Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 48919 del 13/11/2015


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 48919 Anno 2015
Presidente: CONTI GIOVANNI
Relatore: VILLONI ORLANDO

SENTENZA

sui ricorsi proposti da:

1) CENTAURO Francesco, n. Catania 1.4.1965
2) STRAMONDO Rosario, n. Catania 11.6.1950
3) BRUNO Maurizio, n. Catanzaro 30.6.1964
4) FERLITO Lucio, n. Catania 19.7.1980
5) VINCIGUERRA Ferdinando, n. Catania 13.11.1974
avverso la sentenza n. 791/C della Corte d’Appello di Catania del 17/03/2015

esaminati gli atti e letti i ricorsi ed il provvedimento decisorio impugnato;
udita in pubblica udienza la relazione del consigliere, dott. Orlando Villoni;
udito il pubblico ministero in persona del sostituto P.G., d.ssa P. Filippi, che ha concluso per
l’annullamento con rinvio in relazione ai ricorsi proposti da Centauro e Strannondo; per il
rigetto dei ricorsi proposti da Bruno, Ferlito e Vinciguerra;

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Data Udienza: 13/11/2015

uditi i difensori dei ricorrenti – avv. Giuseppe Magnano per iZ~ii 2°; avv. Alfredo Gaito
per il 3°; avv. Mario Cardillo per il 4°; avv. Ignazio Danzuso per il 5° – i quali hanno insistito
per l’accoglimento dei ricorsi rispettivamente patrocinati

RITENUTO IN FATTO

1. Con la sentenza impugnata, la Corte d’Appello di Catania, a seguito di annullamento par-

distinte sentenze rispettivamente del 29/02/2012 relativa agli imputati Centauro, Stramondo,
Ferlito e Vinciguerra e del 12/10/2012 concernente l’imputato Bruno, ha confermato quella
emessa dal GIP del locale Tribunale in data 18/07/2008.
In particolare, la Corte territoriale ha ribadito la pena ivi stabilita in continuazione a carico di
Centauro e Stramondo nella misura di nove mesi di reclusione ed € 3.000,00 di multa ciascuno
in ordine al reato di detenzione di cocaina loro ascritto (artt. 81 cpv., 110, cod. pen., 73 d.P.R.
n. 309 del 1990, capo D-bis dell’imputazione), ritenendo tale condotta diversa da quelle per cui
gli imputati avevano riportato distinte condanne per lo stesso titolo di reato (detenzione di gr.
115 di cocaina accertato in data 09/11/2004 per Centauro e di 1 kg. circa di cocaina accertato
il 17/11/2004 per Stramondo), così respingendo la richiesta di dichiararlo estinto per ne bis in
idem ai sensi dell’art. 649 cod. proc. pen.
La Corte territoriale ha, inoltre, negato il riconoscimento:
a) dell’ipotesi del fatto di lieve entità di cui al comma 5 dello stesso art. 73 in favore dello
imputato Vinciguerra (capo D-bis) in considerazione della complessiva gravità degli addebiti a
suo carico;
b) delle circostanze attenuanti generiche in favore degli imputati Bruno (artt. 110, cod. pen.,
73 d.P.R. n. 309 del 1990, capo E-bis) e Ferlito (artt. 74 st. d.P.R. e 110 cod. pen., 2 e 4 I. n.
895 del 1967, capi E ed E-quinquies) a motivo della ritenuta assenza di indici di segno positivo
atti a consentire l’applicazione dell’art. 62-bis cod. pen.

2. Avverso la sentenza hanno proposto distinti ricorsi gli imputati, i quali deducono:

2.1 Centauro e Stramondo, vizio di motivazione riguardo all’eccezione di violazione del principio del ne bis in idem, sostenendo l’insussistenza di ulteriori attività di cessione di sostanze
stupefacenti, desumibili dalle conversazioni telefoniche intercettate, rispetto a quelle oggetto
dei precedenti giudizi celebrati a loro carico: in tal modo la sentenza impugnata è incorsa nello
stesso vizio già rilevato nelle sentenze di annullamento parziale.

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ziale di precedente sua decisione disposto da questa Corte di Cassazione, Sezione Seconda con

2.2 Bruno e Ferlito, violazione di legge e vizio di motivazione dolendosi, con diversi accenti, e
Bruno anche con motivi nuovi depositati il 22 ottobre 2015, della mancata concessione delle
circostanze attenuanti generiche.

