Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 49528 del 11/11/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 49528 Anno 2015
Presidente: D’ISA CLAUDIO
Relatore: SERRAO EUGENIA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
LO COCO GIUSEPPE N. IL 12/10/1987
avverso la sentenza n. 1020/2010 GIUDICE DI PACE di BOLOGNA,
del 06/03/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. EUGENIA SERRAO;

Data Udienza: 11/11/2015

Motivi della decisione

Lo Coco Giuseppe ricorre avverso la sentenza del Giudice di Pace di Bologna
in data 6/03/2013 che lo ha condannato per il reato di cui all’art.590, secondo
comma, cod. pen. alla pena pecuniaria ritenuta di giustizia.
Il ricorrente deduce che la pronuncia ha esaurito la sua attenzione in
un’ottica colpevolista sulla base di soli indizi escludendo le prove a favore
dell’imputato con argomentazioni palesemente illogiche e non riconoscendo la

correità di altre persone e la corresponsabilità della persona offesa.
Il ricorso è inammissibile.
Come costantemente affermato dalla Corte di legittimità (ex plurimis, Sez.6,
n.8700 del 21/01/2013, Leonardo, Rv. 254584), i motivi del ricorso, a pena di
inammissibilità (artt. 581 e 591 cod.proc.pen.) debbono indicare specificamente
le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che sorreggono ogni richiesta.
Contenuto essenziale dell’atto di impugnazione è, pertanto, innanzitutto e
indefettibilmente il confronto puntuale (cioè con specifica indicazione delle
ragioni di diritto e degli elementi di fatto che fondano il dissenso) con le
argomentazioni del provvedimento il cui dispositivo si contesta. Il motivo di
ricorso in cassazione, poi, è caratterizzato da una duplice specificità. Deve essere
sì anch’esso conforme all’art. 581 lett.c) cod.proc.pen. (e quindi contenere
l’indicazione delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che sorreggono ogni
richiesta presentata al giudice dell’impugnazione); ma quando censura le ragioni
che sorreggono la decisione deve, altresì, contemporaneamente enucleare in
modo specifico il vizio denunciato, così che esso sia chiaramente sussumibile fra i
tre, soli, previsti dall’art. 606,comma 1, lett. e) cod.proc.pen., deducendo poi,
altrettanto specificamente, le ragioni della sua decisività rispetto al percorso
logico seguito dal giudice del merito per giungere alla deliberazione impugnata,
sì da condurre a decisione differente.
Esula, invece, dai poteri della Corte di Cassazione quello di una
degli elementi di fatto, posti a sostegno della decisione, il cui apprezzamento è
riservato in via esclusiva al giudice di merito, senza che possa integrare il vizio di
legittimità la mera prospettazione di una diversa, e per il ricorrente più
adeguata, valutazione delle risultanze processuali (Sez. U, n. 6402 del
30/04/1997, Dessimone, Rv. 207945). E la Corte regolatrice ha rilevato che
anche dopo la modifica dell’art.606 lett. e) cod. proc. pen., per effetto della
legge 20 febbraio 2006 n. 46, resta immutata la natura del sindacato che la
Corte di Cassazione può esercitare sui vizi della motivazione, essendo rimasto
preclusa, per il giudice di legittimità, la pura e semplice rilettura degli elementi di
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condotta degli altri soggetti coinvolti nell’accaduto, omettendo di considerare la

fatto posti a fondamento della decisione o l’autonoma adozione di nuovi e diversi
parametri di ricostruzione o valutazione dei fatti (Sez. 5, n. 17905 del
23/03/2006, Baratta, Rv. 234109). Pertanto, in sede di legittimità, non sono
consentite le censure che si risolvono nella prospettazione di una diversa
valutazione delle circostanze esaminate dal giudice di merito (ex multis Sez. 6,
n. 22445 del 08/05/2009, Candita, Rv.244181). Delineato nei superiori termini
l’orizzonte del presente scrutinio di legittimità, si osserva che il ricorrente invoca,
in realtà, una inammissibile considerazione alternativa del compendio probatorio

punto di valutazione della prova.
Alla inammissibilità del ricorso, riconducibile a colpa del ricorrente (Corte
Cost., sent. 7- 13 giugno 2000, n. 186), consegue la condanna del ricorrente
medesimo al pagamento delle spese processuali e di una somma, che
congruamente si determina in euro 1.000, in favore della Cassa delle Ammende.

P. Q. M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 1.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso in d ita 11 novembre 2015

f

ed una rivisitazione del potere discrezionale riservato al giudice di merito in

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