologia di
stupefacenti e che oggi è stata abrogata per effetto della sentenza n. 32 della Corte
costituzionale, non appaiono incompatibili con il regime normativo oggi in vigore” (così,
in parte motiva, Cass. Sez. 6^, sent. n. 6331 del 04.02.2015 — dep. 12.02.2015, Rv. 262345,
ove è presente anche il richiamo a giurisprudenza ulteriore della Suprema Corte, pressoché
interamente adesiva; adde, sempre in senso conforme, Cass. Sez. 4^, sent. n. 3799 del
05.12.2014 – dep. 27.01.2015, Rv. 263203).
Tanto premesso, la prospettazione difensiva non è in alcun modo condivisibile.
Invero, come pure emerge dalla sopra riprodotta motivazione della sentenza n.
6331/2015 di questa Corte, l’intervento delle Sezioni Unite, attraverso una ricostruzione
“ragionata” dell’intero sistema delineato dal legislatore e la conseguente individuazione di

“una soglia, ponderalmente determinata, al di sotto della quale non possa di regola
parlarsi di quantità <>”,ha inteso porre un argine alla innegabile e divergente
discrezionalità fino allora palesatasi nelle decisioni adottate dai giudici di merito in ordine

,‘

del 2014, il legislatore ha modificato il sistema tabellare che ne era conseguito,

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alla sussistenza dell’aggravante di cui trattasi, fornendo un ancoraggio obiettivo
all’interprete, chiamato a dare concretezza ad un parametro normativo pressoché
necessariamente elastico.
Se, dunque, così è — come in effetti è — ne discende che, una volta superato
l’iniziale “sbarramento”, alla stregua del (tuttora valido) parametro numerico indicato dalle
Sezioni Unite del 2012 e basato sul “moltiplicatore” tratto dalla casistica passata al vaglio

ricorrente, come detto tarato sulla “quantità usualmente trattata in transazioni del genere

nell’ambito territoriale nel quale il giudice del fatto opera”, quale tratto dal precedente
intervento delle Sezioni Unite del 2000 (sent. Primavera).
In primo luogo, infatti, va puntualizzato che il percorso tratteggiato dal più recente
arresto di questa Corte, nella sua massima composizione, non teorizza affatto una duplice
valutazione, con carattere di necessità assoluta, limitandosi ad asserire che il criterio
oggettivo da essa indicato costituisce un minus indefettibile e rimettendo, per il resto, al
giudice del merito il compito di apprezzare le peculiarità del caso di specie, evidentemente
ove queste siano tali da condurre ad una valutazione difforme o comunque abbisognevole
di verifica ulteriore, pur in presenza del superamento dell’anzidetta soglia di sbarramento.
Secondariamente, lo sforzo esegetico che ha condotto all’attuale assestamento
giurisprudenziale nasce giusto dalla necessità di superare l’approdo cui era in precedenza
pervenuta la sentenza Primavera, citata dalla difesa.
Detta pronuncia, infatti, dopo aver affermato, sulla scorta dell’agevole
individuazione della rado legis propria dell’aggravante in questione, che quest’ultima è
integrata ogniqualvolta “la quantità della sostanza stupefacente, di cui l’imputazione si

occupa, sia oggettivamente di notevole quantità, molto elevata nella scala dei valori
quantitativi, anche se non raggiunga il valore massimo che, per essere riferito a quantità,
rimane sostanzialmente indeterminabile, vale a dire ampliabile all’infinito”, perveniva,
altrettanto condivisibilmente, all’abbandono dello sfuggente concetto di “mercato”
— all’epoca seguito dalla prevalente giurisprudenza per “agganciarvi” la sussistenza
dell’aggravante di cui discute — in quanto “elemento non richiesto e spurio rispetto alla
ratio della disposizione, di profilo mercantilistico, ma di impossibile accertamento con gli

ordinari strumenti di indagine dei quali il giudice può processualmente disporre”.
Dopodiché, la sentenza medesima aveva ritenuto di far riferimento, quale criterio risolutivo
— così come asserito dall’odierno ricorrente — alla “quantità usualmente trattata in

transazioni del genere nell’ambito territoriale nel quale il giudice del fatto opera”:il che,

4

della Suprema Corte, non può trovare cittadinanza il canone sussidiario indicato dal

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tuttavia, in forza delle innegabili diversità che connotano le situazioni locali, finiva con il
pregiudicare e travolgere l’esigenza di tendenzialmente uniforme interpretazione che deve
essere propria dell’applicazione di una circostanza aggravante di indiscutibile natura
oggettiva, sebbene di non agevole perimetrazione, così determinando l’ulteriore evoluzione
giurisprudenziale, infine consacrata e stabilizzata con l’intervento delle Sezioni Unite del

2.1

Così delineata la corretta lettura della qui invocata norma di cui all’art. 80 cpv.

D.P.R. 309/90, ad essa si è senz’altro uniformata la Corte d’Appello di Roma.
La Corte territoriale, dopo aver dato atto che la cocaina sequestrata era pari a poco
più di 6 chili netti (gr. 6.043,04), con un principio attivo di oltre 3 chili (gr. 3.227,1),
idoneo al confezionamento di 21.512 dosi singole medie, ha rappresentato che, essendosi
qui in presenza di un quantitativo corrispondente ad oltre il doppio del parametro minimo
indicato dalla citata sentenza delle Sezioni Unite del 2012, del tutto legittimamente il
primo giudice aveva reputato integrata la contestata aggravante e rimarcato altresì la
capacità dell’organizzazione criminale internazionale di riferimento dei due corrieri qui
imputati di trasportare rilevanti partite di cocaina, in definitiva così ribadendo e facendo
propria la valutazione compiuta in primo grado.
Trattasi di un ragionamento assolutamente lineare e coerente, sviluppato sulla
base di premesse rigorosamente oggettive, e perciò, in quanto tale, non suscettibile di
censure di sorta nella presente sede di legittimità.
Conclusivamente, il ricorso proposto nell’interesse della MENDEZ CABRERA
va rigettato, con ogni consequenziale statuizione.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso proposto da DURAN DOMINGUEZ Nelson Eduardo e
rigetta quello proposto da MENDEZ CABRERA Daryelin Katiuscia.
Condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali ed il DURAN DOMINGUEZ
anche alla corresponsione della somma di euro 1.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso in Roma, il 25.11.2015.

2012 (sent. Biondi).

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