2.3 Vinciguerra, mancanza e contraddittorietà della motivazione riguardo alla non riconosciuta diversa qualificazione in iure della condotta ascrittagli ai sensi dell’art. 73, comma 5

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. I ricorsi proposti dai ricorrenti Centauro, Stramondo e Vinciguerra sono fondati e vanno accolti nei termini di seguito indicati, mentre si rivelano infondati quelli presentati dai ricorrenti
Bruno e Ferlito.

2. Ricorsi Centauro e Stramondo.

Questo Collegio ritiene fondata la doglianza formulata da tali ricorrenti circa l’assenza di una
reale motivazione idonea a dare conto dell’esistenza di concrete attività di cessione di sostanze
stupefacenti, desumibili dalle conversazioni telefoniche intercettate, diverse ed ulteriori rispetto
a quelle oggetto dei precedenti giudizi celebrati a loro carico, dovendosi di conseguenza ritenere che la sentenza impugnata sia incorsa nello stesso vizio già rilevato nelle sentenze di
annullamento parziale.
Il Centauro ha riportato sentenza di condanna del GUP di Catania in data 07/07/2007 (irrevocabile il 28/02/2007) per fatto accertato nella notte tra 1’8 ed il 9/11/2004 contestualmente
al suo arresto in flagranza per la detenzione di gr. 115 di cocaina.
Lo Stramondo ha riportato sentenza di condanna del GUP di Catania in data 18/07/2007
confermata in appello in data 10/01/2006 (irrevocabile il 26/01/2006) per fatto accertato il
17/11/2004 contestualmente al suo arresto in flagranza per la detenzione di 1 kg. circa di cocaina.
Le condotte ascritte ai ricorrenti nell’ambito del presente giudizio attengono, invece, a fatti o
per meglio dire a conversazioni telefoniche intercettate in epoca antecedente al loro rispettivo
arresto, ciò che ha consentito alla Corte territoriale di ritenere gli stessi dediti ad un’attività di
cessione di sostanze stupefacenti (cocaina) avente i caratteri della continuità e della regolarità, come tale manifestatasi in vari episodi (pagg. 4-5 sentenza) ontologicamente diversi da
quelli per cui avevano riportato precedente condanna e per la cui ribadita affermazione di responsabilità non v’è stata violazione del divieto del

bis in idem di cui all’art. 649 cod. proc.

pen.

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d.P.R. n. 309 del 1990.

A sostegno della ritenuta diversità ontologico – materiale delle condotte, la Corte territoriale
ha valorizzato il contenuto di frasi estrapolate da alcune conversazioni intercettate, tra cui
quella del 06/11/2004 ore 19,49 intercorsa tra Centauro ed un non meglio identificato Giovanni (Gio.; ‘ah … me lo puoi fare mandare più tardi da Paolo?’ Cen.: ‘Tu manda il coperto
perché non te ne do’ più! … Sei coperto? … Manda ‘sti cosi, perché non te ne mando’) ed altra
intervenuta tra gli stessi conversanti (Cen.: “Ma quanti siete che state mangiando? … due
persone state mangiando? … sono quattro, capito? Per portare il mangiare’ e ‘Questa sera mi
devi portare di documenti’).

plificativo un brano della conversazione intercorsa con tale Carmelo Costanzo alle ore 19,25 del
30 aprile 2004 (Cos.: ‘Io stasera ho un banchetto al ristorante da me … Tu sei ancora aperto o
… hai chiuso? Io il banchetto l’ho stasera … io fra un ora passavo’; Str.: ‘e vedi che ti serve …
salsiccia … costate di maiale … quando passi da qua, la guardiamo, se è dura come la carne’) e
richiamato il sunto del contenuto di altre intercorse con vari coimputati aventi, fra l’altro, ad
oggetto conteggi di somme di denaro ed affari economici comuni (pag. 4 sent.).
Tanto premesso, non è di certo censurabile la ricordata valutazione che i ricorrenti fossero
coinvolti in una collaudata attività di traffico di stupefacenti, come il loro arresto ha poi
confermato.
Risulta, invece, censurabile la circostanza che sulla base del mero contenuto di dette telefonate, allusivo o criptico come riconosciuto dagli stessi giudici d’appello, possa essere condotta
una corretta valutazione in ordine all’eventuale identità del fatto ai sensi e per gli effetti
dell’art. 649 cod. proc. pen.
Detto altrimenti, poiché ai fini di tale valutazione deve tenersi conto dell’elemento materiale
del reato nelle sue note componenti essenziali di condotta, evento e nesso causale nonché
delle circostanze di tempo e di luogo del fatto, considerati sia nella loro dimensione storico naturalistica che giuridica (giurisprudenza assolutamente costante, v. la più recente tra le decisioni massimate Sez. 2, sent. n. 19712 del 06/02/2015, Alota e altri, Rv. 263543), integra
motivazione solo apparente ritenere che il richiamo alla collaudata attività di traffico di stupefacenti cui gli imputati erano dediti prima del rispettivo arresto possa esaurire l’operazione di
comparazione tra gli elementi costitutivi dei fatti – reato a confronto richiesta dall’art. 649 cod.
proc. pen.
Del resto, dalle citate telefonate non è dato punto comprendere quale fosse la specifica condotta e in particolare la qualità e la quantità di sostanze stupefacente cui i conversanti stessero
facendo riferimento né tantomeno desumerne la successiva verificazione e cioè a dire se al
manifestato intento di voler commettere un reato di traffico di stupefacenti abbia fatto seguito
una corrispondente condotta materiale.
Resta la diversità dell’epoca di consumazione dei vari reati, pienamente accertati in tutti i loro
componenti quelli oggetto delle precedenti condanne ed invece carenti nei termini ora indicati

