Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 49734 del 24/11/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 49734 Anno 2015
Presidente: PRESTIPINO ANTONIO
Relatore: CARRELLI PALOMBI DI MONTRONE ROBERTO MARIA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
LAPORTA ANTONIO N. IL 17/03/1988
avverso la sentenza n. 1964/2013 CORTE APPELLO di BARI, del
19/09/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ROBERTO MARIA
CARRELLI PALOMBI DI MONTRONE;

Data Udienza: 24/11/2015

RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO

Propone ricorso per cassazione l’imputato, deducendo il seguente motivo: violazione di legge con
riferimento alla ritenuta responsabilità dell’imputato.
Il motivo è inammissibile difatti viene prospettata una valutazione delle prove diversa e più
favorevole al ricorrente rispetto a quella accolta nella sentenza di primo grado e confermata dalla
sentenza di appello. In sostanza si ripropongono questioni di mero fatto che implicano una
valutazione di merito preclusa in sede di legittimità, a fronte di una motivazione esaustiva, immune
da vizi logici; viceversa dalla lettura della sentenza della Corte territoriale non emergono, nella
valutazione delle prove, evidenti illogicità, risultando, invece, laesistenza di un logico apparato
argonnentativo sulla base del quale si è pervenuti alla conferma della sentenza di primo grado con
riferimento alla responsabilità dellaimputato in ordine ai fatti ascritti; in tal senso si è fatto
riferimento a puntuali risultanze probatorie in base alle quali emergeva che il fatto di cui al capo 1)
dovesse essere qualificato come tentata estorsione, non avendo trovato alcun riscontro probatorio
la pretesa vantata dall’imputato, le lesioni ed i danneggiamenti erano volontari ed erano stati
compiuti proprio per conseguire il profitto del reato di cui al capo 1); ed infine la recidiva
correttamente ritenuta sussistenze sulla base del certificato penale. Tutto ciò preclude qualsiasi
ulteriore esame da parte della Corte di legittimità (Sez. U n. 12 del 31/5/2000, Jakani, Rv. 216260;
Sez.. U. n. 47289 del 24.9.2003, Petrella, Rv. 226074).
Alla inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali, nonché, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., valutati i profili di colpa nella determinazione della
causa di inammissibilità emergenti dal ricorso (Corte Cost. 13 giugno 2000, n. 186), al versamento
della somma, che ritiene equa, di euro mille a favore della cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di euro mille alla cassa delle ammende.

24/11/2015
Il Consigliere Estensore
CARRELLI P
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Il/La CORTE APPELLO di BARI, con sentenza in data 19/09/2014, confermava la condanna alla pena
ritenuta di giustizia pronunciata dal TRIB.SEZ.DIST. di TRINITAPOLI, in data 11/04/2013, nei
confronti di LAPORTA ANTONIO in relazione al reato di cui all’art. 629 c.p.

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