Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 49892 del 09/10/2015


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 49892 Anno 2015
Presidente: CORTESE ARTURO
Relatore: VECCHIO MASSIMO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
BIASINI LUIGI N. IL 07/03/1944
avverso l’ordinanza n. 1043/2014 GIP TRIBUNALE di MILANO, del
09/10/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. MASSIMO VECCHIO;

4nTtlit-i-tttfehseF-2444.34.;

Data Udienza: 09/10/2015

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE – SEZIONE PRIMA PENALE

Ricorso n. 336/2015 R.G.

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Udienza del 9 ottobre 2015

Letta la requisitoria del Pubblico Ministero, in persona del dott. O-

scar Cedrangolo, sostituto procuratore generale della Repubblica
presso questa Corte, il quale ha concluso per la inammissibilità del
ricorso e per la condanna della parte privata ricorrente al pagamento
delle spese processuali e di una somma a favore della cassa delle
ammende.

i. — Con ordinanza deliberata il 9 ottobre 2014 e depositata il io ottobre 2014 il giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Milano, in funzione di giudice della esecuzione, nel riconoscere al condannato Luigi Biasini la continuazione tra i delitti, meglio
indicati nella ordinanza 7 maggio 2014 emessa da quello stesso giudice della esecuzione ai sensi dell’articolo 671 cod. proc. pen., e il reato
giudicato con decreto penale del 18 febbraio 2014 (indicato nella parte motiva del provvedimento colla erronea data del 16 maggio 2015),
ha commisurato l’aumento di pena per detto reato (ritenuto satellite)
in C 3.750 di multa, così sostituita la corrispondente pena della reclusione (giorni quindici), ragguagliata « secondo i nuovi parametri
derarticolo 135 cod. pen. » in ragione di C 250 per ogni giorno della
pena detentiva, e ha rideterminato il trattamento sanzionatorio complessivo e finale in C 15.480 di multa.
2. – Il condannato ha proposto ricorso per cassazione, col ministero
del difensore di fiducia, avvocato Luigi Gianzi, mediante atto recante
la data del 18 novembre 2014, col quale ha denunziato ha denunziato
ai sensi dell’articolo 6o6, comma i, lettera b), cod. proc. pen., inosservanza o erronea applicazione della legge penale o di altre norme
giuridiche di cui si deve tenere conto nella applicazione della legge
penale, in relazione agli articoli 2, 81 e 135 cod. pen. censurando criterio di ragguaglio tra la pena detentiva (sostituita) e quella pecuniaria (applicata) per il delitto satellite.

Il difensore sostiene che la pena della reclusione doveva essere sostituita con quella della multa secondo il criterio di ragguaglio di C 38
per ogni giorno della pena detentiva, stabilito dall’articolo 135 cod.
pen. nel testo in vigore all’epoca della consumazione del reato, commesso il 31 luglio 2009, mentre il giudice della esecuzione aveva illegittimamente adottato in criterio meno favorevole per il condannato
introdotto dalla novella del ridetto articolo 135 cod. pen., entrata in
vigore 1’8 agosto 2009.
Aggiunge il ricorrente che il trattamento sanzionatorio finale irrogato
per il reato continuato risulta addirittura superiore al cumulo materiale delle pene.

2

Rileva

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE — SEZIONE PRIMA PENALE

Ricorso n. 336/2015 R.G.

Udienza del 9 ottobre 2015

3. — Il procuratore generale della Repubblica presso questa Corte
suprema di cassazione, mediante atto recante la data dell’il marzo
2015, ha obiettato che « il regime di conversione applicabile è quello

4. — Il difensore del ricorrente ha replicato con memoria, recante la
data dell’8 maggio 2015, depositata il 13 maggio 2015, richiamando la
pronuncia delle Sezioni Unite n. 11397 del 25/10/1995, Siciliano e altri pertinenti arresti di legittimità, e opponendo che l’istituto della
continuazione e la disposizione circa il criterio di ragguaglio attengono al diritto penale sostanziale e soggiacciono al principio stabilito
dall’articolo 2 cod. pen. della applicazione della legge più favorevole
per il reo.
5.— Il ricorso merita, nei termini che seguono, accoglimento.