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Analogamente ha ritenuto quanto a Stramondo, per il quale è stato riportato a titolo esem-

quelli meramente ipotizzabili in base ai risultati delle operazioni di captazione.
Ne discende che una rigorosa valutazione dell’eccezione di ne bis in idem sollevata dai ricorrenti nei termini anzidetti non può che comportare l’annullamento senza rinvio della decisione
impugnata sul punto per la ragione indicata in dispositivo, attesa l’impossibilità di altre valutazioni basate sul materiale probatorio valorizzato a tal fine dalla Corte territoriale.

3. Ricorso Vinciguerra

La Corte territoriale ha negato a tale ricorrente il riconoscimento dell’ipotesi del fatto di lieve

siva gravità dei fatti ascrittigli (pag. 7 sentenza), attesone il pieno coinvolgimento ‘nella rilevante attività di spaccio di sostanza stupefacente posta in essere in concorso con il Centauro e
lo Stramondo’ e considerato il tipo di sostanza (cocaina) trattata, costituendo entrambi ‘elementi che militano a far ritenere Io stesso inserito nel circuito degli abituali spacciatori di
sostanza stupefacente’ (pag. 8 sentenza).
In altre parole, l’applicazione del più mite trattamento sanzionatorio è stato negato a causa
della ripetizione delle condotte, denotante una stabile dedizione dell’imputato alla illecita attività.
Tanto premesso, vale ricordare che a dispetto del mutato inquadramento giuridico fornitone
dalla giurisprudenza di questa Corte di legittimità, che oggi la qualifica fattispecie autonoma di
reato in seguito alle novelle di cui alle leggi n. 10 e n. 79 del 2014 (per tutte, v. tra le più
recenti decisioni massimate, Sez. 6, sent. n. 15642 del 27/01/2015, Driouech, Rv. 263068),
non è, in realtà, mai cambiato il presupposto per la sua applicabilità.
Esso consiste in un complessivo connotato di minima offensività della condotta, desumibile
da plurimi indici obiettivi quali il dato qualitativo e quantitativo delle sostanze psicotrope considerate, i mezzi, le modalità e le circostanze dell’azione, con la conseguenza che ove uno di
tali indici risulti negativamente assorbente, ogni altra considerazione resta priva di incidenza
sul giudizio (per tutte e da ultimo v. Sez. 3, sent. n. 23945 del 29/04/2015, Xhihani, Rv.
263651).
La Corte territoriale ha, però, fondato la valutazione di esclusione della sussistenza della
ipotesi del fatto di lieve entità sostanzialmente sulla ripetitività degli episodi di cessione, rivelatrice dell’esistenza di un fenomeno di consolidato traffico di stupefacenti coinvolgente anche il
ricorrente, ancorché l’imputazione mossagli (capo D-bis, la stessa formulata nei confronti di
Centauro e Stramondo) riguardi, come anzidetto, quantità e (nonostante la formale contestazione anche) qualità imprecisate di dette sostanze.
Orbene, quello dalla reiterazione delle condotte in addebito costituisce elemento di valutazione sicuramente riconducibile al concetto di ‘circostanze dell’azione’ presente nel dettato normativo, ma deve essere coordinato con altro dato normativo parimenti presente nella disciplina
sugli stupefacenti, rappresentato dall’art. 74, comma 6 dello stesso d.P.R. 309 del 1990.

