Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 49143 del 12/11/2015


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 49143 Anno 2015
Presidente: ROTUNDO VINCENZO
Relatore: RICCIARELLI MASSIMO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PROCURATORE GENERALE PRESSO CORTE D’APPELLO DI
FIRENZE
nei confronti di:
OUAZZANI TOUHAMI ABDELILAH N. IL 01/01/1978
BELMOUADDEN ABDESLAM N. IL 11/02/1976
inoltre:
OUAZZANI TOUHAMI ABDELILAH N. IL 01/01/1978
BELMOUADDEN ABDESLAM N. IL 11/02/1976
avverso la sentenza n. 721/2014 CORTE APPELLO di FIRENZE, del
30/06/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 12/11/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. MASSIMO RICCIARELLI
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. pp oz o C OlvFI I LL
che ha concluso per L jrlin 14 M (Sgaiti rod- p,Q? i( ca ies(

Data Udienza: 12/11/2015

RITENUTO IN FATTO

1. Ouazzani Touhami Adelillah e Belmouadden Abdeslam sono stati chiamati
a rispondere entrambi del delitto di cui agli artt. 110 cod. pen., 73 e 80 d.P.R. 9
ottobre 1990 n. 309, contestato al capo A), relativo alla detenzione illegale
nell’aprile 2012 in un appartamento sito in Prato di kg 27,11 di hashish, kg.
1,115 di cocaina ed ancora di g. 123 di cocaina, nonché il solo Ouazzani di
autonomi delitti ex art. 73 d.P.R. 309 del 1990, contestati ai capi B) e C), relativi

la recidiva specifica per Belmouadden.
Con sentenza del 30/6/2014 la Corte di Appello di Firenze ha parzialmente
riformato la sentenza di condanna pronunciata con rito abbreviato dal Giudice
per le indagini preliminari del Tribunale di Prato in data 29/5/2013, ritenendo
l’aggravante di cui all’art. 80 d.P.R. 309 del 1990 solo in relazione alla
detenzione dell’hashish e rideterminando per entrambi gli imputati la pena in
anni 4 mesi 2 di reclusione ed euro 24.000,00 di multa.

2. Ha presentato ricorso il Procuratore Generale presso la Corte di Appello di
Firenze.
2.1. Con il primo motivo denuncia l’omessa applicazione dell’art. 81, comma
1, cod. pen., in relazione al capo A): la Corte nel rideterminare la pena, tenendo
conto della pronuncia n. 32 del 2014 della Corte Costituzionale e del ripristino
della distinzione tra droghe pesanti e droghe leggere, a fronte della contestuale
detenzione di droghe di diverso tipo, aveva omesso di computare l’aumento della
pena base a titolo di concorso formale, inerendo la condotta alla detenzione sia
di cocaina sia di hashish.
2.2. Con il secondo motivo deduce difetto di motivazione e violazione dei
criteri di cui all’art. 133 cod. pen.: la Corte territoriale era partita da una pena
base pari al minimo edittale per la detenzione di un quantitativo superiore ad un
chilogrammo di cocaina ed a ventisette chilogrammi di hashish, senza
argomentare la riduzione della sanzione rispetto a quella più elevata da cui era
partito il primo Giudice.

3. Ha presentato ricorso anche il difensore dell’imputato Ouazzani.
3.1. Con il primo motivo deduce inosservanza ed erronea applicazione della
legge penale e processuale agli effetti dell’art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc.
pen.
In particolare si contesta l’applicazione dell’aggravante di cui all’art. 80,
comma 2, d.P.R. 309 del 1990 in relazione all’hashish: muovendo dal principio
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a detenzione e cessione fino all’aprile 2012 di piccoli quantitativi di cocaina, con

affermato dalle Sezioni Unite della Suprema Corte nella sentenza n. 36258 del
2012, si sarebbe dovuto valutare il superamento della soglia stabilita, pari a
2000 volte il valore soglia tabellare, e compiersi inoltre una valutazione
discrezionale circa la concreta sussistenza dell’aggravante; nel caso di specie
era risultato che il principio attivo era pari al 10% del complessivo dato
ponderale lordo e che inoltre l’imputato era soggetto giovane e privo di
precedenti; inoltre era stato considerato il valore soglia di 500 indicato per la
sostanza del tipo hashish, valore poi sostituito con quello di 1000 con d.m. 4

ritenere che in concreto il valore fosse inferiore a quello desumibile dalla soglia
stabilita dal legislatore.
3.2. Con il secondo motivo denuncia mancanza, contraddittorietà e
manifesta illogicità della motivazione agli effetti dell’art. 606, comma 1, lett. e),
cod. proc. pen., censurandosi la genericità e illogicità della motivazione in punto
di mancata concessione delle attenuanti generiche.
La Corte, omettendo di argomentare in ordine alle specifiche doglianze,
aveva comunque trascurato l’incensuratezza dell’imputato e la sua corretta
condotta processuale, dovendosi tener conto che solo attraverso le attenuanti di
cui all’art. 62 bis cp può adeguarsi la pena al caso particolare.

4. Ha presentato inoltre ricorso il difensore dell’imputato Belmouadden.
4.1. Con il primo motivo deduce omessa, contraddittoria e manifestamente
illogica motivazione in relazione al riconoscimento della responsabilità concorsale
dell’imputato.
A fronte di quanto argomentato dalla Corte territoriale sulla base di una
serie di elementi il ricorrente segnala che i contatti con l’Ouazzani erano dipesi
dall’acquisto di g. 104 di cocaina che sarebbero dovuti rivendersi a marocchini
provenienti da Bologna, che il possesso della somma non comprovava la
codetenzione dell’hashish, che parimenti irrilevanti si sarebbero dovuti ritenere la
disponibilità di permesso di soggiorno falso e di tre telefoni cellulari; osserva
ancora che non erano stati provati gli elementi tipici del concorso di persone, non
sapendo il Belmouadden quale stupefacente, in quale quantità e dove fosse
nascosto in casa dell’Ouazzani; non era stato spiegato perché mai il
Belmouadden non fosse stato chiamato a rispondere di singole condotte di
spaccio e perché mai per contro non fosse stato dato credito alla deposizione del
coimputato che aveva escluso che il Belmouadden fosse comproprietario della
sostanza. Era stato inoltre taciuto che il Belmouadden non aveva possibilità di
accedere liberamente all’immobile.

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agosto 2006, successivamente annullato dal TAR del Lazio, dovendosi peraltro

4.2. Con il secondo motivo denuncia omessa, contraddittoria e manifesta
illogica motivazione motivazione in ordine all’aggravante dell’ingente quantità ex
art. 80 d.P.R. 309 del 1990.
I parametri fissati nella richiamata sentenza delle Sezioni Unite avrebbero
dovuto valere in negativo, dovendo comunque il Giudice motivare sulla
sussistenza dell’aggravante; inoltre i parametri fissati nella citata sentenza non si
sarebbero potuti considerare operanti, essendo ormai superato il dettato del
d.m. 11 aprile 2006; al contrario si sarebbero dovuti utilizzare i canoni in

mercato, all’incidenza sul bene giuridico e all’incremento del pericolo per la
salute pubblic,a in relazione al consumo di un rilevante numero di
tossicodipendenti, fermo restando che la giurisprudenza aveva anche individuato
un parametro di 50 kg per le droghe leggere con principi attivi di media purezza.
4.3. Con il terzo motivo denuncia omessa motivazione sulla confisca del
denaro sequestrato.
L’appello aveva dedotto anche la richiesta di restituzione della somma
sequestrata, a fronte della confisca disposta dal primo giudice, senza specifica
motivazione, ma la Corte territoriale si era limitata a confermare la sentenza, a
sua volta senza motivare sul punto.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Si impone preliminarmente l’esame del primo motivo di ricorso
dell’imputato Belmouadden, che risulta fondato.
1.1. Già nei motivi di appello erano stati indicati elementi idonei ad una
divaricazione delle posizioni dei due imputati, almeno con riguardo all’hashish.
Si tratta di elementi che sono stati posti a fondamento del ricorso, in quanto
su di essi non è intervenuta una specifica motivazione della Corte territoriale.
1.2. Va invero rilevato che quest’ultima ha riproposto la motivazione del
primo giudice, incentrata sul fatto che i controlli della P.G. avevano condotto
all’individuazione di un appartamento nel quale erano presenti due nordafricani, i
quali utilizzavano due vetture e uno scooter: tali vetture venivano utilizzate sia
dal Belnnouadden sia dal fratello di lui, che ne era intestatario, e su di esse era
talvolta trasportato anche Naimi Hassan, altro nome di Ouazzani.
Il successivo controllo aveva portato al rinvenimento di circa 104 grammi di
cocaina in possesso di Belmouadden, nonché di circa 27 chilogrammi di hashish
e di un’ulteriore rilevante quantità di cocaina, presenti nell’appartamento, oltre
che di telefoni cellulari, di una somma di euro 300,00 e di un’altra somma di
euro 800,00 di pertinenza di Ouazzani.
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precedenza individuati dalla giurisprudenza in ordine alla saturazione del

Nell’abitazione in cui dormiva da qualche tempo Belmouadden presso un
connazionale in Pistoia era stata rinvenuta la somma di euro 14.000,00.
Inoltre era risultato che un connazionale, tale Aboumussa Youssef, aveva
telefonato al cellulare del Belmouadden, già sequestrato, rivelando che stava
giungendo da Bologna con euro 5.000,00 allo scopo di acquistare stupefacenti.
1.3. Orbene, è stato posto in luce dal ricorrente che la Corte, se da un lato
ha valorizzato elementi del tutto irrilevanti, quali il rinvenimento di un permesso
di soggiorno falso, dall’altro ha omesso di considerare che Ouazzani si era

direttamente dell’appartamento in cui viveva Ouazzani, tanto che, per quanto
emerso, il predetto dormiva da un connazionale a Pistoia.
1.4. Ed invero, se la motivazione della Corte, conforme a quella del primo
giudice, risulta idonea a spiegare il coinvolgimento del Belmouadden nel traffico
riguardante la cocaina e dunque il suo concorso nella detenzione del relativo
quantitativo, essendosi fatto leva del tutto correttamente sul rinvenimento di un
non modesto quantitativo di cocaina in possesso del predetto, sul fatto che a
detto ricorrente era giunta la telefonata dell’Aboumussa, che recava la somma di
euro 5.000,00, per acquisto di sostanze stupefacenti, e ancora sul rinvenimento
nell’abitazione in cui il Belmouadden dormiva di una somma assai rilevante (pari
ad euro 14.000,00) della cui disponibilità non è stata fornita adeguata
spiegazione alternativa, appare evidente che è mancata una puntuale
motivazione in ordine alla spiegazione del ritenuto concorso del Belmouadden
anche nella detenzione dell’hashish recuperato nell’abitazione di pertinenza di
Ouazzani.
La coerente valutazione degli indizi, riguardanti il coinvolgimento nel traffico
di cocaina, non può essere invero automaticamente spesa in senso totalizzante,
al fine di attribuire al Belmouadden anche la detenzione dell’hashish, essendo
mancata l’enunciazione di elementi sintomaticamente rappresentativi della
consapevolezza da parte di Belmouadden della presenza anche di tale sostanza e
non essendo stata fornita puntuale risposta agli interrogativi posti dalla difesa,
relativi alla posizione assunta da Ouazzani e soprattutto al fatto che
Belmouadden dormiva altrove, elemento quest’ultimo, che determina una
frattura nella linearità del ragionamento utilizzato dalla Corte territoriale e fra
l’altro fa venire alla luce un profilo di contraddittorietà tra l’assunto iniziale
incentrato sul riferimento ad un determinato appartamento, che viene
prospettato essere nella comune disponibilità di entrambi, e la successiva presa
d’atto della circostanza che il Belmouadden dormiva presso un connazionale a
Pistoia.

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assunto la parternità della droga e che il Belmouadden non disponeva

D’altro canto non è stata fornita una risposta neppure al quesito se il
Belmouadden disponesse almeno delle chiavi dell’appartamento di Prato.
In presenza di tali vizi della motivazione si impone una rivalutazione della
posizione del Belmouadden con riguardo alla detenzione dell’hashish, tenendo
conto anche di quanto si dirà in seguito in ordine alla configurabilità per questa
parte di un autonomo reato.

2. Venendo ora all’esame del primo motivo di ricorso dell’imputato Ouazzani,

del 1990, questione dedotta anche dal secondo motivo del Belmouadden, deve
rilevarsi che lo stesso è infondato.
2.1. La Corte territoriale ha correttamente applicato detta aggravante con
esclusivo riguardo alla detenzione dell’hashish.
A tale conclusione è pervenuta tenendo conto della sentenza n. 32 del 2014
della Corte costituzionale che, dichiarando costituzionalmente illegittima la
disciplina introdotta dalla legge 49 del 2006, nella parte in cui aveva modificato
l’art. 73 d.P.R. 309 del 1990, ha ripristinato il regime previgente, in base al
quale si distinguevano le condotte penalmente rilevanti, a seconda che
riguardassero le c.d. droghe pesanti ovvero le c.d. droghe leggere, per le quali si
applicava il quarto comma dell’art. 73 e la sanzione, assai più mite, ivi
contemplata.
In effetti in conseguenza della sentenza della Corte costituzionale è stata
reintrodotta la duplicità dei reati di cui al primo e al quarto comma dell’art. 73,
quando in precedenza, nel caso di detenzione mista di sostanze stupefacenti di
diversa specie, cioè sia pesanti sia leggere, si reputava ravvisabile un unico
reato.
2.2. Quanto al criterio adottato, la Corte ha fatto corretta applicazione del
principio elaborato dalle Sezioni Unite della Cassazione (Cass. Sez. U. n. 36258
del 24/5/2012, Biondi, rv. 253150), in forza del quale l’aggravante non è di
norma ravvisabile quando la quantità sia inferiore a 2000 volte il valore massimo
in milligrammi (valore soglia) determinato per ogni sostanza nella tabella
allegata al d.m. 11 aprile 2006, ferma restando la discrezionale valutazione del
giudice di merito quando tale quantità sia superata.
Ed invero risulta dalla sentenza di primo grado che, relativamente
all’hashish, era presente principio attivo pari a 2.005,10 grammi, sufficiente per
la preparazione di circa 80.204 dosi droganti.
Ciò significa che il valore soglia, correttamente determinato tenendo conto
del valore di 500 e non di quello di 1000, introdotto con d.m. 4 agosto 2006, poi
annullato, era superato non di 2000 volte bensì di 4010 volte.
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riguardante l’aggravante dell’ingente quantità ex art. 80, comma 2, d.P.R. 309

Si tratta di dato autosufficiente, al fine di attestare la configurabilità
dell’aggravante, venendo in considerazione un superamento del valore soglia
tanto rilevante da non necessitare di esplicitazioni aggiuntive, diversamente da
quanto si sarebbe potuto pretendere nel caso di quantitativo rispetto al quale il
valore indicato fosse stato superato in misura marginale.
D’altro canto va chiarito che «per effetto dell’espressa reintroduzione della
nozione di quantità massima detenibile, ai sensi del comma primo bis, dell’art.
75, d.P.R. n. 309 del 1990, come modificato dalla legge 16 maggio 2014, n. 79,

validità i criteri basati sul rapporto tra quantità di principio attivo e valore
massimo tabellarmente detenibile, al fine di verificare la sussistenza della
circostanza aggravante della ingente quantità, di cui all’art. 80, comma secondo,
d.P.R. n. 309 del 1990» (Cass. Sez. 6, n. 6331 del 4/2/2015, Berardi, rv.
262345).

