Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 49215 del 08/05/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 49215 Anno 2015
Presidente: FIALE ALDO
Relatore: SAVINO MARIAPIA GAETANA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
D’ORSI ALFIO N. IL 06/06/1955
avverso la sentenza n. 3017/2014 CORTE APPELLO di NAPOLI, del
27/05/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. MARIAPIA GAETANA
SAVINO;

Data Udienza: 08/05/2015

In fatto e diritto
D’Orsi Alfio ha proposto personalmente ricorso per Cassazione avverso la sentenza della Corte di
Appello di Napoli in data 27.5.014 emessa a conferma della sentenza del GUP del Tribunale di Napoli
28.2.2014 di condanna del predetto per illecita detenzione di cocaina.
Ha dedotto a sostegno del ricorso carenza di motivazione stante il richiamo per relationem alla sentenza
impugnata..

Il ricorrente si limita ad una censura della sentenza impugnata in quanto fondata solo sul richiamo per
relationem della sentenza di primo grado, attraverso il riferimento generico ai principi di diritto
enunciati sull’argomento, del tutto disancorati dalla fattispecie concreta. Deve invece rilevarsi che i
giudici di seconde cure hanno effettuano il richiamo per relationem della sentenza di primo grado in
conformità ai principi espressi da questa Corte sulla ammissibilità della motivazione per relationem in
presenza di sentenze conformi, a condizione che la sentenza impugnata non si limiti a recepire
supinamente le argomentazioni del primo giudice ma le faccia proprie attraverso una critica ragionata
ed, eventualmente, una integrazione della motivazione richiamata.
Orbene, nel caso in esame, i giudici di seconde cure non si sono limitati al richiamo della prima
sentenza ma hanno argomentato, in modo del tutto esauriente seppur sintetico, sulla insussistenza
dell’ipotesi di cui all’art. 73 v comma dpr 309/90 invocata dal ricorrente, richiamando i principi
elaborati da questa Corte sull’argomento

(Sez. 3, Sentenza n. 27064 del 19/03/2014 Ud. (dep. 23/06/2014 )Rv. 259664,
Sez. 4, Sentenza n. 43399 del 12/11/2010 Ud. (dep. 07/12/2010) Rv. 248947)„ e sulla congruità della
pena irrogata, in quanto proporzionata alla gravità del fatto e conforme ai criteri di cui all’art. 133 c.p.p..
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di euro 1.000 favore della
cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara il ricorso inammissibile. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della
somma di euro 1.000 in favore della cassa delle ammende.
Così deciso il 8.5.015

Il ricorso è inammissibile per difetto di specificità.

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