Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 49191 del 17/11/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 49191 Anno 2015
Presidente: CAMMINO MATILDE
Relatore: PELLEGRINO ANDREA

Data Udienza: 17/11/2015

SENTENZA
Sul ricorso proposto nell’interesse di Bonetti Davide, n. a Biella il
07.03.1961, rappresentato e assistito dall’avv. Alessandro Diddi, di
fiducia, avverso l’ordinanza emessa dal Tribunale di Padova, n.
110/2015, in data 30.06.2015;
rilevata la regolarità degli avvisi di rito;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere dott. Andrea Pellegrino;
sentite le conclusioni assunte dal Sostituto procuratore generale dott.
Ciro Angelillis che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;
sentita la discussione della difesa del ricorrente, avv. Alessandro
Diddi, che ha concluso chiedendo l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza in data 30.06.2015, il Tribunale di Padova rigettava

1

la richiesta di riesame presentata per conto di Bonetti Davide e di
Fidimed Fiduciaria s.r.l. nei confronti del decreto di sequestro
preventivo emesso dal giudice per le indagini preliminari presso il
Tribunale di Padova in data 13.05.2015.
1.1. Nel corso del procedimento risultano essere stati emessi diversi
provvedimenti di sequestro preventivo di somme, depositate su conti
correnti fiduciariamente intestati ad Amphora Fiduciaria s.p.a., per un

complessivo importo di circa 8,5 milioni di euro che, a seguito
dell’entrata in vigore del d.lgs. n. 231/2007, venivano ritrasferite in
S.Marino per sottrarle all’obbligo di indicazione del titolare effettivo;
veniva così progressivamente ipotizzata e delineata l’architettura del
c.d. Gruppo Smi, un reticolo di società costituite in S.Marino e in
numerosissimi altri Stati non cooperanti, che, dall’anno 2005, si è
implementato con le società aventi sede a Roma (Amphora Fiduciaria,
Iti Leasing e Iti Finanziaria), sostituendo così i riferimenti “esterni” al
Gruppo precedentemente utilizzati per la reintroduzione nel territorio
dello Stato del denaro esportato in S.Marino da clienti italiani.
Secondo l’ipotesi accusatoria, il gruppo societario risulta gestito da
Pasquini Enrico Maria coadiuvato da Bonetti Davide e da altri soggetti,
operanti essenzialmente in S.Marino dove è radicata la S.Marino
Investiamenti Sa-Smi Sa, e dove di fatto sono operanti due società
portoghesi (Intersmi Ltda e Ilha Das Pontas Ltda). Da S.Marino, gli
stessi utilizzano le società italiane come mero strumento per
consentire alla clientela italiana di disporre del denaro
precedentemente esportato, progressivamente reimpiegato nel
territorio dello Stato dietro diverse tipologie di schermi fiduciari.
2. Avverso detto provvedimento, Bonetti Davide, tramite difensore,
propone ricorso per cassazione, lamentando:
-violazione dell’art. 606 lett. b) cod. proc. pen. in relazione all’art.
325 cod. proc. pen. per violazione ed erronea applicazione di legge,
nella specie l’art. 13 bis d.l. 01.07.2009, n. 78, convertito nella I.
03.08.2009 n. 102 (primo motivo);
-violazione dell’art. 606 lett. b) ed e) cod. proc. pen. in relazione
all’art. 321 cod. proc. pen., per avere il Tribunale erroneamente
applicato la norma in relazione al caso concreto e per avere fornito
sul punto una motivazione assolutamente illogica nonché
contraddittoria (secondo motivo).

2

2.1. In relazione al primo motivo, evidenzia il ricorrente come il
Tribunale avesse omesso di rilevare come:
– le somme oggetto di sequestro fossero state oggetto di “scudo
fiscale ter” da parte dei titolari effettivi delle stesse (Mulazzani
Giuseppe e Mulazzani Girolamo) per il tramite di fiduciaria italiana
(Amphora Fiduciaria s.p.a.);
– i signori Mulazzani Giuseppe e Mulazzani Girolamo non fossero mai

-fosse stato correttamente documentato dalla società fiduciaria chi
fossero i titolari effettivi delle somme;
– la procedura di emersione fosse stata regolarmente compiuta e
perfezionata con il pagamento delle somme in favore dell’erario da
parte dell’intermediario incaricato;
– l’adesione allo scudo fiscale ter (art. 13 bis d.l. 78/2009 e successive
modifiche) non potesse considerarsi attività di occultamento volta a
consentire il riciclaggio, essendo al contrario pratica di emersione e
regolarizzazione delle somme mediante adesione ad una legge dello
Stato.
2.2. In relazione al secondo motivo, si evidenzia come nel
provvedimento impugnato, entrambi i presupposti per l’applicazione
ed il mantenimento della misura cautelare reale (fumus e perículum)
siano stati solo apparentemente indicati, essendo in realtà
insussistenti.
Da qui la richiesta di annullamento senza rinvio del provvedimento
impugnato, con revoca del sequestro e restituzione agli aventi diritto
di quanto in oggetto ovvero, in subordine, di annullamento con rinvio.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.

Il ricorso appare infondato e, come tale, va rigettato.

2.

Occorre premettere, in adesione alle valutazioni effettuate nel

corpo del provvedimento impugnato che, al Tribunale del riesame,
in sede di ricorso ex art. 324 cod. proc. pen., compete unicamente
la verifica della sussistenza dei presupposti per l’imposizione del
vincolo reale sul bene alla luce delle concrete risultanze processuali
e dell’effettiva situazione emergente dagli elementi forniti dalle
parti, con la conseguenza che, per riconoscere la sussistenza del

stati indagati per alcun reato;

”fumus delicti commissi”, non occorre la ricorrenza di indizi di
colpevolezza e, tantomeno, una loro valutata gravità, bensì solo
elementi concreti conferenti nel senso della sussistenza del reato
ipotizzato (cfr., ex multis, Sez. 2, sent. n. 5656 del 28/01/2014,
dep. 05/02/2014, P.M. in proc. Zagarrio, Rv. 258279).
3.

La medesima giurisprudenza di legittimità riconosce che il

“periculum in mora” richiesto dal primo comma dell’art. 321 cod.

proc. pen. deve presentare i requisiti della concretezza e attualità, da
valutare in riferimento alla situazione esistente non soltanto al
momento dell’adozione della misura cautelare reale ma anche
durante la sua vigenza, di modo che possa ritenersi quanto meno
probabile che il bene assuma carattere strumentale rispetto
all’aggravamento o alla protrazione delle conseguenze del reato
ipotizzato o all’agevolazione della commissione di altri reati (cfr.,
Sez. 3, sent. n. 47686 del 17/09/2014, dep. 19/11/2014, Euro
Piennme s.r.I., Rv. 261167).
4.

Invero, le conseguenze che il legislatore intende neutralizzare

attraverso il provvedimento, non sono identificabili né con la
condotta dei reati formali né con l’evento naturalistico che integra
la consumazione dei reati materiali, ma sono anche quelle ulteriori
e potenziali rispetto alla condotta tipica realizzata: per tale
ragione, il sequestro preventivo può essere disposto anche quando
sia cessata la condotta o siano perfezionati gli elementi costitutivi
del reato in relazione al quale la misura viene adottata.
5.