3. Atteso l’annullamento con rinvio della sentenza impugnata in ordine alla
detenzione dell’hashish contestata a Belmouadden, il primo motivo di ricorso del
Procuratore Generale viene valutato con riguardo alla posizione di Ouazzani.
Lo stesso è fondato.
3.1. Deve premettersi che secondo la Corte costituzionale «quanto agli
effetti sui singoli imputati, è compito del giudice comune, quale interprete delle
leggi, impedire che la dichiarazione di illegittimità costituzionale vada a
detrimento della loro posizione giuridica, tenendo conto dei principi in materia di
successione di leggi penali nel tempo ex art. 2 cod. pen., che implica
l’applicazione della norma penale più favorevole al reo» (Corte cost. n. 32 del
2014).
In sostanza deve applicarsi la disciplina che risulta più favorevole,
quand’anche possa corrispondere a quella reputata incostituzionale.
3.2. Si è già detto che per effetto della sentenza della Corte costituzionale è
stata ripristinata la configurabilità di due reati distinti.
Ciò potrebbe dare luogo a risultati meno favorevoli all’imputato, ove lo
stesso si trovi esposto al rischio di irrogazione non più di una sola pena, bensì di
due, sia pur con il limite riveniente dall’applicazione dell”art. 81 cod. pen.
Puntualmente è stato di recente affermato (Cass. Sez. U. n. 22471 del
26/2/2015, Sebbar El Mostafa, in motivazione) che «che lo sdoppiamento delle
fattispecie (in caso di “droga mista”) non potrà risolversi in danno dell’imputato,
rimanendo quindi immutata la “pena unica”…[…]..applicata, all’epoca, sul
presupposto della equipollenza tra i due tipi di sostanze stupefacenti».

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di conversione, con modificazioni, del D.L. 20 marzo 2014, n. 36, mantengono

Ma se ciò vale nel caso di reato non circostanziato o nel caso in cui la
circostanza riguardi entrambi le fattispecie, divenute autonome, diverse
conclusioni debbono invece trarsi allorché la circostanza, applicata in precedenza
sulla pena base unitaria, risulti invece applicabile solo alla fattispecie minore,
conseguendone una pena base diversa.
In questo caso il trattamento più favorevole deve essere valutato in
concreto, in relazione alla pena che potrebbe discendere da un lato
dall’applicazione per intero della disciplina precedente con la pena base unitaria,

declaratoria di incostituzionalità, con l’applicazione dell’aggravante al solo reato
meno grave e con la determinazione di una pena unitaria ai sensi dell’art. 81
cod. pen.
Inoltre, venendo in rilievo una riqualificazione in sede di appello, si deve
tener conto anche del divieto di reformatio in peius, dettato dall’art. 597, comma
3, cod. proc. pen. per il caso in cui sia appellante il solo imputato.
3.3. Nel caso di specie si trattava di contestuale detenzione di sostanze
stupefacenti del tipo cocaina e del tipo hashish
Per la detenzione di hashish è ora prevista la pena della reclusione da anni
due ad anni sei e la pena della multa, pena che per effetto dell’aggravante può
essere aumentata dalla metà a due terzi, quindi fino ad un massimo di anni
dieci, oltre la multa.
La detenzione della cocaina, senza aggravanti, era punita con la reclusione
da sei anni a venti anni, mentre per effetto della declaratoria di
incostituzionalità è punita con reclusione da anni otto ad anni venti, oltre la
multa.
Non v’è dubbio dunque che debba considerarsi reato più grave, anche
nell’ambito della disciplina del concorso formale o del reato continuato, quello
previsto dall’art. 73, comma 1, d.P.R. 309 del 1990, pur con riferimento alla
disciplina anteriore alla sentenza n. 32 del 2014 della Corte costituzionale.
Sta di fatto che, a prescindere dalla diminuente processuale di cui all’art.
442 cod. proc. pen., il primo giudice aveva determinato la pena per Ouazzani,
prima della continuazione con i reati di spaccio sub B) e C), in anni nove e multa,
in concreto muovendo dalla pena base minima di anni sei, aumentata del
minimo, cioè della metà, per effetto dell’aggravante.
Poiché non vi era stata impugnazione del P.M. tale pena non avrebbe potuto
essere aumentata, neanche nei singoli segmenti, dovendosi dunque ritenere che
per la cocaina non circostanziata non potesse muoversi da una pena diversa da
quella di anni sei.

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aumentata per effetto dell’aggravante, e dall’altro dalla disciplina riveniente dalla

Peraltro in tale prospettiva l’eliminazione dell’aggravante comportava un
risultato favorevole, compatibile, sempre in termini di favore, con l’applicazione
di una pena imputabile all’ulteriore reato aggravato, tenendo conto del criterio
moderatore di cui all’art. 81 cod. pen., imposto, come segnalato anche dal
Procuratore Generale ricorrente, dalla contestualità della detenzione: in altre
parole, confrontando il regime previgente e quello sopravvenuto, risultava
comunque più favorevole questo secondo, potendosi modulare la pena in modo
diverso dall’applicazione automatica dell’aumento per l’aggravante, fissato in

In ogni caso si sarebbe dovuto assicurare non solo un risultato in concreto
favorevole, derivante dalla declaratoria di incostituzionalità, ma anche il rispetto
del divieto di reformatio in peius.
Di qui la necessità dell’applicazione di un aumento, imputato alla detenzione
aggravata dell’hashish, da calcolarsi sulla pena base per il reato di detenzione di
cocaina e peraltro in modo che non fosse in concreto superata la pena
complessiva di anni nove e multa per la duplice detenzione.
In tal senso il ricorso del Procuratore Generale merita accoglimento,
derivandone l’annullamento con rinvio per nuovo esame sul punto.

5. Proprio sulla scorta dell’analisi fin qui condotta risulta infondato il secondo
motivo di ricorso del Procuratore Generale, giacché la determinazione della pena
era ormai legata a parametri legalmente determinati, in virtù del divieto di
reformatio in peius: la Corte territoriale ha infatti determinato la pena in base
allo stesso parametro utilizzato dal primo Giudice, eliminando la quota di essa
imputabile all’aggravante eliminata.
Resta salva la necessità dell’aumento ex art. 81 cod. pen. nei termini
appena delineati.

6. E’ inammissibile il secondo motivo di ricorso di Ouazzani.
La doglianza relativa alla mancata concessione delle attenuanti generiche è
sostenuta da argomentazioni generiche, che non si confrontano in alcun modo
con la motivazione adottata dalla Corte territoriale che ha dedicato un nitido
passaggio (pag. 7) al tema delle attenuanti generiche.

7. Inammissibile è infine il terzo motivo di ricorso di Belmouadden inerente
al tema della confisca.
A fronte di una generica richiesta di restituzione del denaro in sequestro,
contenuta nell’atto di appello, che non teneva conto del significato attribuito dal
primo Giudice al rinvenimento del denaro, quale elemento attestante il
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misura predeterminata.

coinvolgimento del Belmouadden nell’illecito traffico e al quale, in assenza di
qualsivoglia idonea spiegazione alternativa, avrebbe dovuto ineluttabilmente
seguire a quel punto la confisca del profitto, ai sensi dell’art. 12 sexies d.l. 8
giugno 1992 n. 306, convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 1992 n.
356, la Corte di appello ha a sua volta ribadito il significato attribuibile al
rinvenimento di una somma di denaro elevata, comprovante il coinvolgimento
del ricorrente nello spaccio di sostanze stupefacenti.
Trattandosi di doglianza genericamente formulata, priva di qualsivoglia

si è dunque limitata ad asseverare la cornice fattuale, nell’ambito della quale ha
confermato la sentenza di primo grado, necessariamente includente anche la
confisca.
Non incide su tale valutazione l’annullamento con rinvio disposto con
riguardo alla detenzione dell’hashish, che non vale ad escludere il ruolo del
Belmouadden nel traffico di cocaina.
Non può dunque invocarsi in questa sede la semplice mancanza di
motivazione, in assenza di specifiche deduzioni in ordine ai presupposti della
confisca, comunque emergenti dal complesso della motivazione adottata sia dal
primo Giudice che dalla Corte di appello.

8. In definitiva, salvo l’annullamento con rinvio sui punti indicati, i ricorsi
vanno rigettati nel resto, con condanna di Ouazzani al pagamento delle spese
processuali.

P. Q. M.

Annulla la sentenza impugnata con riferimento alla detenzione dell’hashish
ascritta a Belmouadden Abdeslam e con riferimento alla mancata applicazione
dell’aumento di pena per la continuazione con la detenzione dell’hashish per
Ouazzani Touhami Abdelilah e rinvia per nuovo giudizio su detti punti a diversa
sezione della Corte di appello di Firenze. Rigetta nel resto i ricorsi e condanna
Ouazzani al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma, il 12/11/2015

Il Consigliere estensore

Presidente

correlazione con la motivazione della sentenza appellata, legittimamente la Corte

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