5.1 — Con decreto penale n. 754 del 18 febbraio 2014 (irrevocabile dal
13 giugno 2014) il giudice per le indagini preliminari del Tribunale
ordinario di Milano ha inflitto al ricorrente, pel delitto previsto e punito dall’ articolo io-bis del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74,
commesso il 31 luglio 1999, la pena della multa in €3.420 (così sostituita la corrispondente pena detentiva della reclusione in mesi tre).
Riconosciuta la continuazione con i reati già tra loro unificati nel medesimo vincolo (giusta precedente ordinanza del 7 maggio 2014) il
giudice a quo ha commisurato per detto reato, considerato satellite,
la pena della multa in C 3.750 (così sostituita la pena della reclusione
in giorni quindici), a titolo di aumento per la continuazione.
Il trattamento sanzionatorio finale del reato continuato pari a C
15.480 di multa risulta superiorejtl cumulo materiale delle pene tra i
reati in precedenza riuniti nel vWolo della continuazione (C 11.730 di
multa) e la sanzione inflitta col decreto penale del 16 maggio 2014 (e
3.420 di multa) pel totale di C 15.150 di multa.
Il giudice della esecuzione è, pertanto, incorso nella inosservanza della legge penale in relazione all’articolo 81, terzo comma, cod. pen. che
stabilisce : « Nei casi preveduti da questo articolo, la pena non può
essere superiore a quella che sarebbe applicabile a norma degli articoli precedenti » del Capo III del Titolo III del Libro I.
5.2 — Le sanzioni sostitutive hanno natura di vere e proprie pene e
non di semplici modalità esecutive della pena detentiva sostituita colla conseguenza che le relative disposizioni sono di natura sostanziale

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in vigore nel momento in cui viene riconosciuto il vincolo della continuazione ».

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Udienza del 9 ottobre 2015
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cod. pen. (Sez. U., n.

Nella specie, peraltro, piuttosto che la disciplina della lex mitior,
a’ sensi dell’articolo 2, quarto comma, cod. pen., invocata dal ricorrente (v. Sez. F, n. 32799 del 17/08/2011, Caponi, Rv. 251007), ma
inapplicabile in executivis, trova attuazione il più generale
divieto di applicazione retroattiva della legge penale (articoli 25, secondo comma, della Costituzione e 11, primo comma, preleggi), che
non consente di adottare per il ragguaglio della pena detentiva il
nuovo criterio introdotto dalla disposizione (di natura sostanziale), di
cui all’articolo 3, comma 62, della legge 15 luglio 2009, n. 94, entrata
in vigore dopo la commissione del reato.
5.3 — Conseguono l’annullamento senza rinvio della ordinanza impugnata, limitatamente alla commisurazione della pena sostituita per
il reato satellite commesso il 31 luglio 2009, e, ai sensi dell’articolo
620, comma i, lettera 0, cod. proc. pen., la rideterminazione della
sanzione de qua (sulla base del criterio di ragguaglio di C 38 di multa
per ogni giorno di reclusione) in euro 570, restando la pena complessiva finale per la continuazione fissata in C 12.300 di multa.
P. Q. M.
Annulla, senza rinvio, l’ordinanza impugnata, limitatamente alla
commisurazione della pena sostituita per il reato satellite commesso
il 31 luglio 2009, che ridetermina in euro 570, restando, conseguentemente, la pena complessiva finale fissata in C 12.300 di multa.
Così deciso, addì 9 ottobre 2015.

e, quindi, soggette alla disciplina dell’articolo
11397 del 25/10/1995, Siciliano, Rv. 202870).

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