Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 50112 del 06/05/2015


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 50112 Anno 2015
Presidente: LAPALORCIA GRAZIA
Relatore: POSITANO GABRIELE

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
IMPROTA FAUSTO N. IL 25/07/1966
avverso la sentenza n. 9/2015 TRIB. LIBERTA’ di CAMPOBASSO,
del 10/02/2015
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GABRIELE POSITANO;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott.

Uditi difensor Avv.;

Data Udienza: 06/05/2015

Il Procuratore generale della Corte di Cassazione, dr Alberto Carlino, conclude chiedendo il
rigetto del ricorso

RITENUTO IN FATTO
1. Improta Fausto propone ricorso per cassazione contro l’ordinanza pronunciata dal
Tribunale del Riesame di Campobasso, in data 10 febbraio 2015, con la quale veniva
confermata l’ordinanza di applicazione della misura cautelare dell’obbligo di dimora nel

Isernia.
2. Nei confronti dell’indagato sono stati ritenuti sussistenti gravi indizi di colpevolezza in
ordine ai fatti di reato in contestazione rappresentati da una pluralità di furti perpetrati,
a breve distanza di tempo, dal mese di giugno a novembre 2014, in esercizi
commerciali dotati di cambia monete, con il mezzo fraudolento, rappresentato
dall’introduzione di banconote da C 50, in facsimile, allo scopo di ottenere, in cambio,
denaro avente corso legale.
3. Con il ricorso per cassazione l’indagato lamenta:

violazione dell’articolo 273 e 274 del codice di rito e vizio di motivazione riguardo alla
sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza;

violazione delle norme in tema di furto aggravato e di truffa e vizio di motivazione in
ordine alla sussistenza dell’aggravante prevista all’articolo 61 n. 5 del codice penale.

4.

Con memoria del 4 maggio 2015 il difensore dell’indagato ribadisce la fondatezza dei
motivi di ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO
L’ordinanza impugnata non merita censura.
5. Con il primo motivo il ricorrente lamenta il vizio assoluto di motivazione del
provvedimento impugnato poiché il giudice della cautela si sarebbe limitato a operare
una mera elencazione degli atti di indagine raccolti senza dare conto del percorso logico
in forza del quale ritenere che, da quegli elementi di indagine, possa dedursi la
responsabilità dell’indagato. Secondo il Tribunale la mera presenza del ricorrente nei
luoghi teatro dei furti perpetrati costituirebbe un elemento sintomatico della gravità
indiziaria, se posto in combinazione con altri elementi, senza, però motivare il
passaggio intermedio che consentirebbe di collegare la presenza dell’indagato sul luogo,
con l’attribuibilità allo stesso del furto.

4

Comune di Napoli, emessa in data 16 gennaio 2015, dal Gip presso il Tribunale di

6. Con riferimento, invece, agli episodi contestati ai nn. 1 e 2 la motivazione sarebbe
contraddittoria, non rilevando le incongruenze presenti negli atti di indagine e, in
particolare, nelle denunzie presentate da Ionata Filippo e da Froio Raffaele. Infatti,
mentre il primo, titolare dell’esercizio il Grottino, riferisce che il furto si sarebbe
verificato tra le 12:00 alle 17:00, il titolare del bar buffet stazione, Ionata Filippo,
dichiara che già alle ore 12:30 erano state rinvenute banconote false presso la
macchinetta del bar, con ciò lasciando necessariamente dedurre che tali banconote

bar, avvenuto verso le 12:00.
7. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta vizio di motivazione nella parte in cui il
Tribunale, pur ritenendo qualificabili i fatti come ipotesi di truffa, sostiene che tale
circostanza non potrebbe produrre alcun risultato sotto il profilo dell’applicazione della
misura cautelare, attesa la sussistenza dell’aggravante della minorata difesa, prevista
dall’articolo 61 n. 5 del codice penale; al contrario tale ipotesi non sarebbe sussistente
non potendosi configurare un approfittamento del meccanismo automatico di
funzionamento della macchinetta, in assenza di una persona preposta al controllo.
Infatti, l’aggravante postula un rapporto diretto tra la situazione oggettiva che genera
minorata difesa ed il soggetto passivo del reato. Tale non potendosi ritenere il
dispositivo elettronico che, al proprio interno, presenta certamente un meccanismo di
controllo e di selezione delle banconote.
8. Il primo motivo è infondato. Come correttamente evidenziato dal Tribunale del Riesame
i gravi indizi di colpevolezza si fonderebbero su una serie di elementi convergenti
costituiti dal verbale di sommarie informazioni testimoniali rese dal fornitore delle slot
machine, il quale riscontrò che, il giorno 21 giugno 2014, erano presenti banconote
false, sia presso i “cambia monete” del bar “Buffet”, sia presso il bar “Il Grottino”. Con
riferimento al primo esercizio commerciale il gestore del bar ha fornito la descrizione
della persona che aveva giocato assiduamente alle slot nnachine e l’ha,
successivamente, riconosciuto. Nello stesso modo il gestore del bar “Il Grottino”, ha
ricordato che solo una persona, successivamente riconosciuta nell’imputato, aveva
adoperato le macchine in questione. L’indagato, inoltre, era stato anche ripreso dalle
immagini delle sistema di video sorveglianza degli esercizi commerciali ed è stato
riconosciuto anche da una terza persona, interessata da altri episodi verificatisi il 21
giugno 2014. Con motivazione assolutamente adeguata e sufficiente, trattandosi di fase
cautelare, secondo i giudici di merito la contemporanea presenza della stessa persona
nei tre esercizi commerciali interessati dei fatti, unitamente alla circostanza che il
titolare di uno di essi lo aveva riconosciuto, consentono di affermare che l’indagato era
stato l’unico ad effettuare il cambio di denaro nel lasso di tempo compatibile con
l’immissione di banconote da Euro 50 in fac-simile, e ciò costituiva elemento idoneo ai

erano presenti all’interno della macchinetta ancor prima dell’accesso dell’indagato al

fini della emissione della misura cautelare. A tali elementi occorre aggiungere, secondo
la corretta ricostruzione del Tribunale, l’ulteriore episodio del 23 ottobre 2014
verificatosi presso l’hotel Europa di Isernia avente le medesime caratteristiche e quello
del 7 novembre 2014, denunziato dal gestore di un distributore di carburante e anche in
quei casi era stata estrapolata l’immagine dell’indagato dal sistema di video
sorveglianza.
9. Priva di pregio è la censura relativa all’orario di verifica della macchina cambia soldi

che la persona con accento palesemente napoletano che aveva utilizzato le macchinette
slot machine aveva cambiato delle banconote proprio prima che il titolare dell’esercizio
commerciale verificasse che, all’interno della macchina cambia soldi, vi erano delle
banconote false. Cosa che effettivamente si verificava intorno alle ore 12:30.
10.Anche il secondo motivo è infondato poiché, dalle risultanze processuali, come sopra
ricostruite, emerge la sussistenza gravi indizi del delitto di furto aggravato dal mezzo
fraudolento, così come contestato e ciò legittima la misura emessa.
11.Con motivazione giuridicamente corretta il Tribunale ha ritenuto, comunque sussistente
l’aggravante dell’approfittamento di circostanze di tempo e di luogo, tali da ostacolare la
privata difesa, ai sensi dell’articolo 61 n. 5 del codice penale, richiamando l’indirizzo
giurisprudenziale secondo cui l’aggravante della minorata difesa deve prendere in
esame le situazioni che abbiano comunque ostacolato o reso più difficile la difesa del
soggetto passivo, pur senza annullarla e agevolando in concreto la commissione del
reato. Ipotesi che, secondo la ragionevole motivazione del Tribunale, ricorre nel caso di
specie, indipendentemente dall’esi&nza di una persona preposta al controllo della
macchina cambia-monete e dalle relative caratteristiche del meccanismo di verifica e
selezione delle banconote.
12. Alla pronuncia di rigetto consegue ex art. 616 cod. proc. pen, la condanna del ricorrente
al pagamento delle spese processuali.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso il 6/05/2015

presente nel Bar “Il Grottino”, poiché dal verbale di denunzia allegato al ricorso emerge

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