Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 49611 del 15/12/2015


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 49611 Anno 2015
Presidente: AGRO’ ANTONIO
Relatore: PETRUZZELLIS ANNA

SENTENZA
sui ricorsi proposti da
1. Fausciana Nunzio, nato a Gela il 14/12/1965
2. Fausciana Salvatore, nato a Gela il 18/12/1994
avverso la sentenza del 17/11/2015 della Corte d’appello di Caltanissetta
visti gli atti, il provvedimento denunziato e i ricorsi;
udita la relazione svolta dal consigliere Anna Petruzzellis;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Luigi
Orsi, che ha concluso per l’inammissibilità dei ricorsi;
udito l’avv. Luana Granozio in sostituzione dell’avv. Flavio Giacomo Sinatra per i
ricorrenti, che si è riportato ai ricorsi;
RITENUTO IN FATTO
1. La Corte d’appello di Caltanissetta, con sentenza del 17/11/2015, ha
disposto la consegna di Fausciana Nunzio e Fausciana Salvatore all’autorità
giudiziaria di Malta per l’esecuzione del mandato di arresto europeo emesso nei
loro confronti il 12/10/2015 in esecuzione dell’ordine di arresto formulato dalla
Corte di quel territorio il 17/08/2015.
Nella pronuncia si rileva che il mandato di arresto è emesso per
l’esecuzione di un provvedimento cautelare disposto in relazione al delitto di
lesioni aggravate dall’uso di un bastone, consumate ai danni di Alexandre Abela
il 07/08/2015 e che sono presenti tutte le condizioni che legittimano tale atto.
2. Nel suo ricorso la difesa di Fausciana Nunzio e Fausciana Salvatore
deduce violazione di cui all’art. 606 comma 1 lett. b) ed e) cod. proc. pen. in
relazione agli artt. 125 comma 3, 705 comma 2 lett. a) cod.proc.pen. e 17
comma 4 I. 22 aprile 2005 n. 69.

Data Udienza: 15/12/2015

Si lamenta che la Corte abbia valutato la sussistenza degli estremi
legittimanti la consegna di cui all’art 7 I.cit., senza considerare, da un canto, la
diversa ipotesi disciplinata dalla disposizione, riguardante la presenza di una
sentenza di condanna, e così omettendo di valutare che nel computo della pena
edittale deve farsi riferimento alla sanzione, senza considerare le aggravanti, che
nel caso di specie non sarebbe superiore ai tre anni, come invece richiesto per

Si lamenta inoltre l’omissione di una disamina autonoma dei gravi indizi
posti a fondamento del provvedimento restrittivo da parte della Corte territoriale,
contrariamente quanto sarebbe imposto dalla legge, in assenza di una
convenzione che limiti l’analisi rimessa allo Stato richiesto ad una verifica
meramente formale. Si evoca quindi, da un canto, la giurisprudenza formatasi
sull’art. 705 cod. proc. pen. che, secondo la difesa ricorrente, impone una
valutazione concreta degli indizi indicati, tanto più imperativa ove, come nella
specie, il P.g di udienza si era opposto alla consegna.
Si lamenta inoltre che, pur avendo il Consigliere relatore dato conto nel
corso dell’udienza che i prevenuti avevano dichiarato di non essere a conoscenza
del procedimento a loro carico, nella sentenza si era attestato l’esatto contrario.
Sul quadro indiziario si contesta la ritenuta irrilevanza della valutazione del
giudice richiesto ove la si ritenga applicabile anche quando, come nella specie,
nel corso del procedimento si è venuti a conoscenza di circostanze difformi da
quelle riportate nella richiesta di consegna, per effetto dell’istruttoria svolta, e di
cui si è dato conto nella narrativa del provvedimento impugnato, con riferimento
a quanto acquisito in sede di convalida, istruttoria di cui si espongono le ulteriori
emergenze, fondate sulla ricostruzione offerta dagli interessati.
3. Si lamenta inoltre la mancata applicazione della garanzia di cui all’art. 18
lett. r) I.n. 69 del 2005, ritenuta imperativa poiché si è in presenza della
richiesta di consegna di cittadini italiani.
4. Si individua quale elemento ostativo alla consegna la quantificazione della
pena in misura non superiore ai tre anni che non permette in Italia, ai sensi
dell’art. 275 comma 1 bis cod. proc. pen., l’applicazione della custodia cautelare
in carcere.
5. Si denuncia da ultimo violazione del principio di proporzionalità delle
pene, considerato che, sulla base della richiesta, risulta che la pena massima
potrebbe essere determinata in anni nove di reclusione e che lo Stato richiedente
risulta aver subito condanna dalla Corte EDU per violazione dell’art. 5 della Carta
europea, per eccesso di pena detentiva, preludio di trattamenti inumani e
degradanti, ostativi alla concessione della consegna.
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Cassazione sezione VI, rg. 49108/2015

