Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 49030 del 20/05/2015


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Ord. Sez. 7 Num. 49030 Anno 2015
Presidente: VECCHIO MASSIMO
Relatore: MAZZEI ANTONELLA PATRIZIA

Data Udienza: 20/05/2015

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
ECH CHABBAK ABDERRAHMAN N. IL 01/01/1982
avverso la sentenza n. 5012/2012 GIP TRIBUNALE di VERONA, del
22/07/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ANTONELLA
PATRIZIA MAZZEI;

\A
/

clif

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza pronunciata il 22 luglio 2014 ai sensi dell’art. 444 cod.
proc. pen., il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Verona ha
applicato ad Ech Chabbak Abderrahman, con le circostanze attenuanti
generiche, la pena di anni quattro, mesi otto e giorni venti di reclusione, per
il reato continuato di tentato omicidio di Martins 3emina Babale e di porto

2. Avverso la predetta sentenza ha proposto ricorso a questa Corte di
cassazione l’imputato personalmente, il quale, con unico motivo, deduce
violazione di legge e mancanza di motivazione con riguardo all’omessa
verifica di ricorrenza di cause di non punibilità a norma dell’art. 129 cod.
proc. pen.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è inammissibile.
Va premesso che l’applicazione della pena su richiesta delle parti è un
meccanismo processuale in virtù del quale l’imputato ed il pubblico
ministero si accordano sulla qualificazione giuridica della condotta
contestata, sulla concorrenza di circostanze, sulla comparazione fra le
stesse e sull’entità della pena. Da parte sua il giudice ha il potere-dovere di
controllare l’esattezza dei menzionati aspetti giuridici e la congruità della
pena richiesta e di applicarla, dopo aver accertato che non emerga in modo
evidente una delle cause di non punibilità previste dall’art. 129 cod. proc.
pen.
Ne consegue che -una volta ottenuta l’applicazione di una determinata
pena ex art. 444 cod. proc. pen.- l’imputato non può rimettere in
discussione profili oggettivi o soggettivi della fattispecie, perché essi sono
coperti dal patteggiamento.
Tanto premesso, la Corte osserva che il motivo di ricorso è
manifestamente infondato, atteso che il giudice, nell’applicare la pena
concordata, si è, da un lato, adeguato a quanto contenuto nell’accordo
intervenuto fra le parti, apprezzando la congruità della pena pattuita; e,
dall’altro, ha escluso la sussistenza dei presupposti di cui all’art.129 cod.
proc. pen., alla stregua delle fonti di prova puntualmente indicate in
sentenza.

ingiustificato di un’arma da taglio, in Legnago, il 5 aprile 2012.

Tale motivazione, avuto riguardo alla speciale natura dell’accertamento
in sede di applicazione della pena su richiesta delle parti, appare
pienamente adeguata ai parametri richiesti per tale genere di decisioni,
secondo la costante giurisprudenza di legittimità (si vedano, tra le altre,
Sez. U, n. 5777 del 27/03/1992, dep. 15/05/1992, Di Benedetto, Rv.
191134 e 191135; Sez. U, n. 10372 del 27/09/1995, dep. 18/10/1995,
Serafino, Rv. 202270; Sez. U, n. 11493 del 24/06/1998, dep. 03/11/1998,

2. Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue, ai sensi
dell’art. 616, comma 1, cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali e, in mancanza di elementi atti ad
escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte
Cost., sent. n. 186 del 2000), anche al versamento a favore della cassa
delle ammende di una sanzione pecuniaria, che si stima equo determinare
in euro millecinquecento.

P. Q. M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento
delle spese processuali e al versamento della somma di millecinquecento
euro alla cassa delle ammende.
Così deciso il 20/05/2015.

Verga, Rv. 211468).

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA