Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 49046 del 20/05/2015


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Ord. Sez. 7 Num. 49046 Anno 2015
Presidente: VECCHIO MASSIMO
Relatore: MAZZEI ANTONELLA PATRIZIA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
DI CARA UMBERTO N. IL 15/07/1985
avverso la sentenza n. 410/2013 CORTE APPELLO di PALERMO, del
05/02/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ANTONELLA
PATRIZIA MAZZEI;

ut:

Data Udienza: 20/05/2015

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 5 febbraio 2014 la Corte di appello di Palermo ha
confermato la sentenza del Tribunale della sede, in data 20 giugno 2012,
con la quale Di Cara Umberto è stato condannato, esclusa la circostanza
aggravante di cui all’art. 7 legge n. 203 del 1991, alla pena di anni due e
mesi otto di reclusione, per aver prestato assistenza a Pilo Pietro,
appartenente ad associazione di tipo mafioso, al quale forniva schede

comunicare con gli altri partecipanti alla medesima associazione criminale;
in Palermo fino al 6 dicembre 2009.

2. Avverso la predetta sentenza ha proposto ricorso per cassazione il Di
Cara personalmente il quale deduce violazione di legge e vizio della
motivazione con riguardo alla confermata sussistenza dell’elemento
psicologico del reato, mentre le risultanze istruttorie avvalorerebbero la
buona fede del Di Cara, ignaro della mafiosità del soggetto favorito, Pilo, e
inconsapevole della destinazione delle schede telefoniche da lui cedute (e
non vendute) al Pilo al compimento di attività illecite ovvero al
mantenimento dei contatti del Pilo con i propri sodali dietro lo schermo
dell’anonimato.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è inammissibile perché, al di là del titolo dato ai motivi
formulati, propone in realtà censure di merito non consentite nel giudizio di
legittimità.
La Corte di appello, con motivazione adeguata e coerente, immune da
vizi logici e giuridici, e, perciò, insindacabile in questa sede, ha confermato
la penale responsabilità dell’imputato per il delitto ascrittogli, integrato nei
suoi componenti oggettivo e soggettivo, come già riconosciuto dal Tribunale
in primo gado.
A tale legittima valutazione del giudice di merito il ricorrente si limita a
contrapporre la propria diversa lettura dei dati istruttori, in chiave di
alternativa interpretazione degli elementi decisionali che non è consentita
davanti al giudice di legittimità, tranne i casi di grave patologia della
motivazione per mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità,
palesemente insussistenti nella fattispecie.

1

telefoniche fittiziamente intestate a cittadini stranieri e, quindi, mezzi per

2. Alla dichiarazione di inammissibilità consegue, ai sensi dell’art. 616,
comma 1, cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali e, in mancanza di elementi atti ad escludere la colpa nella
determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost., sent. n. 186 del
2000), anche la condanna al versamento a favore della cassa delle
ammende di una sanzione pecuniaria che pare congruo determinare, tra il
minimo ed il massimo previsti, in euro mille.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento
delle spese processuali e al versamento della somma di mille euro alla cassa
delle ammende.
Così deciso il 20/05/2015.

P.Q.M.

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA