Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 50206 del 29/04/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 50206 Anno 2015
Presidente: TERESI ALFREDO
Relatore: GRILLO RENATO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
LEALE FRANCESCO N. IL 01/04/1951
avverso la sentenza n. 94/2014 CORTE APPELLO SEZ.DIST. di
TARANTO, del 14/07/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 29/04/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. RENATO GRILLO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. e – V -2 -Q_A_AR
che ha concluso per LY-

Udito, per la parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv.

Data Udienza: 29/04/2015

RITENUTO IN FATTO

1.1 Con sentenza del 14 luglio 2014 la Corte di Appello di Lecce – Sezione Distaccata di
Taranto – confermava la sentenza del Giudice per l’Udienza Preliminare del Tribunale della
stessa città dell’8 novembre 2013 con la quale LEALE Francesco, imputato del reato di cui
all’art. 73 D.P.R. 309/90 (detenzione illecita con finalità di spaccio di kg. 1 di hashish e grammi
12 di eroina – fatti commessi il 26 aprile 2013, con la recidiva reiterata specifica) era stato

prescelto, alla pena di anni sei e mesi sei di reclusione ed €50.000,00 di multa oltre alle pene
accessorie di legge, nonché alla confisca del denaro in sequestro e alla confisca e distruzione
dello stupefacente in sequestro.
1.2 Ricorre avverso la detta sentenza l’imputato a mezzo del proprio difensore di fiducia
deducendo due motivi: a) inosservanza ed erronea applicazione della legge penale (art. 62 bis
cod. pen.) per avere la Corte distrettuale omesso di riconoscere, quanto meno in termini di
equivalenza rispetto alla contestata recidiva qualificata ex art. 99 comma 4 0 cod. pen., le
circostanze attenuanti generiche; b) inosservanza della legge penale (art. 99 comma 4 cod.
pen.) in relazione alla mancata esclusione della recidiva, in quanto applicabile facoltativamente
e non obbligatoriamente e non sussistendo in concreto nemmeno le condizioni per essere
applicata.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è manifestamente infondato e va, pertanto, dichiarato inammissibile. In
termini generali, valevoli per entrambi i motivi dedotti, va chiarito che il ricorso così come
proposto è del tutto generico ed aspecifico. Va, in proposito, ricordato che si configura come
aspecifico – e dunque generico – il motivo basato su una riproposizione delle stesse ragioni già
discusse e ritenute infondate dal giudice del gravame. Come più volte precisato dalla
giurisprudenza di questa Corte con orientamento uniforme,

“È inammissibile il ricorso per

Cassazione fondato su motivi che ripropongono le stesse ragioni già discusse e ritenute
infondate dal giudice del gravame, dovendosi gli stessi considerare non specifici. La mancanza
di specificità del motivo, invero, dev’essere apprezzata non solo per la sua genericità, come
indeterminatezza, ma anche per la mancanza di correlazione tra le ragioni argomentate dalla
decisione impugnata e quelle poste a fondamento dell’impugnazione, questa non potendo
ignorare le esplicitazioni del giudice censurato senza cadere nel vizio di aspecificità
conducente, a mente dell’art. 591 c.p.p., comma 1, lett. c), all’inammissibilità”

(in termini

Cass. Sez. 4^, 29.3.2000 n. 5191; Cass. Sez. 1^ 30.9.2004 n. 39598; Cass. Sez. 2″
15.5.2008 n. 19951; Cass. Sez. 6^ 23.6.2011 n. 27068).
1.1 In ogni caso rileva il Collegio che – in riferimento al primo motivo del ricorso
riguardante il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, con motivazione

condannato, applicato l’aumento per la recidiva e con la diminuzione processuale per il rito

articolata e mirata al rilevamento dei numerosi gravi e specifici precedenti penali, oltre che alla
valutazione in termini di gravità dei fatti contestati, il giudice distrettuale ha evidenziato due
aspetti ostativi alla concessione delle invocate attenuanti, individuati nel curriculum criminale
di spessore (vds. pag. 4 della sentenza in cui viene descritto il significativo e variegato
currriculunn criminale del LEALE ed indicate, per sintesi, le varie condanne riportate
dall’imputato) e nelle gravi modalità del fatto (vds. sempre la pag. 4 della sentenza in cui la
Corte territoriale si è soffermata ad analizzare la circostanza del lavoro di custode in un parco

di spacciatore inveterato). Non si tratta, quindi, di una motivazione di stile ma di una serie di
considerazioni incisive che evidenziano una personalità assolutamente negativa immeritevole
di attenuanti generiche che vanno – come noto – riconosciute soltanto in presenza di elementi
positivi nella specie del tutto assenti.
1.2 Va al riguardo segnalato – come ripetutamente affermato da questa Corte – che la
concessione delle circostanze siffatte non esige l’esame da parte del giudice di tutti i parametri
di cui all’art. 133 cod. pen. bastando che venga specificato a quale di essi si sia inteso fare
riferimento (Cass. Sez. 1^ 7.7.2010 n. 33506, P.G. in proc. Biancofiore, Rv. 247959). Inoltre
la sussistenza delle circostanze suddette forma oggetto di un giudizio di fatto e può essere
esclusa dal giudice con motivazione basata sulle sole ragioni preponderanti della propria
decisione, purchè correttamente argomentate, senza che assuma rilevanza il fatto che in tale
operazione valutativa il giudice non abbia effettuato specifici apprezzamenti sui pretesi fattori
attenuanti indicati nell’interesse dell’imputato, quali la pretesa – ma in realtà inconsistente collaborazione e l’ammissione dei fatti, giudicata inevitabile dalla stessa Corte di merito vista la
loro evidenza (Cass. Sez. 6^ 24.9.208 n. 42688, Cardi ed altri, Rv. 242419).
2. Quanto al motivo afferente alla mancata esclusione della recidiva, ferma restando la
facoltatività di essa come delineata al comma 4 0 dell’art. 99 cod. pen. (in termini, tra le tante,
Sez. 2^ 12.1.2012 N. 4969, Doku, Rv. 251809; Sez. 4^ 23.4.2009 n. 21423, P.G. in proc.
Pinna; Sez. 3^ 25.9.2008 n. 45065, P.G. in proc. Pellegrino, Rv. 241779), è consentito
senz’altro al giudice di escludere gli effetti della recidiva laddove il nuovo episodio delittuoso
non appaia concretamente significativo sotto il profilo di una più accentuata colpevolezza e di
una maggiore pericolosità del reo; così come è innegabile che, laddove venga espresso un
giudizio negativo in termini di ricaduta nel reato e di maggior pericolosità connessa al nuovo
reato commesso, secondo criteri logici e nel rispetto della norma, nessuna censura può essere
mossa in sede di legittimità (vds. Sez. 2^ n. 4969/12 cit.).
2.1 Ne deriva la correttezza del giudizio espresso dalla Corte di merito dimostrandosi
manifestamente infondata la relativa censura di omessa o illogica motivazione sul punto.
2.2 La Corte territoriale ha infatti, tenuto conto dei plurimi, ancorchè risalenti, precedenti
specifici per i quali l’imputato aveva riportato condanna esprimendo poi, rispetto ai reati

pubblico utilizzato dall’imputato come comodo schermo per continuare nella sua “professione”

oggetto del presente processo, un motivato giudizio di più accentuata colpevolezza e di
maggiore pericolosità del reo, facendo leva proprio sulla non occasionalità della condotta.
3. Segue alla inammissibilità del ricorso la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali ed al versamento della somma, che si ritiene congrua nella misura di €
1.000,00, in favore della Cassa delle Ammende.

P.Q.M.

processuali e della somma di € 1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso in Roma il 29 aprile 2015

3

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese

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