Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 49833 del 24/11/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 49833 Anno 2015
Presidente: D’ISA CLAUDIO
Relatore: PAVICH GIUSEPPE

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
SALVATI ANTONIA
avverso l’ordinanza n. 7214/2015 GIP TRIBUNALE di MILANO, del
08/07/2015
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GIUSEPPE PAVICH;
a.1/Act4 i I a
lette/sentite le conclusioni del PG Dott.
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D41 e U7,

011. te441

Uditi dif sor Avv.;

427

e.”- 1.~.()

e.,

g0t44440

Data Udienza: 24/11/2015

RITENUTO IN FATTO
1. – Con l’ordinanza in epigrafe, il GIP presso il Tribunale di Milano rigettava
istanza, avanzata dal difensore di TAMALIO Cristian Luca, nell’interesse di
SALVATI Antonia, tesa a ottenere la revoca del sequestro preventivo
dell’autovettura FIAT PUNTO tg. CA 237 LG, intestata alla stessa SALVATI.
In base a quanto è dato leggere nel provvedimento impugnato, il sequestro
era stato disposto nell’assunto che il veicolo de quo fosse utilizzato dal figlio della
SALVATI, ossia il sunnominato TAMALIO Cristian Luca, per compiere furti seriali

Polizia Locale di Milano in data 1.7.2015, era corroborato dal fatto che la stessa
SALVATI, proprietaria dell’autovettura, era presente, il 30 giugno 2015, presso la
piattaforma ecologica ove gli agenti della Polizia Locale erano intervenuti e
avevano eseguito il sequestro in via d’urgenza, con ciò dimostrando -in base alla
CNR sopra citata- di essere a conoscenza delle condotte delittuose del figlio e del
fatto che a tal fine egli utilizza l’autovettura della madre.
Il GIP, nell’impugnata ordinanza, osserva che le ragioni dell’istanza di
restituzione (riferite all’esigenza della SALVATI di utilizzare la propria auto per
recarsi al lavoro) non valgono all’accoglimento dell’istanza stessa, atteso che in
tal caso vi sarebbe il concreto pericolo di reiterazione, da parte del TAMALIO, dei
furti seriali a lui attribuiti.
2. – Il ricorso presentato nell’interesse della SALVATI si articola in tre
motivi.
2.1. – Con il primo motivo la ricorrente lamenta in sostanza la violazione di
norme processuali, deducendo che il provvedimento impugnato è abnorme:
esso, infatti, consegue ad istanza di restituzione presentata al Pubblico Ministero
ai sensi dell’art. 263 c.p.p.; a fronte di ciò, mentre il Pubblico Ministero non
comunicava a parte istante alcun provvedimento, interveniva il GIP, con
l’ordinanza impugnata, adottata motu proprio e senza che vi fossero le condizioni
per una sua decisione.
2.2. – Con il secondo motivo la ricorrente lamenta la violazione di legge in
riferimento all’art. 127 c.p.p.: ciò in quanto il GIP, anziché provvedere de plano,
avrebbe dovuto procedere alla fissazione di udienza in camera di consiglio in
base a detta disposizione di legge; contesta inoltre la ricorrente la notifica del
provvedimento impugnato a mezzo posta certificata, che censura come irrituale
alla luce del disposto dell’art. 16 comma 4 del decreto legge n. 179 del 2012,
nonché dell’art. 12 delle specifiche tecniche redatte dal Ministero della Difesa e
pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale del 30.4.2014, anche in relazione alla
circostanza che il provvedimento notificato ut supra sarebbe privo di firma
digitale.

presso piattaforme ecologiche: l’assunto, enunciato nella CNR redatta dalla

2.3. – Con il terzo motivo, la ricorrente denuncia la violazione di legge con
riferimento agli artt. 253 e 321 c.p.p.: in realtà, i motivi delle doglianze si
appuntano essenzialmente sulla carenza di motivazione del provvedimento
impugnato in riferimento sia alla strumentalità all’attività illecita della cosa
sequestrata, sia al rischio di reiterazione della stessa; la ricorrente inoltre
lamenta che nell’ordinanza si faccia riferimento alla sua pretesa consapevolezza
delle condotte attribuite al figlio, circostanza a sua volta motivata
esclusivamente in base alla presenza della SALVATI nel luogo ove è avvenuto il

CONSIDERATO IN DIRITTO
4. – Il ricorso de quo va riconvertito in appello ex art. 322 bis c.p.p..
Costituisce

ius receptum

il principio secondo il quale, avverso il

provvedimento di rigetto della richiesta di revoca del sequestro preventivo non
può essere proposto ricorso immediato per cassazione, ma appello cautelare ex
art. 322 bis cod. proc. pen. (Cass. Sez. 6, Ordinanza n. 26232 del 11/06/2013,
Rv. 256814; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 39913 del 18/09/2008, Rv. 241275). Ciò
emerge anche in base allo stesso dato testuale dell’art. 325 c.p.p., in base al
quale (comma 1) il ricorso per cassazione è esperibile unicamente contro le
ordinanze emesse a norma degli articoli 322-bis e 324 c.p.p. dal Tribunale per il
riesame, ovvero per saltum (comma 2) avverso i decreti di sequestro emessi dal
giudice; e dunque non anche contro le ordinanze emesse da altro organo
giudicante su istanze di revoca di sequestro, come quella impugnata nel caso di
specie; a ciò si aggiunga che il provvedimento impugnato non rientra fra quelli
elencati dall’art. 568 comma 2 c.p.p..
Nella specie, pertanto, le doglianze andavano proposte dal ricorrente avanti
quest’ultimo organo, proponendo appello ai sensi dell’art. 322 bis c.p.p., quale
rimedio di carattere generale esperibile in subiecta materia.
Perciò, in base al principio generale di conservazione degli atti e per il favor
impugnationis, il ricorso in esame va convertito in appello cautelare ex art. 322
bis c.p.p. e gli atti vanno all’uopo trasmessi al Tribunale di Milano.
P.Q.M.
La Corte, convertito il ricorso in appello ai sensi dell’art. 322 bis c.p.p.,
ordina trasmettersi gli atti al Tribunale di Milano.
Così deciso in Roma, il 24.11.2015

sequestro.

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