Con riferimento al primo motivo di doglianza, denuncia il

ricorrente l’assoluta erronea applicazione di legge da parte del
Tribunale del riesame con riferimento all’art. 13 bis del D.L. n. 78 del
2009, convertito nella L. n. 102 del 2009 (adesione allo “scudo
fiscale”). Assume, in particolare, il ricorrente la paradossale
interpretazione resa dal Tribunale secondo cui l’adesione in parola
avrebbe costituito condotta idonea a far ritenere la ricorrenza di
condotte di riciclaggio.
Invero, come già rilevato da questa Corte (cfr., Sez. 3, Sentenza n.
28724/2011 in motivazione), la non punibilità prevista dalla disciplina
del c.d. scudo fiscale riguarda solo condotte afferenti le somme che
dall’estero rientrano in Italia.
In particolare il D.L. n. 78 del 2009, art. 13, inserito dalla legge di

4

conversione 3 agosto 2009, n. 102, e successivamente modificato dal
D.L. 3 agosto 2009, n. 103, art. 1, conv. dalla L. 3 ottobre 2009, n.
141, prevede una misura incentivante il rimpatrio di attività
finanziarie e patrimoniali detenute fuori del territorio dello Stato. A
fronte del pagamento di un’imposta straordinaria su un rendimento
lordo presunto del capitale e con un’aliquota comprensiva di interessi
e sanzioni, è previsto, come beneficio fiscale, la sterilizzazione del

sfavore del contribuente (ad es. in quanto rivelatore di capacità
contributiva), nonché l’esonero dall’obbligo di segnalazione di cui al
D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231, art. 41, ed altri effetti premiali tra
cui l’esclusione della punibilità per alcuni reati fiscali.
Tale (sopravvenuta) non punibilità è prevista mediante il richiamo,
contenuto nell’art. 1 cit., sia al D.L. 25 settembre 2001, n. 350, art.
14, che esclude appunto la punibilità per i reati di cui al D.Lgs. n. 74
del 2000, artt. 4 e 5, nonché per i reati di cui al D.L. n. 429 del 1982
(salvi però quelli previsti dall’art. 4, lett. d) e f), del predetto Decreto
n. 429 del 1982, relativamente alla disponibilità delle attività
finanziarie dichiarate), sia alla L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 8,
comma 6, lett. c), che estende la non punibilità anche ai reati
tributari di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, artt. 2, 3 e 10 (oltre che 4 e
5).
Tale esonero dalla punibilità„ va inteso in termini rigorosamente
restrittivi nel senso che si riferisce alle sole condotte afferenti i
capitali oggetto della procedura di rimpatrio; questo, per non
sconfinare in una sostanziale previsione di amnistia che avrebbe
richiesto la maggioranza qualificata di cui all’art. 79 Cost., comma 1.
La ratio di questa previsione speciale (l’art. 13 cit.) che assegna al
rimpatrio dei capitali e al pagamento dell’imposta straordinaria anche
l’effetto di sopravvenuta causa di non punibilità è quella di evitare che
la domanda di regolarizzazione comporti anche l’emersione di una
condotta di trasferimento all’estero di capitali per spontanea
dichiarazione del suo autore; ciò che potrebbe costituire una remora
all’utilizzo della regolarizzazione stessa che il legislatore ha invece
inteso promuovere. Si giustifica allora quello che descrittivamente
viene indicato come scudo fiscale: la condotta di trasferimento
all’estero di quei capitali rimpatriati con la regolarizzazione mediante

capitale rimpatriato che non può costituire elemento utilizzabile a

pagamento di imposta straordinaria e lo stesso possesso all’estero di
tali capitali vengono depurati di ogni rilievo penale al fine dei
menzionati reati fiscali. Ma non c’è alcun effetto espansivo esterno nel
senso di un’immunità soggettiva in relazione ad altri reati nella cui
condotta non rilevino affatto i capitali trasferiti e posseduti all’estero e
successivamente oggetto di rimpatrio. Questa restrittiva
interpretazione trova un puntuale riscontro nella espressa previsione

dell’art. 13, comma 4, che predica l’applicabilità dell’esonero della
responsabilità penale “limitatamente al rimpatrio ed alla
regolarizzazione di cui al presente articolo”. Né, ciò è contrastato
dalla cit. L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 8, comma 6, lett. c), pure richiamato dall’art. 13 cit. – che riferisce sì tale immunità alle
“annualità” oggetto di integrazione, ma ciò fa perché in quel caso
(della L. n. 289/292) la regolarizzazione (o condono) aveva ad
oggetto proprio annualità di reddito, mentre la regolarizzazione di cui
all’art. 13 cit. (del D.L. n. 78 del 2009) riguarda non già annualità di
reddito, ma il trasferimento all’estero di determinati capitali (cfr.,
Sez. 3, sent. n. 41947 del 02/07/2014, dep. 08/10/2014, Soc.
Rentcar Chartering Gmbh, Rv. 261395).
Quindi, analogamente, può dirsi che, solo con riferimento ai capitali
rimpatriati, opera il c.d. scudo fiscale con la relativa immunità penale
per i reati fiscali previsti sia dall’art. 14 cit. sia dall’art. 8 cit.; mentre,
per il resto, rimane l’ordinaria rilevanza penale di condotte che nulla
hanno a che vedere con il trasferimento ed il possesso all’estero di
capitali (cfr. sentenza Sez. 3, Sentenza n. 28724/2011 cit.): da qui
l’insussistenza della dedotta violazione di legge essendo la predetta
causa di immunità inidonea ad escludere altre ipotetiche condotte di
reato anche in rapporto di connessione o di strumentalità con la
stessa.
6.

Ciò premesso, venendo al secondo motivo di doglianza relativo

allo specifico tema della pretesa violazione di legge nonché del vizio
di motivazione in relazione al provvedimento di sequestro preventivo
adottato nei confronti dell’indagato Bonetti Davide e quindi della
sussistenza del fumus e del periculum in relazione ai contestati reati
di associazione finalizzata al riciclaggio e di abusivo esercizio di
attività finanziaria e creditizia svolta attraverso operazioni di
reimpiego, ritiene il Collegio come il provvedimento impugnato non

6

possa affatto ritenersi carente di motivazione. Invero, nello stesso, si
evidenzia e si ribadisce l’esistenza di un grave quadro indiziario circa
la configurabilità di una “struttura associativa finalizzata al riciclaggio
e della provenienza illecita della somma di denaro sequestrata e della
quale la società fiduciaria (ndr., la Amphora Fiduciaria, di cui il
Bonetti è direttore generale) aveva rifiutato di fornire indicazioni …
dell’articolata composizione delle società, dell’utilizzo di paesi off-

controllanti quelle operanti in Italia evidentemente finalizzate ad
ostacolare lo svolgimento delle indagini svolte per accertare la
provenienza delle somme oggetto di mobilizzazione, dei
numerosissimi rapporti bancari di cui si è riscontrata la riconducibilità
alla stessa Smi Sa di S.Marino, identificabili nel serbatoio iniziale del
denaro fatto dapprima confluire all’estero mediante opache operazioni
societarie e poi reinvestito sul territorio italiano tramite mandati
fiduciari. Il periculum veniva individuato nella disponibilità degli
stessi, indicata come idonea ad aggravare le conseguenze del reato
commesso, vista anche l’incompletezza della documentazione fornita
dalla società fiduciaria e la disposta destinazione del denaro presso
istituti di credito aventi sede in paesi non soggetti alla normativa
comunitaria e la rilevanza degli importi trasferiti, tenuto conto della
possibile agevolazione di altri reati di riciclaggio …”.
7.

Infine, priva di legittimazione oltre che di interesse è la

censura con riferimento alla posizione di Mulazzani Giuseppe e di
Mulazzani Girolamo, che avrebbero rivendicato la titolarità delle
somme in sequestro, ponendosi i medesimi in posizione di terzietà
rispetto al sequestro e non avendo gli stessi fatto valere alcuna
pretesa in merito.
8.

Alla pronuncia consegue,

ex art. 616 cod. proc. pen., la

condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali

PQM

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deliberato in Roma, udienza in camera di consiglio del
17.11.2015

shore (S.Marino, Vanuatu, Madeira e Malta) quali sedi per le società

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