Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 49715 del 24/11/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 49715 Anno 2015
Presidente: PRESTIPINO ANTONIO
Relatore: TADDEI MARGHERITA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
ACCARDO GIUSEPPE N. IL 08/10/1960
avverso la sentenza n. 1791/2014 CORTE APPELLO di MILANO, del
21/10/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. MARGHERITA
TADDEI;

Data Udienza: 24/11/2015

R.G.: 54819/2014
del
Accardo Giuseppe
ricorre avverso la sentenza n.17346/14
21.10.2014 della Corte d’Appello di Milano, che ha confermato la sentenza del
Tribunale della stessa città,n.8240,del 18.11.2013„ di condanna per il reato di
appropriazione indebita, lamentando la violazione dell’art.606 comma 1 lett.b)
cod.proc.pen. in relazione all’ affermazione di responsabilità nonostante
l’imputato avesse fornito gli elementi in base ai quali determinare il proprio
credito da portare in compensazione, dovendosi pertanto ritenere la sussistenza
della scriminante dell’art.51 cod.pen..
Il ricorso è manifestamente infondato.
Secondo il costante insegnamento di questa Suprema Corte, esula dai poteri della Corte di cassazione quello di una “rilettura” degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, la cui valutazione è, in via esclusiva, riservata al giudice
di merito, senza che possa integrare il vizio di legittimità la mera prospettazione
di una diversa, e per il ricorrente più adeguata, valutazione delle risultanze processuali (per tutte: Sez. Un., 30/4-2/7/1997, n. 6402, Dessimone, riv. 207944;
tra le più recenti: Sez. 4, n. 4842 del 02/12/2003 – 06/02/2004, Elia, Rv.
229369). Per altro verso la censura è del tutto generica facendo riferimento ad un
atto ,l’interrogatorio dell’imputato, che non viene allegato al ricorso così impedendone la conoscenza da parte della Corte. Il motivo del ricorso è, pertanto, anche generico e tali da non consentire il vaglio di questo Corte.
Ai sensi dell’articolo 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che dichiara inammissibile il ricorso, la parte privata che lo ha proposto deve essere condannata al pagamento delle spese del procedimento, nonché – ravvisandosi profili di
colpa nella determinazione della causa di inammissibilità – al versamento a favore della Cassa delle ammende di una somma che, alla luce del dictum della Corte
costituzionale nella sentenza n. 186 del 2000, sussistendo profili di colpa, si stima equo determinare in euro 1.000,00 (mille/00).
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese dl procedimento e al versamento della somma di € 1.000,00 in favore
della Casa delle ammende.
Roma, 2f.11.2015
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Motivi della decisione

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