l’emissione del provvedimento restrittivo.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. I ricorsi sono inammissibili.
2. L’eccezione proposta con il primo motivo è manifestamente infondata.
Al di là dell’erroneo riferimento contenuto nella sentenza all’art. 7 comma 4
I.n. 69 del 2005, in quanto tale norma attiene all’esecuzione delle sentenze di
condanna, che non è conferente nella specie ove vi è richiesta di esecuzione di

l’ipotesi che riguarda il caso all’attenzione è quello di dodici mesi, condizione
pacificamente ricorrente nella specie ove si procede per il delitto di lesioni che,
anche nella forma non aggravata, nel nostro ordinamento prevede una pena
edittale massima di tre anni.
3. Si deve inoltre osservare, con riferimento agli altri motivi che in tema di
mandato di arresto europeo il giudice richiesto è chiamato a verificare che negli
atti fondanti la richiesta siano esplicitati i gravi indizi di colpevolezza, con
esclusione di qualsiasi valutazione in merito, rimessa all’analisi dell’autorità
procedente. Invero, come più volte chiarito da questa Corte in fattispecie
analoghe (da ultimo Sez. 6, Sentenza n. 44911 del 06/11/2013, imp. P.G. in
proc. Stoyanov Rv. 257466) al giudice richiesto è rimesso il controllo che le fonti
di prova indicate nella relazione, ai sensi dell’art. 6, comma quarto, lett. a) legge
n. 69 del 2005 siano astrattamente idonee a fondare la gravità indiziaria, sia
pure con la sola indicazione delle evidenze fattuali a carico dei richiesti, mentre
la valutazione in concreto delle stesse è riservata all’autorità giudiziaria del
paese emittente, cosicché la conclusione raggiunta sul punto dalla Corte di
merito risulta corretta. Né a diversa determinazione può pervenirsi per il rilievo
da conferire alla acquisita versione difensiva offerta dagli interessati che ben
potranno esprimere dinanzi al giudice naturale, competente per territorio.
Per contro, del tutto estraneo al nucleo valutativo rilevante nel presente
procedimento è il richiamo alla convezione ed ai principi in tema di estradizione,
facendosi applicazione nella specie della disciplina del mandato di arresto
europeo il cui presupposto è il previo riconoscimento di reciproca fiducia tra gli
Stati ed il frutto della prevista assicurazione di un pari livello di garanzie, per
effetto del quale sono previsti controlli meno incisivi di quelli richiesti nel caso di
istanza di estradizione.
4. Insussistenti risultano le pretese contraddizioni tra quanto affermato dagli
interessati in sede di convalida circa la loro mancata conoscenza del processo e
quanto diversamente riferito in sentenza, essendosi chiarito nel provvedimento
che i Fausciana avevano richiamato circostanze di fatto nelle quali si

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un mandato processuale, si deve considerare che il limite edittale previsto per

qualificavano parti offese, ed evidentemente non erano a conoscenza della
difforme versione dei fatti resa dal loro antagonista, il cui approfondimento non
può che essere rimesso all’autorità giudiziaria richiedente, per quanto sopra
specificato; per contro la circostanza che i due ricorrenti abbiano fornito una
propria versione dei fatti evidenzia che fossero, per l’appunto, a conoscenza del
procedimento volto all’approfondimento dei fatti.
5. La fattispecie in esame risulta del tutto estranea alla disciplina di cui

posto che esse riguardano la diversa ipotesi di mandato emesso per l’esecuzione
di una sentenza di condanna o di una misura di sicurezza, che, come già chiarito,
non ricorre nella specie, ove oggetto della richiesta è un mandato finalizzato allo
svolgimento del procedimento.
6. Del tutto in conferente è il richiamo al limite edittale previsto dall’art. 275
comma 1 bis cod. proc. pen., riguardante l’applicazione delle misure cautelari nel
procedimento penale che si svolge dinanzi al giudice italiano, stante l’evidente
autonomia di giudizi, e l’impossibilità di un’applicazione analogica in presenza di
un’autonoma disciplina, che individua il diverso limite edittale di un anno, cui si è
fatto in precedenza richiamo.
7. Da ultimo manifestamente infondati sono i riferimenti alla natura ed
entità della pena, trattandosi di una richiesta prodromica all’accertamento penale
in quella sede, che prescinde dalla possibilità, nell’ipotesi di condanna, di
consentire l’esecuzione della pena eventualmente applicata in quel paese,
circostanza che, in tale eventualità, dovrà essere oggetto di successiva
valutazione.
8.

Att
La manifesta infondatezza dei ricorsi ne impone 14Kcartarnanto di

inammissibilità, con condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali
e della somma di indicata in dispositivo, ritenuta equa, in favore della Cassa
delle ammende, in applicazione dell’art. 616 cod. proc. pen.
La Cancelleria è tenuta alle comunicazioni di cui all’art. 22 comma 5 I.n.
69/2005.

P.Q.M.

Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle
spese processuali e ciascuno a quello della somma di C 1.000 in favore della
Cassa delle ammende.

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all’art. 18 lett. r) e v) I.n. 69/2005 la cui applicazione viene evocata nei ricorsi,

Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 22 comma 5 I.n.
69/2005.

Così deciso il 15/12/2015

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