Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 49229 del 27/10/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 49229 Anno 2015
Presidente: CAVALLO ALDO
Relatore: CENTONZE ALESSANDRO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
AVOLIO EMANUELE N. IL 09/02/1989
avverso l’ordinanza n. 366/2014 TRIB. SORVEGLIANZA di NAPOLI,
del 12/05/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ALESSANDRO
CENTONZE;

Data Udienza: 27/10/2015

,

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RILEVATO IN FATTO

Con ordinanza emessa il 12/05/2014 il Tribunale di sorveglianza di Napoli
rigettava il reclamo avverso l’ordinanza emessa dal Magistrato di sorveglianza di
Napoli il 02/12/2013, con cui veniva dichiarato il non luogo a provvedere
sull’istanza di liberazione anticipata proposta da Emanuele Avolio in riferimento
al periodo di detenzione compreso tra il 04/12/2009 e il 04/08/2010, in quanto
già valutato con l’ordinanza emessa il 26/05/2012 dal Magistrato di sorveglianza

Avverso tale ordinanza l’Avolio ricorreva personalmente per cassazione,
deducendo violazione di legge e vizio di motivazione, in relazione alla ritenuta
sovrapponibilità dell’istanza proposta con l’ordinanza emessa il 26/05/2012 dal
Magistrato di sorveglianza di Viterbo.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è inammissibile, essendo fondato su motivi manifestamente
infondati.
In via preliminare, deve rilevarsi che, l’art. 666, comma 2, cod. proc. pen.,
nella parte in cui consente al giudice la pronuncia di inammissibilità qualora
l’istanza costituisca una mera riproposizione di una richiesta già rigettata,
configura una preclusione allo stato degli atti che, come tale, non opera quando
vengano dedotti fatti o questioni che non hanno formato oggetto della
precedente decisione (cfr. Sez. 3, n. 5195 del 05/12/2003, Prestianni, Rv.
227329).
In questa cornice sistematica, deve rilevarsi che sulla richiesta dell’Avolio si
era già pronunciato ■on ordinanza emessa il 26/05/2012) il Magistrato di
….
sorveglianza di Viterb ,r., divenuta irrevocabile, per effetto della mancata
impugnazione del condannato. Né l’irrevocabilità può ritenersi venuta meno, in
quanto non sono stati prospettati dal condannato nuovi elementi ovvero
circostanze di fatto ignorate dal magistrato di sorveglianza al momento della sua
decisione.
Queste conclusioni si impongono alla luce della giurisprudenza di questa
Corte, secondo cui la preclusione processuale di cui all’art. 666, comma 2, cod.
proc. pen., non opera in senso assoluto e inderogabile – coprendo ogni questione
processuale dedotta e deducibile, al contrario di quanto si verifica nel processo di
cognizione, con il quale non può stabilirsi un’assimilazione sistematica sul punto
– ma comporta una valutazione allo stato degli atti, tenendo conto della
prospettazione difensiva. Ne consegue che tale effetto preclusivo, rilevante tanto
2

di Viterbo.

per il procedimento di sorveglianza quanto per il procedimento di esecuzione,
risultando consequenziale alla previsione all’art. 666, comma 2, cod. proc. pen.,
non può ritenersi operante laddove, con un’istanza successiva, vengano
prospettate nuove circostanze di fatto ovvero nuove questioni di diritto (cfr. Sez.
U, n, 34655 del 28/06/2005, Donati, Rv. 231799).
Per queste ragioni, il ricorso proposto da Emanuele Avolio deve essere
dichiarato inammissibile, con la conseguente condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali e, non ricorrendo ipotesi di esonero, al

euro, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di 1.000,00 euro alla Cassa delle
Ammende.
Così deciso in Roma il 27 ottobre 2015.

versamento di una somma alla Cassa delle ammende, determinabile in 1.000,00

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