Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 50173 del 12/11/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 50173 Anno 2015
Presidente: GENTILE MARIO
Relatore: AIELLI LUCIA

HAMID MANSOUR nato il 1°/1/1984 – detenuto avverso l’ordinanza del Tribunale di Genova del 22.7.2015
visti gli atti , l’ ordinanza impugnata ed il ricorso;
sentita la relazione del Consigliere dott. Lucia Aielli ;
udite le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.
Alfredo VIOLA che ha concluso per il rigetto del ricorso ;

RITENUTO IN FATTO

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Data Udienza: 12/11/2015

Il 22.7.2015 il Tribunale di Genova, Sezione per il Riesame, respingeva l’appello avanzato
dall’imputato Mansour Hamid imputato dei reati di cui agli artt. 612 bis c.p. e 628 c.p., avverso
l’ordinanza del GIP del Tribunale di Genova del 23.6.2015 che rigettava la richiesta di revoca o
sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere .
Contro tale provvedimento ricorreva per cassazione Hamid Mansour per il tramite del suo
difensore il quale eccepiva la violazione di legge, la carenza e/o contraddittorietà della
motivazione, il travisamento dei fatti posti a base della misura cautelare. In sostanza
l’imputato lamentava che l’ordinanza del Tribunale del Riesame ha errato nel valutare

poiché i motivi di doglianza dell’Hamid, prospettati in appello , riguardavano la sussistenza dei
presupposti dell’aggravamento della misura e cioè l’entità delle violazioni delle prescrizioni
imposte e non la sussistenza dei presupposti applicativi del titolo restrittivo .
Tali violazioni, nella prospettazione difensiva, sarebbero poi legate a situazioni del tutto
contingenti, affatto indicative del pericolo di reiterazione del reato. Inoltre il Tribunale del
riesame, non avrebbe adeguatamente considerato la giovane età del prevenuto e la sua totale
incensuratezza che avrebbero dovuto indurre il giudicante all’applicazione di una misura meno
grave.

CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è inammissibile in quanto manifestamente infondato .
È anzitutto necessario chiarire i limiti di sindacabilità da parte di questa Corte dei
provvedimenti adottati dal giudice del riesame dei provvedimenti sulla libertà personale.
Secondo l’orientamento di questa Corte, che il Collegio condivide, l’ordinamento non
conferisce alla Corte di Cassazione alcun potere di revisione degli elementi materiali e
fattuali delle vicende indagate, ivi compreso lo spessore degli indizi, né alcun potere di
riconsiderazione delle caratteristiche soggettive dell’indagato, ivi compreso
l’apprezzamento delle esigenze cautelari e delle misure ritenute adeguate, trattandosi di
apprezzamenti rientranti nel compito esclusivo e insindacabile del giudice cui è stata
chiesta l’applicazione della misura cautelare, nonché del tribunale del riesame. Il controllo
di legittimità sui punti devoluti è, perciò, circoscritto all’esclusivo esame dell’atto impugnato
al fine di verificare che il testo di esso sia rispondente a due requisiti, uno di carattere
positivo e l’altro negativo, la cui presenza rende l’atto incensurabile in sede di legittimità:
1) – l’esposizione delle ragioni giuridicamente significative che lo hanno determinato; 2) l’assenza di illogicità evidenti, ossia la congruità delle argomentazioni rispetto al fine
giustificativo del provvedimento. (Sez. 6 n. 2146 del 25.05.1995, Tontoli, Rv. 201840; sez.
2 n. 56 del 7/12/2011, Rv. 251760). Inoltre il controllo di legittimità sulla motivazione delle
ordinanze di riesame dei provvedimenti restrittivi della libertà personale è diretto a
verificare, da un lato, la congruenza e la coordinazione logica dell’apparato argomentativo
che collega gli indizi di colpevolezza al giudizio di probabile colpevolezza dell’indagato e,
2

l’ordinanza del GIP, reiettiva della richiesta di revoca o sostituzione della misura cautelare,

dall’altro, la valenza sintomatica degli indizi. Tale controllo, stabilito a garanzia del
provvedimento, non involge il giudizio ricostruttivo del fatto e gli apprezzamenti del giudice
di merito circa l’attendibilità delle fonti e la rilevanza e la concludenza dei risultati del
materiale probatorio, quando la motivazione sia adeguata, coerente ed esente da errori
logici e giuridici. In particolare, il vizio di mancanza della motivazione dell’ordinanza del
riesame in ordine alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza non può essere sindacato
dalla Corte di legittimità, quando non risulti “prima facie” dal testo del provvedimento
impugnato, restando ad essa estranea la verifica della sufficienza e della razionalità della

Il provvedimento impugnato non presenta i vizi denunciati con il ricorso. Specificamente
nell’ordinanza si dà atto adeguatamente della entità e delle reiterazione delle violazioni alle
prescrizioni imposte quale presupposto cautelare di cui all’art. 276 c.p., rilevandosi come il
fatto enunciato nella provvisoria imputazione, emerga dall’analitica ricostruzione della
vicenda contenuta nell’ordinanza applicativa della misura cautelare e riportata anche nel
provvedimento impugnato, essendosi tenuto conto delle osservazioni svolte dalla difesa con
l’atto di appello cautelare. Inoltre con il ricorso vengono proposte censure attinenti al
merito della decisione impugnata, congruamente giustificata. In particolare quanto
all’adeguatezza della misura , il Tribunale di Genova, evidenzia che non si prospettano dei
mutamenti di fatto che possano indurre a ritenere affievolite le esigenze cautelari in
termini di concretezza ed intensità dell’esigenza di difesa sociale, non fronteggiabili
altrimenti che con la misura della custodia cautelare in carcere, tenuto conto delle plurime
violazioni e della pendenza di altro procedimento penale per fatti analoghi.
Ai sensi dell’articolo 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che dichiara inammissibile il
ricorso, la parte privata che lo ha proposto deve essere condannata al pagamento delle
spese del procedimento e della somma di € 1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
Inoltre, poiché dalla presente decisione non consegue la rimessione in libertà del ricorrente,
deve disporsi – ai sensi dell’articolo 94, comma 1 ter, delle disposizioni di attuazione del
codice di procedura penale – che copia della stessa sia trasmessa al direttore dell’istituto
penitenziario in cui l’indagato si trova ristretto, perché provveda a quanto stabilito dal
comma 1 bis del citato articolo 94.

p.q.m.
dichiara inammissibile il ricorso , condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di euro 1.000,00 alla cassa delle ammende dispone che copia
della sentenza sia trasmessa al direttore dell’ istituto penitenziario ove l’indagato si trova
ristretto .
Così deciso il 12.11.2015

motivazione sulle questioni di fatto. (Sez. 1 n. 1700 del 20.03.1998, Barbaro, Rv. 210566).

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