Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 50097 del 11/05/2015


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 50097 Anno 2015
Presidente: FUMO MAURIZIO
Relatore: MICHELI PAOLO

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Panebianco Giuseppe, nato a Santa Croce Camerina il 27/04/1931

avverso la sentenza emessa il 25/02/2013 dal Tribunale di Modica

visti gli atti, la sentenza impugnata ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Dott. Paolo Micheli;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott.
Aurelio Galasso, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;
udito per la parte civile Casco Loris l’Avv. Antonino Bosco, il quale ha concluso
chiedendo il rigetto del ricorso dell’imputato;
udito per il ricorrente l’Avv. Francesco Gianzi, il quale ha concluso per
l’accoglimento del ricorso e l’annullamento della sentenza impugnata

RITENUTO IN FATTO

Data Udienza: 11/05/2015

Giuseppe Panebianco ricorre personalmente avverso la pronuncia indicata in
epigrafe, recante la conferma della sentenza emessa nei suoi confronti dal
Giudice di pace di Scicli, in data 26/04/2011; l’imputato risulta essere stato
condannato a pena ritenuta di giustizia in ordine al reato di ingiuria, in ipotesi
commesso in danno di Loris Casco, costituitasi parte civile.
Il ricorrente deduce violazione degli artt. 79 e 484 cod. proc. pen., facendo
osservare che la costituzione di parte civile della Casco avvenne oltre il termine
stabilito a pena di decadenza, essendo stata formalizzata alla seconda udienza

ricordato art. 484 sulla verifica della regolare costituzione delle parti: alla prima
udienza, infatti, vi era stata l’apertura del dibattimento, con rinvio ad altra data
previa diffida ad un teste presente affinché comparisse senza necessità di
ulteriore avviso.
Il Panebianco lamenta altresì che sarebbe stato doveroso «dichiarare la
nullità del capo d’imputazione di cui al decreto di citazione a giudizio», in quanto
la Casco aveva sostenuto di essere stata ingiuriata con le parole “bastarda anche
tu”, presupponendo così che analoga offesa fosse stata rivolta, immediatamente
prima, al marito di costei: al contrario, risultava obiettivamente provato che il
ricorrente non aveva usato quell’espressione all’indirizzo del coniuge della Casco.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso deve reputarsi inammissibile, per manifesta infondatezza dei
motivi di doglianza.
1.1 Come puntualmente ricostruito nella motivazione della sentenza
impugnata, alla prima udienza del 21/12/2010 il difensore del Panebianco chiese
immediatamente ed in via preliminare un differimento ad altra data, segnalando
la prospettiva che il presente processo fosse riunito ad altro. Il rinvio – in vero,
senza che ne ricorressero i presupposti, giacché nel separato procedimento pare
dovesse ancora intervenire l’esercizio dell’azione penale – fu disposto dal giudice
senza procedere ad una verifica della costituzione delle parti: tanto che su
quell’unica richiesta vennero verbalizzate le contrarie osservazioni del
patrocinatore della Casco che, proprio perché l’istanza aveva irritualmente
preceduto ogni altra attività, non aveva avuto modo di costituirsi e, come
semplice difensore della persona offesa, non avrebbe neppure avuto titolo ad
interloquire.
Appare perciò evidente che la costituzione di parte civile della Casco
avvenne quando, all’udienza successiva, il giudice diede finalmente corso

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tenutasi dinanzi al Giudice di pace, e dunque dopo gli adempimenti indicati dal

all’attività di verifica della instaurazione del contraddittorio; la più rigorosa
giurisprudenza di questa Corte, nel rispetto della lettera della legge, ha infatti
chiarito che è tale attività a costituire il limite invalicabile, oltre il quale la detta
costituzione non può più ammettersi (v. Cass., Sez. VI, n. 10958 del
24/02/2015, L., Rv 262988; in senso difforme, v. Cass., Sez. V, n. 3205 del
04/10/2012, Di Egidio, Rv 254383), e nell’odierna fattispecie non può dirsi che le
incombenze ex art. 484 cod. proc. pen. si esaurirono il 21/12/2010. Peraltro,
pure ammettendo che non possa essere quella la scansione processuale cui

che nel caso in esame il dibattimento fosse già stato aperto.
1.2 La seconda censura sollevata dall’imputato è palesemente inconsistente,
oltre a risultare già confutata dal Tribunale. Il fatto che il Panebianco,
rivolgendosi alla Casco, pronunciò la frase “bastarda anche tu” non implica in
alcun modo che l’imputato dovesse avere usato l’identico epiteto nei confronti
del marito della donna, con il quale aveva avuto un litigio immediatamente
prima; la ricostruzione della dinamica dei fatti, esposta nella sentenza
impugnata, è infatti che la lite fra il ricorrente ed il coniuge della Casco
(Alessandro Comuzzo) si fosse oramai esaurita nel momento in cui la parte civile
fece rientro presso la propria abitazione. Ineccepibile e logico, dunque, appare
il rilievo del giudice di appello, secondo cui quell’inciso (“anche tu”) non valesse
a richiamare una medesima espressione, quanto – in genere – «la
manifestazione di disprezzo in precedenza indirizzata nei confronti del
Comuzzo».

2. Ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen., si impone la condanna del
Panebianco al pagamento delle spese del procedimento, nonché – ravvisandosi
profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, in quanto
riconducibile alla sua volontà (v. Corte Cost., sent. n. 186 del 13/06/2000) – al
versamento in favore della Cassa delle Ammende della somma di C 1.000,00,
così equitativamente stabilita in ragione dei motivi dedotti.
L’imputato deve altresì essere condannato a rifondere alla parte civile le
spese sostenute nel presente giudizio di legittimità, che il collegio reputa congruo
liquidare nella misura di cui al dispositivo.

P. Q. M.

Dichiara inammissibile il ricorso, e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 1.000,00 in favore della Cassa delle

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avere riguardo ai fini della costituzione di parte civile, è certamente da escludersi

Ammende, oltre al rimborso delle spese sostenute dalla parte civile, che liquida
in complessivi euro 1.500,00, oltre accessori come per legge.

Così deciso 1’11/05/2015.

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