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entità di cui all’art. 73, comma 5 d.P.R. n. 309 del 1990 motivandola sulla base della comples-

A mente di/tale previsione, quando l’associazione finalizzata al traffico illecito è costituita al
fine di commettere i fatti descritti dal comma 5 dell’art. 73 trovano applicazione non già le incisive sanzioni previsti dai precedenti commi 1, 2, 3 e 4, bensì quelle meno gravi di cui all’art.
416 cod. pen.
E’ dunque lo stesso legislatore a stabilire che l’associazione può essere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di fatti – reato di minima offensività, il che vuol dire che la
mera pluralità di tali illeciti non osta al fatto che gli stessi restino ontologicamente fatti di lieve
entità.
L’interpretazione qui propugnata non è del resto nuova, dacché altre decisioni adottate da

può essere legittimamente esclusa in ragione della reiterazione nel tempo di una pluralità di
condotte di cessione della droga, prescindendo in tal modo da una valutazione di tutti i parametri dettati in proposito dall’art. 73, comma 5 / d.P.R. n. 309 del 1990 (Sez. 6, sent. n. 21612
del 29/04/2014, Villari e altro, Rv. 259233; Sez. 6, n. 29250 del 01/07/2010, Moutawakkil,
Rv. 249369) e dall’altro, che lo svolgimento di attività di spaccio di stupefacenti non occasionale ma continuativo non è incompatibile con l’attenuante della lieve entità del fatto, come si
desume proprio dall’art. 74, comma 6 / dello stesso Decreto (Sez. 4, sent. n. 1736 del
27/11/1997, Fierro, Rv. 210161; Sez. 6, sent. n. 6615 del 14/02/1994, Greco, Rv. 199198
nonché con precisazioni Sez. 6, sent. n. 5415 del 10/03/1995, Corrente ed altri, Rv. 201644).
In definitiva, il connotato dell’occasionalità non costituisce indice indefettibile di minima
offensività della condotta, essendo compatibile con la sua ripetizione nel tempo.
D’altro canto, la riconducibilità di reati in materia di stupefacenti inseriti in un contesto di
traffico al dettaglio all’ipotesi del fatto di lieve entità non implica affatto una riposta debole
dell’ordinamento, ove si consideri la diversificata possibilità di determinazione del trattamento
sanzionatorio in funzione della forbice tra minimo e massimo edittale di pena previsto dalla
attuale versione dell’art. 73, comma 5 d.P.R. n. 309 del 1990 in sinergia con l’istituto della
continuazione.
Tutto ciò premesso, spetterà alla Corte territoriale, cui gli atti vanno rinviati per nuovo giudizio sul punto, tenere conto del principio sopra enunciato nella rivalutazione delle condotte in
addebito.

4. Ricorsi Bruno e Ferlito

Risultano, invece, destituiti di fondamento i ricorsi proposti dai predetti ricorrenti.
I precedenti annullamenti con rinvio riguardavano, infatti, esclusivamente il difetto di motivazione in ordine alla concedibilità delle circostanze attenuanti generiche (sentenze Cass. Sez.
2 del 29/02/2012 per Ferlito e del 12/10/2012 per Bruno).
Sul punto, la Corte territoriale in sede di rinvio mostra, invece, di avere speso congrue e pertinenti argomentazioni riferite alla gravità della condotta, ai precedenti penali ed i reati successivamente commessi dal Bruno nonché all’intervenuta sottoposizione a sorveglianza speciale
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questa Corte di legittimità hanno ritenuto, da un lato che l’ipotesi del fatto di lieve entità non

del Ferlito (pag. 9 sent. impugnata), a sostegno della ribadita determinazione di negare ad entrambi il riconoscimento delle attenuanti stesse, non condivisa e della quale si dolgono i ricorrenti.

5. All’accoglimento delle impugnazioni proposte da Centauro, Strannondo e Vinciguerra consegue l’annullamento della sentenza impugnata senza rinvio per i primi due ricorrenti ed il rinvio ad altra sezione della Corte territoriale per il Vinciguerra sul punto che lo riguarda; al rigetto dei ricorsi proposti da Bruno Maurizio e Ferlito Lucio segue, come per legge, la condanna

P. Q. M.

annulla senza rinvio la sentenza impugnata nei confronti di Centauro Francesco e Stramondo
Rosario perché l’azione penale non poteva essere esercitata per precedente giudicato.
Annulla la medesima sentenza nei confronti di Vinciguerra Ferdinando sul punto relativo alla
configurabilità della fattispecie di cui all’art. 73, comma 5 d.P.R. n. 309 del 1990 e rinvia ad altra
sezione della Corte d’Appello di Catania per nuovo giudizio.
Rigetta i ricorsi proposti da Bruno Maurizio e Ferlito Lucio, che condanna al pagamento delle
spese processuali.

Roma, 13/11/ 15
Il Presidente
Giovanni Conti

di detti ricorrenti al pagamento delle spese processuali.

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