Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 50211 del 29/04/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 50211 Anno 2015
Presidente: TERESI ALFREDO
Relatore: GRILLO RENATO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
LISI DAMIANO N. IL 06/03/1974
avverso la sentenza n. 3192/2014 CORTE APPELLO di MILANO, del
28/10/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 29/04/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. RENATO GRILLO
Udito il Procuratore Genei;ale in persona del Dott. (1 _szs, r
che ha concluso per
d9-52–

e

Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit i difensor Avv.

Data Udienza: 29/04/2015

RITENUTO IN FATTO

1.1 Con sentenza del 5 novembre 2014 la Corte di Appello di Milano confermava la
sentenza del Tribunale di quella città del 26 febbraio 2014 emessa nei confronti di LISI
Damiano imputato del reato di cui all’art. 10 ter del D. Lgs. 74/00 [omesso versamento nei
termini dell’IVA pari ad C 1.282.664,87 fatto commesso in Milano il 27 dicembre 2007] con la
quale il predetto LISI erra stato ritenuto colpevole del suddetto reato e condannato previo

con il beneficio ulteriore della non menzione – di anno uno di reclusione, oltre alle pene
accessorie di legge.
1.2 Ricorre avverso la detta sentenza l’imputato a mezzo del proprio difensore di fiducia
deducendo sei specifici motivi: con un primo motivo lamenta inosservanza della norma
processuale e conseguente nullità della sentenza impugnata per omessa notificazione
all’imputato del decreto di citazione a giudizio relativamente al processo di primo grado, in
particolare segnalando il fatto che al nuovo domicilio eletto – Via Beato Angelico n. 11 – Muggiò
– non era stato notificato l’atto nonostante l’Autorità giudiziaria conoscesse da tempo il nuovo
indirizzo in quanto comunicato dal LISI ai Carabinieri che lo avevano convocato nei loro uffici,
in sostituzione del precedente indicato sempre in Muggiò, Via della Ricostruzione 4. Con il
secondo motivo la difesa lamenta ulteriore vizio di inosservanza della norma processuale
penale (art. 415 bis cod. proc. pen.) per omessa notifica dell’avviso di conclusione delle
indagini preliminari e del successivo decreto di citazione a giudizio al difensore di fiducia. Con il
terzo motivo, nel merito, la difesa lamenta manifesta illogicità e contraddittorietà della
motivazione in punto di conferma del giudizio di responsabilità e, in particolare della
sussistenza dell’elemento soggettivo del reato in capo al LISI. Con il quarto motivo la difesa
lamenta la inosservanza della norma processuale penale (art. 603 cod. proc. pen.) per avere la
Corte omesso di provvedere alla riapertura parziale dell’istruzione dibattimentale sollecitata in
grado di appello, rilevando la non decisività della prova nuova richiesta dalla difesa. Con il
quinto motivo la difesa lamenta altra inosservanza della norma processuale penale art. 604
comma 4 cod. proc. pen.) trattandosi di processo celebrato in contumacia dell’imputato senza
che egli ne avesse colpa per effetto della omessa notifica del decreto di citazione a giudizio.
Con il sesto motivo la difesa lamenta la manifesta illogicità ed omissione delta motivazione in
punto di quantificazione della pena ritenuta immotivamente eccessiva.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è manifestamente infondato in ogni sua parte. Con riferimento al primo
motivo afferente alla omessa notificazione del decreto di citazione a giudizio, la verifica
compiuta da questa Corte Suprema attraverso la consultazione degli atti, consentita in
relazione alla natura del vizio (processuale) dedotto, conduce ai medesimi risultati cui sono

riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche alla pena – condizionalmente sospesa e

pervenuti i giudici di appello la cui ricostruzione operata sulla base degli atti processuali
acquisiti è corretta. Invero risulta che in sede di identificazione ex art. 349 cod. proc. pen. da
parte della Guardia di Finanza il LISI ebbe a dichiarare quale domicilio ai fini delle notifiche
successive l’indirizzo di Via Ricostruzione 4 Muggiò, indirizzo poi riconfermato in occasione
della notifica dell’avviso di conclusione delle indagini ex art. 415 bis cod. proc. pen. come
pacificamente risulta dalla notifica eseguita personalmente a mani dell’odierno imputato da
parte dei Carabinieri della Stazione di Muggiò alle ore 22,35 del 18 aprile 2013. Vero è che

Milano il 6.3.1974, residente a Muggiò Via Beato Angelico n. 11, ma come correttamente
rilevato dalla Corte territoriale tale nuovo indirizzo non è mai stato comunicato da parte del
LISI all’Autorità Giudiziaria, rimanendo così valido, ai fini delle notifiche, il domicilio dichiarato
ed eletto di Via Ricostruzione 4 Muggiò. Ne consegue che la successiva notifica del decreto di
citazione a giudizio per il processo di primo grado venne, a ragione, tentata nella Via
Ricostruzione 4 di Muggiò e non essendo andata a buon fine per il mancato reperimento
dell’imputato la notifica di quell’atto è stata esattamente eseguito ai sensi dell’art. 161 comma
4 cod. proc. pen. Valgono in proposito le regole elaborate dalla giurisprudenza di questa Corte
Suprema secondo cui va ritenuta valida la notifica del decreto di citazione a giudizio che sia
stata eseguita presso il difensore in relazione alla constatata impossibilità di effettuare la
notifica presso il domicilio dichiarato, ancorchè dagli atti risulti una nuova residenza indicata
dall’imputato con la quale si intende revocata la precedente dichiarazione senza però che tale
revoca sia avvenuta nelle forme di legge (Sez. 6^ 17.1.2013 n. 9723, Serafino, Rv. 254693;
conforme Sez. 2^ 13.5.2013 n. 31056, Baku, Rv. 251022).
2. Il secondo motivo afferente alla mancata notifica dell’avviso di conclusione delle
indagini e del successivo decreto di citazione a giudizio è del tutto inconsistente alla luce della
esauriente motivazione della Corte territoriale la quale, sul punto, ha chiarito come nessuna
nomina di difensore – in particolare dell’Avv. Nicoletta Valeri – era stata fatta dall’imputato né
in sede di identificazione da parte della Guardia di Finanza (nel relativo verbale si legge che
l’imputato interpellato in proposito si era riservato di nominare successivamente un difensore),
né con atto depositato in cancelleria. Ma vi è di più: la Corte territoriale ha anche preso visione
di una attestazione rilasciata dalla Segreteria della Procura della repubblica presso il Tribunale
di Milano attestante che l’imputato (all’epoca indagato) aveva nominato un difensore al fine di
presentare una istanza diretta a conoscere l’esistenza di eventuali iscrizioni nel registro
generale notizie di reato ex art. 335 cod. proc. pen. Tale documento – peraltro non reperito in
atti né prodotto dalla difesa – è stato comunque ritenuto del tutto inutile ai fini della prova
della avvenuta nomina del difensore la quale deve avvenire nelle forme previste dall’art. 96
cod. proc. pen. con dichiarazione resa all’Autorità giudiziaria procedente; in altri termini una
nomina volta semplicemente ad investire il difensore di un potere circoscritto alla conoscenza
di una iscrizione nel registro notizie di reato, antecedente al procedimento, non può valere
quale atto di nomina che deve rispondere a ben precise formalità nella specie non osservate.

nella relata di notifica in calce all’atto da notificare figura la dizione “LISI Damiano, nato a

3. E’ da escludere un obbligo per l’Ufficio giudiziario di procedere agli avviso al difensore
laddove la nomina di costui non sia stata effettuata secondo le rigide procedure previste
dall’art. 96 cod. proc. pen. (Sez. 3” 12.6.2013 n. 37817, Iannone ed altro, Rv. 256531), così
come è assolutamente consolidato l’orientamento di questa Corte Suprema secondo il quale la
nomina del difensore di fiducia è un atto formale che non ammette equipollenti e per la cui
validità processuale è necessario il rispetto delle forme e modalità richieste dall’art. 96 commi
2 e 3 del codice di rito (in termini, tra le tante, Sez. 1^ 19.4.2011 n. 35127, Esposito, Rv.

osservato dalla Corte territoriale circa l’esistenza in atti soltanto di un atto di nomina
depositato nella cancelleria del Tribunale di Milano in data 10 aprile 2014 con il quale veniva
designata quale difensore di fiducia dell’imputato l’Avv. Nicoletta Valeri cui quindi non
andavano notificati né l’avviso di conclusione delle indagini preliminari né il decreto di citazione
a giudizio emessi ben prima della nomina del detto legale.
4. Passando all’esame dei motivi attinenti al merito del processo il terzo riguardante la
manifesta illogicità e contraddittorietà della motivazione in punto di conferma del giudizio di
responsabilità e, in particolare della sussistenza dell’elemento soggettivo del reato in capo al
LISI, è completamente infondato: invero la Corte territoriale ha desunto gli elementi certi di
colpevolezza dalla prova documentale dell’omesso versamento dell’IVA nel periodo prescritto
dalla legge e, con riferimento all’elemento soggettivo (dolo generico) dal ruolo ricoperto
dall’imputato all’epoca dei fatti, sia al momento della presentazione della dichiarazione IVA che
al momento in cui avrebbe dovuto effettuarsi il versamento. Le censure svolte sul punto dalla
difesa oltre ad essere generiche, non hanno alcuna consistenza se riferite al fatto che il LISI
fosse soggetto scarsamente istruito e dunque non in grado di conoscere i compiti allo stesso
affidati, Peraltro il richiamo da parte del giudice territoriale alla sentenza di primo grado in
merito a tale specifico punto rende la sentenza impugnata del tutto esente da censure di
qualsiasi tipo ricordandosi che nella ipotesi di “doppia conformità” in ordine alla affermazione
della responsabilità penale, seppure limitatamente alla ipotesi delittuosa contemplata, vale il
principio, osservato dalla Corte territoriale, secondo il quale laddove le due pronunce di primo
e di secondo grado risultino concordanti nell’analisi e nella valutazione degli elementi di prova
posti a base delle rispettive decisioni, la sentenza di appello si salda e si integra con quella
precedente di primo grado (Cass. Sez. 1^ 26.6.2000 n. 8868, Sangiorgi, Rv. 216906; Sez. 3^
1.12.2011 n. 13926, Valerio, Rv. 252615; idem 16.7.2013 n. 44418, Argentieri, Rv. 257595),
con la conseguenza che è certamente legittima da parte del giudice di secondo grado una
motivazione per relationem.
5. Del tutto infondato il quarto motivo afferente alla inosservanza del disposto di cui
all’art. 603 cod. proc. pen. in quanto la Corte territoriale ha rilevato più ancora che la non
decisività della prova nuova richiesta dalla difesa, l’assoluta genericità della richiesta in

5

250783; idem, 31.5.1996 n. 3771, Chianese, Rv. 205371). In ogni caso va ribadito quanto già

relazione alla natura esplorativa della richiesta (così definita dal giudice di promo grado e
riconfermata dal giudice distrettuale).
6. Il quinto motivo afferente alla supposta inosservanza della norma processuale penale di
cui all’art. 604 comma 4 cod. proc. pen. è palesemente inconsistente in quanto la contumacia
dell’imputato non va collegata alla omessa notifica del decreto di citazione a giudizio, ma al
deliberato proposito dell’imputato di non partecipare al processo. Nessuna nullità doveva
essere accertata dal giudice di appello, in considerazione di quanto precedentemente osservato

7. Palesemente infondato infine il sesto motivo con il quale è stata dedotta la manifesta
illogicità e/o assenza della motivazione in punto di quantificazione della pena ritenuta
immotivamente eccessiva, richiamandosi anche in questo caso il principio di doppia conformità
osservato dalla Corte di merito in punto di quantificazione della pena così come operata dal
primo giudice che costituisce risposta adeguata alle istanze difensive formulate con l’atto di
appello.
8. Segue alla inammissibilità del ricorso la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali ed al versamento della somma, che si ritiene congrua nella misura di €
1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di € 1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso in Roma il 29 aprile 2015
Il Consigliere estensore

I residente

in merito alla regolarità delle notifiche.

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